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Se la storia si beve un caffè Così com’è

Il locale di via Machiavelli a cavallo del tempo 110 anni trascorsi tra politica, arte e carnevale

VIAREGGIO. Ci sono imprese che fanno la storia. E imprese – nel senso di aziende – che invece la storia preferiscono abitarla. Fanno meno rumore, ma sono più longeve: neppure le guerre mondiali, il fascismo, le stragi o le crisi economiche riescono sfrattarle dal tempo. È il caso del “Caffè Così com’è”, locale al numero 97 di via Machiavelli, che si trova lì da 110 anni: «Anche qualcosa in più – raccontano orgogliosi i giovani gestori Martina e Andrea Berti, membri di quella famiglia che da quattro generazioni gestisce l’attività. Questo è il loro giorno: la Camera di commercio ha deciso di dare un riconoscimento alle imprese “over 60” e loro, che sono i giovani titolare dell’impresa più vecchia di Viareggio, saranno protagonisti.

È l’occasione giusta, dunque, per fare un po’ di storia: era il 1903 quando Raffaello Berti, comandante di lungo corso che aveva navigato fino a Capo Horn, decise di buttare l’ancora a Viareggio e di aprire un’attività: il “Caffè Così com’è”. «Poco dopo, a lui si unì il nostro bisnonno Guido – raccontano i giovani Berti – Entrambi avevano girato il mondo per mare, a bordo dei famosi “barcobestia”», Era questo il nome dato ai velieri realizzati dai maestri d’ascia viareggini che toscanizzarono l’espressione inglese the best boat. Il battesimo del locale si porta dietro queste storie di naviganti:«“Così com’è”, infatti, era il nome di una barca che “Lello” aveva incontrato in Sardegna – raccontano Martina e Andrea – Chissà perché volle darlo anche a questo locale». In principio era un’osteria molto frequentata dagli artisti viareggini: c'erano i pittori delle marine Giovanni Murri, Paltrinieri, Alfredo Catarsini e molti altri. «Non Viani – racconta Martina, 25 anni, che evidentemente conosce bene la storia di famiglia – Lui aveva aderito al regime di Mussolini mentre qui, durante il Ventennio venivano solo gli antifascisti e facevano le loro riunioni».

Arte, politica, sport e Carnevale (il Caffè è punto di ritrovo dei Burlamatti): c’è un po’ di tutto nella storia secolare del Caffè così com’è: dal bancone di via Machiavelli i Berti ne hanno viste di tutti i colori. C’è stata anche Amelia, moglie di Guido e figlia di Giovanni Rossani, un garibaldino che aveva partecipato con Nino Bixio allo sbarco dei Mille. Nel ’32, invece, entrò in servizio Vittoriano Berti, figlio di Guido, che rimase dietro il banco fino al 1962, quando il suo posto fu preso dalla moglie Lidia Benedetti. Ma la storia i Berti non l’hanno solo vista passare: ogni tanto l’hanno anche ospitata, offrendogli un buon caffè (si dice sia tra i migliori di Viareggio). «Seduto a questi tavoli Lelio Maffei ha buttato giù le parole di “Su la Coppa di Champagna”, l’inno del Carnevale e della città intera – spiega Andrea – Oppure c’è la stata volta in cui qui venivano a far colazione i campioni della juventus trapattoniana Scirea, Prandelli (attuale ct, ndr) e Bonini: mio padre mi racconta che arrivarono di notte con una Mini minor e fecero un gran fracasso. Affittarono casa proprio qui davanti e tutte

le mattine venivano a prendere il caffè da noi». Storie di un tempo passato che possono essere assaporate sorseggiando lo speciale caffè con la crema o un ponce particolare: la ricetta fu inventata dal fondatore del locale e non a caso si chiama ponce zio Lello.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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