Mascheroni venduti, denunciati 3 carristi

La Fondazione formalizza la querela penale nei confronti di Alfredo Ricci, Eleonora Francioni e Antonio Mastromarino

    di Claudio Vecoli

    VIAREGGIO. Appropriazione indebita. Con l'aggravante che oggetto del reato è materiale di proprietà pubblica. E' la pesante accusa con la quale nei giorni scorsi la Fondazione Carnevale ha sporto denuncia penale nei confronti di tre costruttori: Alfredo Ricci, Eleonora Francioni e Antonio Mastromarino.

    La vicenda risale all'inizio dello scorso maggio, quando un camion venne bloccato da carabinieri e polizia municipale all'interno della Cittadella con un carico di pezzi di carri destinati al Carnevale di Cento e ad altri Carnevali del Nord Italia. Ad accorgersi di quanto stava accadendo e a chiedere l'intervento delle forze dell'ordine, quel giorno, fu proprio il presidente della Fondazione, Alessandro Santini. Che, avvisato del camion sospetto che stava facendo un carico di cartapesta, accorse sul posto e bloccò la spedizione non autorizzata. Secondo la ricostruzione fatta dalla Fondazione Carnevale, i tre costruttori denunciati avrebbero consegnato all'autista del camion – dipendente di una ditta di trasporti emiliana – dei mascheroni in cambio di un compenso. Operazione che però è illegale visto che i carri realizzati dai vari costruttori, una volta concluse le sfilate, restano di proprietà della Fondazione Carnevale. Che, di conseguenza, è l'unico ente che può venderli (o regalarli, come è accaduto in questi giorni proprio al Carnevale di Cento colpito dal terremoto).

    L'episodio sollevò un autentico vespaio di polemiche. Sia fra i costruttori che fra carristi e Fondazione. Anche perché tutto avvenne proprio pochi giorni prima delle elezioni comunali di Camaiore (alle quali Alessandro Santini partecipava come candidato del Pdl). “Si è voluto fare pubblicità elettorale alle spalle dei carristi”, dissero in molti. Mentre la categoria si divise fra gli integralisti che chiedevano provvedimenti nei confronti dei tre costruttori e chi invece parlava di un malcostume diffuso (comunque da condannare).

    Al di là del polverone di quei giorni, la brutta storia sembrava essersi chiusa lì. Con i tre carristi che per altro chiesero pubblicamente scusa per l'episodio sostendendo che i mascheroni erano stati ceduti a titolo gratuito. Qualche giorno fa, però, Palazzo delle Muse ha deciso di formalizzare la denuncia nei confronti dei tre costruttori. Che adesso rischiano grosso, visto che si apre la strada verso un possibile processo penale.

    22 settembre 2012

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