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La modernità smarrita sul treno

La modernità smarrita sul treno

Il venerdì nero delle ferrovie ci trasmette l’immagine di un Paese in totale emergenza anche in condizioni normali. Ancora una volta un’infrastruttura strategica mostra la sua fragilità.

Il venerdì nero delle ferrovie ci trasmette l’immagine di un Paese in totale emergenza anche in condizioni normali.
Non nevicava, non incombevano allarmi meteo, non s’erano verificati fenomeni idrogeologici disastrosi pur frequenti lungo lo Stivale. Per fortuna, un tranquillo week end settembrino. Uno strazio invece per migliaia e migliaia di passeggeri presi in ostaggio su treni in ritardo anche cinque e più ore lungo l’asse dell’alta velocità nord-sud, l’eccellenza del sistema dei trasporti ferroviari. L’Italia si è spezzata in due nei pressi di Roma, senza un vero comprensibile motivo. Un guasto tecnico, tutto qui, ha trasformato in incubo il viaggio sulle freccerosse. Ieri il bis per un secondo episodio a Torino. Quasi una beffa le procedure di rimborso e le tardive scuse di Ferrovie dello Stato dopo ore di caos aggravato dall’assenza di informazioni ai viaggiatori abbandonati nel disagio.
Ancora una volta un’infrastruttura strategica mostra la sua fragilità. Nell’estate del dolore e della paura per il crollo del ponte di Genova, con il suo carico di 43 vite perdute, gli italiani hanno scoperto quanto sia manchevole la manutenzione delle grandi opere. Gli episodi non sono minimamente comparabili, è evidente. Eppure il doppio black out ferroviario di ieri e di venerdì ci svela un’altra amara realtà: nonostante i massicci investimenti e l’altro grado di innovazione tecnologica neppure il treno veloce, oggetto del desiderio per migliaia e migliaia di pendolari costretti a viaggiare su convogli locali lenti e affollati, riesce

a esser veloce come dovrebbe se non si rinnova fino in fondo tutta la rete.
Nel dibattito politico, sempre più avvelenato, si litiga se e come rimanere in Europa. Ma è come se la stessimo abbandonando per inerzia, senza accorgercene. Buona domenica, nonostante tutto.
 

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