Nove quintali di pesci morti nei canali

Manca l’ossigeno e la salinità delle acque è pari a quella del mare. Riunione urgente convocata dal Consorzio di bonifica

    di Donatella Francesconi

    VIAREGGIO. Nove quintali di pesci morti, per un totale di 28 sacchi riempiti: è il bilancio della giornata di ieri nelle acque dei fossi della Migliarina. Non accenna a diminuire la moria di pesci nei canali della Versilia. Ed un lettore ci ha inviato la foto che mostriamo: una papera morta nella Fossa dell’Abate, con l’acqua di un colore decisamente inquietante. «La situazione di emergenza in cui versano le acque dell'intera rete idrica del territorio gestito da Consorzio di Bonifica è tale da ritenere opportuna la convocazione di tutti gli assessori all'ambiente dei dieci Comuni e delle tre Province del comprensorio di bonifica». Così il Consorzio che ha convocato per domattina un incontro nel corso del quale «i tecnici del Consorzio illustreranno la situazione in cui versano i corsi d'acqua dell'intero comprensorio, con il supporto dei dati dei campionamenti eseguiti dal biologo Paolo Ercolini. Lo scopo è sia quello di fare il punto sulla situazione, ma anche di mettere sul tavolo qualche idea per concordare azioni comuni da prendere in caso di necessità».

    Ad occuparsi della mori di pesci ieri è stata anche l’Agenzia regionale per l’ambiente: «Dai primi accertamenti effettuati sul campo - si legge nel comunicato diffuso ieri - è stato possibile individuare nella notevale carenza di ossigeno, verosimilmente provocata sia dalle elevate temperature che dall'abbassamento dei livello delle acque, una delle cause principali della moria. A partire dalla giornata del 20 agosto è stata rilevata sul Fosso Poggio alle Viti, che segna il confine tra i comuni di Viareggio e Massarosa, un'ingente moria di fauna ittica. La seconda in Versilia nel giro di pochi giorni. Il fenomeno è stato rilevato prevalentemente nelle vasche di carico delle idrovore gestite dallo stesso Consorzio. Gli esemplari colpiti appartenevano sia a specie di acqua dolce (carpe, anguille, pesci gatto, ecc.) che di acque salmastre, quest'ultime appartenenti alla famiglia mugilidi».

    Le carcasse soo state inviate dalla polizia provinciale al Laboratorio ittiologico dell'Istituto zooprofilattico di Pisa per gli accertamenti del caso. Arpat dal canto suo ha provveduto ad effettuare i campionamenti delle acque con l'obiettivo di individuare possibili cause della moria. Il pronto intervento del Consorzio di bonifica ha consentito recuperare anche consistenti quantitativi di anguille sopravvissute alla moria che, di concerto con i competenti uffici provinciali, verranno traslocate in altri ambienti più idonei.». Operazione che è stata eseguita nel pomeriggio di ieri, ad opera dello stesso Consorzio.

    Ieri, dai campionamenti effettuati alle 9 dal biologo del Consorzio, risultava che il livello dell'ossigeno era prossimo allo zero (0,29 mg/l) con una temperatura di 28,7° e un grado di salinità di 3350 mS, praticamente la salinità delle acque salmastre. «La situazione è ancora grave e non ci sono azioni da poter mettere in campo purtroppo - spiega il commissario del Consorzio, Fortunato Angelini - se non quella di immettere acqua fresca, cosa che stiamo cercando di fare con gli irrigatori accesi ininterrottamente da ieri mattina. Ma ciò che è più grave è che analoghe condizioni sono registrate su tutto il comprensorio di bonifica gestito dal Consorzio. L'assenza di pioggia (l'ultima precipitazione risale al 11 giugno) e la persistente calura determinano una condizione difficile per la qualità dei liquidi dei canali interni, dove le acque sono per natura stagnanti».

    22 agosto 2012

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