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Il caso movida divide bar e ristoranti

C'è chi invoca «il rispetto delle regole» e chi pensa ai possibili affari

 PIETRASANTA. La movida notturna nel centro storico piace meno che niente all'amministrazione Lombardi. «Non fa parte della nostra cultura e della nostra tradizione» è il pensiero del sindaco che, ovviamente, apre un fronte di discussione. «Ben vengano i giovani: il sindaco se ne farà una ragione. La crisi ci sta tagliando le gambe e se abbiamo la fortuna di ritrovarci in dote, nel weekend, qualche centinaio di ragazzi evitiamo di farci del male allontanandoli».  Parole che lasciano poco spazio all'interpretazione che provegono da un esercente con attività fra le mura cittadine.  Ma il fronte, ristoranti-bar, a ben guardarlo, non è così granitico. «La questione posta da Lombardi - spiega Michele Bartoli, titolare del bar Pietrasantese di piazza Duomo - è condivisibile. Il centro storico, da tradizione, non è votato alla ressa e al caos giovanile notturno. Però, al tempo stesso, non bisogna esagerare nei timori: le attività hanno bisogno di lavorare, anche il mio bar, da qualche settimana a questa parte, il sabato sera chiude i battenti più tardi vista la crescente presenza di clienti e questo non può non farmi piacere. Bisogna evitare che la situazione degeneri, che i rumori e la sporcizia prendano il sopravvento, questo si. La qualità di Pietrasanta, alla fine, va tutelata».  L'amministrazione comunale, d'intesa con la polizia municipale, ha messo nel mirino tre zone ben precise: piazzetta Crispi, piazza Duomo, piazza Carducci e, più marginalmente, la Corte Lotti. Sedi dove l'assembramento, all'esterno dei locali, cresce di volta in volta.  «Le regole ci sono e vanno rispettate. Stop. Il resto sono chiacchiere. Se bevi in mezzo alla strada, o fai troppo rumore e butti le bottiglie e la carta per terra, siamo in presenza di un'infrazione e questo non va bene. Dal mio punto di vista - afferma Valentina Salvadori, referente dell'Associazione le vie dl Centro e ancora della Confcommercio -. Pietrasanta deve puntare sulla qualità e meno sulla quantità. Ciò non toglie che bisogna anche lavorare e che se tutti rispettano le norme allora non vedo ragione per allontanare le comitive di giovani che stanno invadendo il centro storico».  Fenomeno giovanile da gestire, quello della movida notturna, è la raccomandazione di Simone Andreano, titolare del ristorante Il Posto: «Un mio cliente, di recente, mi ha fatto vedere la foto di un bar del centro, datata anni '70, dove sull'esterno erano presenti centinaia di clienti. Insomma, a seconda del periodo, Pietrasanta è sempre stata presa d'assalto. In questi ultimi mesi la movida nel centro è innegabile: c'è qualche disagio quindi in più, in termini di rumori e sporcizia, ma parliamo di situazioni rimediabili. Certo, Pietrasanta ha ben altre tradizioni e peculiarità, ma non facciamo l'errore di rendere impossibile la presenza dei giovani. Serve una regolamentazione efficace e magari qualche provvedimento, come la pedonalizzazione di aree più critiche, leggi piazza Carducci».  Lapidario Enzo Grassi, portavoce dell'Associazione residenti del centro storico. «Cito solo un episodio: sabato scorso, all'una e mezzo di notte, è dovuta intervenire una pattuglia della Polizia, perché un gruppo di giovani, in preda ai fumi dell'alcool, si divertivano a gridare, a sdraiarsi in mezzo alla strada, a danneggiare alcune piccole conche e ancora a sporcare. Situazioni che si ripetono ciclicamente ogni fine-settimana, Nel
centro ci sono 1.700 residenti: qualcosa va fatto, in termini di tutela del vivere civile e della sicurezza, perché altrimenti si rischia una fuga della gente da quella che una volta era veramente una località ideale dove abitare».  

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