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Il violino magico del grande Ippolito Ragghianti

Il 21 novembre 1894 moriva a Viareggio il compositore

 VIAREGGIO. «Non è vero che gli anniversari non servono a niente quando fanno scattare la molla del rimorso nei confronti di chi è stato ingiustamente dimenticato o trascurato», ma così non è stato per Ippolito Ragghianti, compositore e grande violinista morto a Viareggio il 21 novembre 1894, che nel centenario della morte non fu ricordato e che pertanto ricordarlo oggi può servire per creare le condizioni per rimediare nel 2015 quando ricorreranno i centocinquant'anni della nascita.  Ippolito Ragghianti, nato a Viareggio il 17 luglio 1865, in piazza delle Erbe, da Paolo e Teresa Lencioni, mostrò subito interesse e predisposizione per la musica ed i genitori assecondarono questa sua passione mandandolo a studiare dal Maestro Giosué Meraviglia. Poi, dal gennaio 1880 studiò all'Istituto Musicale di Firenze, frequentando i corsi di violino del prof. Giovacchino Giovacchini e seguendo, in privato, il corso di armonia e contrappunto del prof. Guido Tacchinardi.  Nell'estate del 1884 conseguì il diploma di "alunno emerito" e nello stesso anno vinse il concorso per una composizione "Corale a cinque parti con organo", bandito dall'Accademia Musicale di Firenze.  Dopo rimase per altri due anni a Firenze, alternando lo studio ai concerti, facendo apprezzare le doti di compositore e di virtuoso violinista.  In questo periodo ebbe modo di conoscere il celebre violinista belga Cesare Thomson che, riconosciuto il valore del giovane, lo invitò al Conservatorio di Liegi per seguire i corsi di perfezionamento.  In soli due anni Ragghianti si affermò, vincendo il Primo Premio al concorso internazionale di violino ed eseguendo un suo concerto per violino e orchestra che gli valse una medaglia d'oro e l'attenzione della stampa belga.  Il giovane violinista viareggino fu subito conteso dai maggiori teatri di Europa. Diede concerti a Londra, Amburgo, Dresda, Monaco, Nizza, confermando in ogni occasione le sue grandi doti. La stagione dei concerti lo teneva lontano da Viareggio, ma quando vi ritornava per gli amici ed i conoscenti era di nuovo "Politino", come lo avevano affettuosamente soprannominato quanti lo avevano visto crescere nelle strade della vecchia Viareggio, fra la chiesa di San Francesco ed il canale Burlamacca. Allora Ragghianti teneva concerti di beneficenza, come quello del 14 agosto 1881, nelle sale del Regio Casino, accompagnato al piano dalla signorina Adele Sestini Pacini e con il concorso della soprano Ida Antonietti, o quello del 9 settembre 1892, ancora nelle sale del Regio Casino, dove si esibì coadiuvato al canto da Luigi Cesari Bargiani, o quello del 11 agosto 1893, al Teatro Pacini, per raccogliere fondi per i danneggiati del terremoto di Ischia, diretto dal Maestro Giosuè Meraviglia e con la partecipazione delle sorelle Sofia e Giulia Ravogli, del baritono Emilio Barbieri e con l'accompagnamento al piano di Eugenio, Tarcisio e Gino Del Prete; o quello dell'8 settembre 1893, al Regio Casino, coadiuvato da Pietro Togneri al contrabasso, dal prof. Luciano Castagna e dalla figlia Imilda alle chitarre e da Eugenio e Gino Del Prete al piano.  Nel 1894 tornò nuovamente a Viareggio, malato, per non ripartire più. Morì il 21 novembre di quell'anno, a soli ventinove anni, nella sua casa mentre cercava di terminare, purtroppo senza esito, l'opera lirica "Jean Marie".  Il 24 novembre si celebrarono i funerali con la partecipazione di migliaia di persone. A fianco del feretro, accanto al suo primo Maestro Giosué Meraviglia, sfilarono Giacomo Puccini e Pietro Mascagni, legati al giovane musicista da affettuosa amicizia. Padre Pacifico Bigongiari, nella "Cronaca del Convento di S. Antonio in Viareggio" così scrive: "Viareggio non aveva mai veduto un funerale così imponente per l'affluenza della gente, tanto di Viareggio che di fuori. Oltre i sacerdoti vi erano Società con le bandiere, due bande musicali, il Municipio, signori e signore del Belgio e di Nizza. Il corteo funebre mosse dalla casa per via Regia, via del Giardino e via S. Francesco. Entrato in chiesa fu cantata in musica dalla Società di S. Cecilia di cui era Presidente onorario, l'assoluzione al cadavere. Dopo furono dette bene due parole in lode dell'estinto da don Celestino Angeli, Cappellano della Misericordia".  Dopo la morte si formò un comitato con lo scopo di terminare l'opera incompiuta di Ragghianti, che fu poi rappresentata, anche grazie ad un contributo di lire 400 deliberato dal Consiglio comunale di Viareggio, al Teatro De Le Monnaie di Bruxelles il 14 gennaio 1898, dove fu molto apprezzata. In un manifesto affisso in città, a firma del Maestro Meraviglia, e di Francesco Lenci, Guglielmo Morandi e Enrico Nelli, fu scritto "Ancora una volta l'arte italiana trionfò in un paese straniero, e Viareggio può giustamente andare orgogliosa che tale onore sia toccato a un suo cittadino. Mandiamo un saluto riverente alla tomba che racchiude tante speranze troncate, e gridiamo di cuore: viva Ippolito Ragghianti - viva il genio italiano".  Nel 1900 l'Amministrazione comunale di Viareggio decise il cambiamento di nome di alcune vie e piazze cittadine e piazza delle Erbe fu intitolata a Ippolito Ragghianti.  Nel 1954, il Comitato delle "Vecchia Viareggio" celebrò il sessantesimo anniversario della morte (il cinquantenario non fu ricordato perchè, come scrisse Antonio Dinelli, "la guerra non consentì di sciogliere il voto da tutti voluto, da tutti auspicato") con serie di iniziative: messa funebre nella chiesa della SS. Annunziata, orazione commemorativa tenuta da Leonida Baroni al
Teatro Politeama e concerto di musica inedita di Ragghianti eseguita dal Quartetto Boccherini, direto dal prof. Roberto Martinelli, mostra di cimeli ragghiantiani nelle vetrine di Turitalia, sul viale Margherita, accanto al cinema Odeon. Paolo Fornaciari è direttore del Centro Documentario storico

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