«Mallegni senior a capo della cricca»

Dure richieste del pm: sette anni per l'ex sindaco, otto per il padre

    di Luca Cinotti  PIETRASANTA. Mario, il padre e la mente. Massimo, il figlio, il sindaco e l'esecutore. Sono loro due, Mallegni senior e junior, i due fuochi intorno ai quali è ruotata l'associazione a delinquere che - secondo l'accusa - per cinque anni avrebbe fatto il bello e cattivo tempo negli affari e nella politica. Per loro il pubblico ministero Salvatore Giannino ha chiesto, ieri mattina al termine di una requisitoria di poco più di due ore, le pene più alte: otto anni di carcere per Mario Mallegni, sette per Massimo Mallegni. Entrambi sono stati considerati promotori dell'associazione a delinquere e questo si spiega la richiesta di pena più alta rispetto agli altri partecipanti: l'ex assessore ai lavori pubblici Alfredo Benedetti (cinque anni e sei mesi) e gli imprenditori Franco Fantechi, Marco Fantechi e Giuseppe Coluccini: per loro Giannino vuole due anni e nove mesi di reclusione.  Cinque anni di affari. «È stato un puzzle che si è ricomposto - ha esordito il pm nella sua requisitoria - facendo emergere una condotta che, dal 2001 al 2005, incideva su aspetti che niente avevano a che fare con gli interessi economici: si andava oltre, condizionando anche i controlli e la politica. E Mario Mallegni è il vertice dell'associazione, mentre Massimo era l'esecutore». Mario Mallegni, secondo l'accusa, aveva una sorta di diritto di veto sulla formazione della giunta, e partecipava anche alle riunioni in Comune.  Chi si aspettava un'arringa-fiume, a cinque anni e mezzo dagli arresti e dopo decine di udienze, è comunque rimasto deluso: il pubblico ministero ha consegnato ai giudici e agli avvocati una memoria di 163 pagine, che contiene i riferimenti alle deposizioni dei testi, agli interrogatori nelle indagini preliminari e - soprattutto - alle intercettazioni telefoniche e ambientali. Perché è evidente come l'architrave dell'inchiesta allora condotta da Domenico Manzione riposi in gran parte sulle conversazioni degli imputati fra di loro e con terze persone. A partire dal primo capo di imputazione, quello dei mobbing nei confronti dei vigili urbani "dissidenti", per i quali il pm ha chiesto la condanna a un anno e sei mesi per l'ex comandante della municipale Roberto Buratti e a nove anni per l'ex capo di gabinetto Adamo Bernardi. Un filone che l'accusa ha riportato quasi di prepotenza all'interno della cornice dell'associazione a delinquere, spiegando che l'abolizione dei controlli era funzionale agli affari dei cosiddetti "furbetti della marina". E sono le conversazioni intercettate a supportare le richieste del pm: come quella di Amos Paoli (parte civile) con un collega, dove si dice che si fa di tutto «per ridurre al massimo i controlli su edilizia e ambiente». «C'era - ha rincarato la dose Giannino - un'influenza fortissima del sindaco sulla polizia municipale, al punto di fare pedinamenti su chi non si allineava».  Il mattone. Buona parte della requisitoria è stata dedicata agli affari dell'edilizia, vero cuore dell'inchiesta e della presunta corruzione. A favore - ovviamente - del gruppo di imprenditori radunato intorno a Mario Mallegni. Fondamentale, su questo versante, il ruolo dell'allora dirigente all'urbanistica Dante Galli, per il quale sono stati chiesti tre anni di reclusione. Anche se - ha detto Giannino - «a volte appariva più come una vittima». Galli è coinvolto in due delle tre vicende di urbanistica. La prima è quella del comparto 51: oltre a Galli, ai Mallegni, a Franco Fantechi e a Coluccini vi sono coinvolti Maria Maddalena Galeotti (otto mesi di reclusione) e Pier Luigi Galleni (un anno). Per questa vicenda (che comprende anche la presunta concussione nei confronti di Giorgio Masi, proprietario di uno dei terreni interessati) Giannino ha rimarcato come il contrasto fra Mallegni figlio e il padre sulla costruzione di Rta sarebbe stata, in realtà, una simulazione. Infine, è stata chiesta la condanna a un anno e quattro mesi e a 5mila euro di multa per gli imprenditori Francesco, Giulio e Severino Mosca: per loro l'accusa è stata variata da riciclaggio a ricettazione: avrebbero infatti comprato dai furbetti i terreni "oggetto della corruzione".  Per il capitolo Balfin, invece, il pubblico ministero ha chiesto la condanna a due anni e 4 mesi per l'imprenditore delle vernici Giuliano Baldini e a un anno e mezzo per il suo uomo di fiducia (nonché assessore a Porcari) Emanuele Carrara. La terza vicenda "edilizia" è quella della gara per via Ficalucci: oltre agli imputati già citati, è stata chiesta la condanna a un anno e otto mesi per Euro Bolognesi, a due anni e nove mesi per il tecnico Gabriele Ferrari e a due anni e 4 mesi per il funzionario comunale Antonio Benedetti, responsabile del procedimento.  Le altre richieste. Condanne (con due eccezioni) anche per gli altri imputati "minori" del processo: un anno e nove mesi per Giuseppe Del Soldato (Lotti costruzioni); un anno e quattro mesi per l'ex assessore Alessandro Alessandrini e per il tecnico comunale Stefano Taccola, implicati nel voto di scambio (opere pubbliche come contropartita al sostegno alle elezioni); un anno per Carlo Moschetti; otto mesi per Gianfranco Lenzi; un anno, infine, per i vigili Adone Beluffi e Roberto Barattini. Chiesta la condanna anche di tutte le società implicate.  Assoluzioni. L'unica imputazione per la quale il pm non ha chiesto condanne è stata quella per gli incarichi: sono a un passo dall'uscire dal processo Lucio Del Raso e Massimo Dalle Luche, accusati solo per questa vicenda.  

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    12 luglio 2011

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