di Matteo Tuccini
OLOCAUSTO. Anche i bambini tra le vittime della follia nazista
Chissà come c'è finita la piccola Grazia. Chissà cosa avrà pensato, quando sono venuti quegli uomini in divisa a strapparla ai suoi affetti. Chissà che le sarà passato per la mente, mentre affrontava il lungo viaggio da Viareggio alla Germania. E non sappiamo, né sapremo mai, quali sono stati i suoi ultimi pensieri in quei pochi istanti prima che la sua breve vita di bambina si spegnesse. È il mistero incentrato su una piccola di 9 anni, Grazia Anna Maria Petri, deceduta il 19 ottobre del 1945 (cioè a guerra abbondantemente conclusa) e sepolta nel cimitero militare di Francoforte sul Meno, a simboleggiare la tragedia di 53 persone. Versiliesi, in gran parte militari, deportati dai nazisti nei campi di lavoro e di concentramento del Reich, morti - di fame, di stenti o giustiziati perché volevano scappare - e poi tumulati in Germania, Austria e Polonia. Che cosa unisce questi nomi? Il sottile filo della memoria. Strappato negli anni dopo la guerra, quando i loro parenti li hanno cercati a lungo senza poterne piangere i resti. E ricucito da Roberto Zamboni, un artigiano di Verona che - partendo dalla vicenda dello zio Luciano, morto a 22 anni nel campo di Flossenburg - ha recuperato i nominativi di migliaia di italiani che le loro famiglie credevano, nel migliore dei casi, dispersi. Zamboni ha creato un blog (www.robertozamboni.com) sui "dimenticati di Stato". Già, perché come Zamboni scrive spesso era compito dello Stato avvertire i familiari del fatto che padri, fratelli, zii e cugini avevano ricevuto degna sepoltura.
Anche anziani. La maggior parte di queste persone sono soldati deportati per lavorare, ma ci sono anche alcuni anziani e - appunto - una bambina, il che fa presupporre si trattasse anche di ebrei.
«Si può riavere i propri cari». L'elenco della Versilia e dell'intera provincia di Lucca è stato inviato da Zamboni al comitato provinciale dell'Associazione famiglie dei caduti e dispersi in guerra. «Per avere maggiori informazioni - afferma il presidente Franco Della Latta - i parenti possono contattarci allo 0584 989283 e sapere come fare per riavere i loro cari. È infatti possibile, scrivendo al Commissariato per le onoranze ai caduti in guerra, avviare la pratica per il rimpatrio della salma». A proposito della procedura, esiste una controversia sul fatto che le spese per il rimpatrio dei soldati morti debbano essere a carico dello Stato. Su questo tema esiste una proposta di legge in discussione al Senato.
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26 aprile 2011