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Vai alla pagina su La strage di Viareggio

Quel viaggio incontro alla morte

Per lui doveva essere il viaggio della speranza. E invece è andato inconsapevolmente incontro alla morte. Ha il sapore amaro della beffa la storia di Nourreddin Boumalahaf, trentaquattro anni, marocchino, uno dei due nuovi morti di ieri

VIAREGGIO. Per lui doveva essere il viaggio della speranza. E invece è andato inconsapevolmente incontro alla morte. Ha il sapore amaro della beffa la storia di Nourreddin Boumalahaf, trentaquattro anni, marocchino, uno dei due nuovi morti di ieri (l'altra è Aziza Abou Talib, di cui parliamo a pagina 3). Lunedì, quel maledetto ultimo lunedì di giugno, Nourreddin si è infatti imbarcato sul volo Marrakech-Malpensa per raggiungere il fratello Abdelaiatif a Viareggio. Un volo di poche ore (e molti chilometri) con cui abbandonava la terra natia in cerca di fortuna nella ricca Italia, solo scalfita - per chi la guarda dal Nord Africa - dalla recente crisi economica. Il suo sogno - raccontano gli amici che ieri pomeriggio si sono radunati intorno all'obitorio dell'ospedale «Versilia» - era quello di trovare un lavoro. E, forse già entro l'anno, sposarsi con la sua fidanzata, rimasta ad aspettarlo in Marocco.
Chissà se nel viaggio in treno (già, in treno...) che da Milano lo ha portato a Viareggio avrà avuto modo di rimettere mentalmente in ordine i suoi sogni di emigrante. Certo è che quando alla stazione ha riabbracciato il fratello, Nourreddin era felice. Armato dei pochi bagagli che si è portato con sé, ha attraversato i binari per raggiungere la casa di via Ponchielli che avrebbe dovuto ospitarlo per un po'. Lui, il fratello e le due ragazze dell'Ecuador che vivevano nella modesta abitazione in affitto, hanno cenato insieme. Quasi una festa di ricongiungimento per Nourreddin e Abdelaiatif. Poco prima di mezzanotte, però, il drammatico finale. Prima il suono sinistro del deragliamento del treno merci, poi l'odore del gas, infine le fiamme e le esplosioni che hanno devastato tutto. Nourreddin è stato investito in pieno da una lingua di fuoco che lo ha ridotto ad una torcia umana, con ustioni di primo e secondo grado sul 99 per cento del suo corpo. Medesima sorte è toccata al fratello e alle due ragazze dell'Ecuador.
Il corpo devastato di Nourreddin, ieri mattina, si è arreso per primo. La stessa sorte, adesso, rischia di toccare anche agli altri tre, ricoverati negli ospedali di Massa, Pisa e Carrara.
C'è poi un altro morto da imputare alla tragedia di lunedì notte. Si tratta di Italo Ferrari, viareggino, che abitava a poche centinaia di metri da dove è avvenuto il disastro. L'aver assistito a quelle scene da Apocalisse,
lunedì, gli hanno fatto alzare alle stelle la pressione e il battito del cuore. È stato ricoverato in ospedale per un malore e ieri è deceduto. Forse il suo nome non finirà nella «contabilità» ufficiale dei morti. Ma se quel treno non fosse esploso, Italo certamente sarebbe ancora vivo.

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