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STRAGE DI VIAREGGIO/ LE VITTIME

Rachid Moussafar

Rachid Moussafar, avrebbe compiuto venticinque anni il 15 settembre, originario del Marocco, resinatore navale in una ditta di Bicchio, la notte del disastro ferroviario era a cena con altri quattro amici nella casa di via Ponchielli dove viveva con i due cugini. Di quelle cinque persone che si trovavano a tavola - lui, i cugini e due ragazze dell’Ecuador - soltanto una si è salvata e sta lottando contro la morte al centro ustioni di Cisanello. Le altre quattro sono tutte morte in seguito alle ustioni riportate.

Rachid era entrato in Italia nel gennaio 2007 grazie ad un contratto stagionale firmato con una azienda dell’Aquila, in Abruzzo. Poi il giovane operaio marocchino si era trasferito a Viareggio, dove ha trovato lavoro come resinatore in una ditta navale con sede a Bicchio. La notte del disastro, Rachid e il cugino Abdellatif Boumalhaf , 33 anni, avevano organizzato una cena per il ritorno a Viareggio di Nouredine Boumalhaf , 29 anni, fratello di Abdellatif e cugino di Rachid, rientrato dal Marocco proprio il 29 giugno. Alla cena erano presenti anche le due ragazze dell’Ecuador con cui i tre giovani marocchini avevano diviso la casa di via Ponchielli: Oliva Magdalena Cruz Ruiz , 40 anni, e Elisabeth Silva Guadalupe, l’unica sopravvissuta.

I cinque amici stavano cenando tutti insieme in allegria, quando il vagone-cisterna è improvvisamente esploso. Le fiamme hanno investito tutti e cinque, ma nessuno è morto sul colpo. Abdellatif e Nouredine, i due fratelli, appena arrivati al pronto soccorso dell’ospedale Versilia, sono stati trasferiti rispettivamente a Massa e Carrara, dove sono morti nel giro di un paio di giorni.

Oliva Magdalena è invece rimasta nel reparto di rianimazione del Versilia, dove è deceduta dopo ventiquattro ore di agonia (ma a causa delle ustioni su tutto il corpo, per alcuni giorni non è stato possibile riconoscerla).

Elisabeth, invece, è stata trasferita al centro ustioni di Cisanello, a Pisa, dove è deceduta dopo qualche giorno.

Di Rachid, invece, si erano perse le tracce. Il giovane, una volta accompagnato al pronto soccorso, nel caos di quella notte era stato ricoverato in rianimazione. Irriconoscibile, senza che al suo corpo agonizzante fosse abbinata una identità,

per alcuni giorni è risultato essere una sorta di fantasma. Anche quando, alcune ore dopo, il suo cuore ha smesso di battere. E questo malgrado gli amici della comunità magrebina continuassero a segnalare la sua assenza. Solo con l’arrivo della sorella dal Marocco, la verità è venuta a galla.

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