Panariello e Pieraccioni in lacrime
per le vittime della tragedia

Una serata del Festival Gaber alla Cittadella del carnevale dedicata alle vittime della strage di Viareggio. Personaggi famosi come, tra gli altri, Panariello a Pieraccioni a Renato Zero - ma c'erano anche volontari, soccorritori e cittadini eroi - sul palco per raccontare le storie di chi non ce l'ha fatta e di chi ancora lotta tra la vita e la morte.Un modo per ricordare e raccogliere fondi per chi è rimasto senza casa

    di Gabriele Dini VIAREGGIO. Le lacrime vere e spontanee di Leonardo Pieraccioni che si interrompe e scende dal palco ed abbraccia i parenti delle vittime valgono molto di più della retorica e del fiume di vuote parole che troppo spesso accompagna tragedie come quella di Viareggio. Per una notte, a un  mese dall'incidente ferroviario che ha provocato la morte di 28 persone, la Cittadella del Carnevale si è trasformata in un luogo della memoria, uno spazio in cui far risuonare le storie di chi ce l'ha fatta, di chi nell'inferno di fuoco ha salvato amici, parenti e sconosciuti, di chi purtroppo non c'è più.

    Sul palco si sono alternati personaggi famosi ("ma siamo qui solo come persone", ha detto Marco Columbro), volontari, vigili del fuoco e poliziotti che quella sera erano in prima linea e sopravvissuti.  In platea migliaia di persone che hanno seguito l'evento in rispettoso silenzio. Tutti erano lì per ricordare e per dare speranza a chi è rimasto e a chi ancora lotta tra la vita e la morte.

    Al sindaco Luca Lunardini e a Mario Monicelli il compito di introdurre la serata. Poi è stata la volta di, tra gli altri, Carlo Conti, Giorgio Panariello, Marcello Lippi, Adriano Panatta, Paolo Brosio, Rossana Casale, Leonardo Pieraccioni, Renato Zero. Prima dell'arrivo sul palco del cantante, circondato da bambini che portavano le immagini di cartapesta di 28 soli realizzati in memoria delle vittime, è stata la volta della "padrona di casa" Ombretta Colli che ha parlato in rappresentanza della Fondazione Gaber.

    «Ci abbiamo messo tutto l’impegno che potevamo e abbiamo lavorato con il massimo rigore», ha esordito Colli.Con la speranza «che questo evento - ha proseguito la moglie di Gaber - abbia fatto sentire un forte abbraccio a tutti quelli che soffrono perché noi saremo con loro uniti nella lotta contro il dolore per la vita».


    «Questa sera sono qui - è stato l’intervento di Marco Columbro - perché è giusto stringersi intorno ai propri cari quando soffrono. A volte è addirittura l’unica cosa che si può fare: si offre una spalla per piangere, di solito. Ecco questa è la mia spalla e insieme alla mia quella di tutte le persone dopo di me saliranno su questo palcoscenico. La differenza tra stare sul palco o lì tra voi in platea questa sera è poca cosa. Il motivo per cui tutti noi siamo qui oggi è lo stesso. È uno: esserci. Questo è il nostro abbraccio, il nostro modo per dire a chi ne ha bisogno “Noi ci siamo, siamo qui, non ce ne andiamo!”. Non possiamo permetterci di dimenticare. Non possiamo permettere che tragedie come queste si ripetano».

    Nel presentare la scaletta della serata, Columbro ha voluto precisare: «Non ci sarà nessun personaggio. Soltanto persone. Ogni singolo applauso sarà per ciò che si vuole ricordare, per la storia che uno racconterà, mai per chi la racconterà. Anche in questo credo sia superfluo dire che chiediamo il massimo rispetto. Non vergognatevi se dovesse scendere una lacrima dai vostri occhi. Tante ne sono scese a noi, quando abbiamo scoperto l’inferno che ha provocato quel maledetto treno merci Trecate-Gricignano 50325».

    E le storie sono state accompagnate da musica, immagini e poesie dedicate alle vittime della strage. Carlo Conti ha raccontato la storia di Pulce e Scarburato - i soprannomi di due delle persone decedute nella notte del 28 giugno - una vita passata insieme e resa unica dalla passione per le moto e dalla generosità. E ad accompagnare la storia anche il rombo, reale, delle due ruote degli amici della coppia che circondavano il palco.

    Renato Zero non ha cantato ma ha letto il testo di un suo grande successo "Il Carrozzone" che parla di vita e morte e che bene ha rappresentato lo spirito del carnevale in cui le risate sono una maschera che serve solo ad esorcizzare il dolore: "Il carrozzone va avanti da sé, con le regine, i sui fanti, i suoi re/ridi buffone per scaramanzia così la morte va via/Musica, gente cantate che poi, uno alla volta si va via anche noi".

    E così Viareggio ricorda e torna a vivere come solo una città che si nutre di carnevale sa fare. Pronta a tornare al sorriso e al sole ma senza vergognarsi delle proprie lacrime.
    27 luglio 2009
     

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