Per il pm aveva accusato direttamente il fascista Marcello Casella. Il legale: «Ricorreremo in appello»
di L.C.
VIAREGGIO. Due mesi di reclusione (con pena sospesa) per un caso che risale a quasi ottant'anni fa. Ieri il tribunale di Perugia ha condannato lo scrittore viareggino Divier Nelli, accusato per diffamazione per le accuse contenute nel suo libro del 2004 "Falso binario" e relative all'omicidio di Ottavio Barsottelli, avvenuto nel settembre del 1931. Una sentenza che Nelli e il suo avvocato sperano di ribaltare in appello. Nel suo volume, Nelli non si occupava direttamente dell'omicidio Barsottelli. Piuttosto il protagonista, un maresciallo dei carabinieri lo ricostruisce in parallelo a un altro omicidio, contemporaneo e del tutto inventato. Simili, infatti - e tremende -, le circostanze: la vittima era stata legata ai binari e fatta travolgere da un treno. La rivelazione avviene proprio nel finale: il maresciallo, infatti, si convince che colpevole dell'omicidio Barsottelli sarebbe stato Marcello Casella, noto fascista viareggino, giustiziato dai partigiani nell'estate del 1944. Un'accusa che non è piaciuta ai familiari di Casella, che prima hanno fatto ritirare il libro dagli scaffali delle librerie della provincia di Lucca e poi hanno denunciato lo scrittore per diffamazione. Alla fine del processo, andato avanti per cinque anni, il pubblico ministero aveva chiesto una pena assai più pesante per Nelli: otto mesi di reclusione senza la concessione dei benefici. «Proprio per questo siamo moderatamente soddisfatti della sentenza» spiega il legale dello scrittore, Aldo Lasagna. Che annuncia anche (dopo il deposito delle motivazioni) il ricorso in appello: «Forniremo i documenti storici che tratteggiano negativamente la figura di Casella - anticipa l'avvocato -. Si tratta, in particolare delle note redatte all'epoca dalla polizia». La linea sottesa alle argomentazioni difensive, infatti, è che all'epoca le indagini vennero insabbiate perché avrebbero compromesso persone importanti. Alla fine del delitto vennero ritenuti colpevoli Fausto Zappelli e Ferruccio Mauri (riconosciuti da Barsottelli prima di morire), poi graziati nel 1959 dal presidente Gronchi. Prima ancora di entrare nel merito, però, Lasagna ripresenterà alcune eccezioni. Fra le quali quella per spostare il processo dalla corte d'appello di Perugia a quella di Firenze.
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12 giugno 2010