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Trovano lavoro fisici e ingegneri. I meno ricercati sono i futuri avvocati

Rapporto Irpet su Università e occupazione. In Toscana negli ultimi sei anni è calato il numero di laureati. Esperti di economia e insegnanti sono i profili più richiesti per il fabbisogno italiano 

FIRENZE. Laurearsi conviene? È utile scegliere una facoltà invece che un’altra per avere più possibilità di trovare un lavoro stabile? Le imprese assumono i laureati? E se sì, quali? È a queste domande (e anche ad altre) che l’ultimo rapporto dell’Irpet (Istituto Regionale per la programmazione della Toscana) prova a rispondere, dopo aver analizzato una mole ragguardevole di dati. Perché la Toscana mostra molte peculiarità e differenze, anche da zona a zona. Ma andiamo con ordine.

In Europa gli occupati con la laurea sono il 34% del totale, in Italia il 22%. In Toscana nel 2017 siamo al 20,7% per la fascia 25-64 e al 28,3 per quella 30-34 anni (era il 23,1% nel 2012). Un laureato italiano guadagna il 21% in più di un diplomato, ma nei paesi esteri la differenza è ben più rimarcata (+50% nel Regno Unito).

Nella fascia sotto i 45 anni rispetto ai non laureati la presenza dei laureati si concentra nella sanità (16,8%) e nell’istruzione (13,3%). Seguono i settori legati alle libere professioni e ai servizi alle imprese (13%), poi il terziario a media ed alta tecnologia (8,9%) e il commercio (8%). I non laureati, invece, sono concentrati principalmente nell’industria (24,2%) e nel commercio (18%).

Per quanto riguarda gli uomini con meno di 45 anni il tasso più alto di disoccupati è fra gli scienziati sociali (13, 9%), Poi scienze naturali (9%), agricoltura (8,7%), studi umanistici e arte e architettura (6,3%), economia (6,2%), legge, salute e benessere (6,1%), istruzione (2,8%), ingegneria e matematica (2,5%). Questo invece il quadro per le donne: architettura (10,9%), agricoltura (10, 6%), legge (9, 5%), scienze sociali, studi umanistici e arte (9,1%), scienze naturali (8, 9%), istruzione (7,5%), economia (6,8%), salute e benessere (5,4%), matematica e statistica (2,4%). Il tasso medio della disoccupazione fra i laureati è del 6,4%, fra le laureate del 7,7%.

L’11% delle imprese private una figure con un titolo di studio terziario (dalla triennale in avanti); le istituzioni pubbliche, invece, sono al 65%. La percentuale delle imprese che mettono sotto contratto laureati è salita nel 2015 e poi è scesa fisiologicamente negli anni succesivi. Mediamente in un’impresa il 7% è laureato, nelle istituzioni il valore sale al 55%.

Pesa in questa situazione – si legge nel rapporto – il ruolo della manifattura, che tende ad assumere più diplomati e rimane il settore che predilige il contratto a tempo indeterminato. Viceversa, una concentrazione di laureati nel terziario (pubblico o privato) ha visto negli anni una prevalenza di contratti non stabili. Nelle pubbliche amministrazioni, invece, il contratto a tempo indeterminato riguarda anche i laureati; a differenza dell’istruzione, dove c’è più precarietà.

In testa ci sono gli ingegneri (10,7%), poi esperti in scienze fisiche e ingegneristiche. Gli altri ambiti con il maggior numero di annunci e richieste sono l’Ict (tecnologie dell’informazione e della comunicazione), poi addetti alla clientela, alle vendite e agli acquisti. Per quanto riguarda i fabbisogni previsti, invece,

l’indagine Excelsior per il 2017 dice: lauree a indirizzo economico (25%), insegnamento e formazione (12%), ingegneria (11%), sanitario (7%). Poi sanitario, chimico – farmaceutico, linguistico, architettura. Fanalini di coda l’indirizzo giuridico e di scienze motorie, con l’1%.
 

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