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Vaccini, 11.900 bimbi toscani non in regola. I presidi: non possono entrare in classe

La situazione in Toscana per i piccoli fino a 6 anni. Lunedì riaprono i nidi ma il Parlamento non ha ancora varato il rinvio all’obbligo. La Regione: pronta la legge per mantenerlo

LIVORNO. Niente vaccino, niente scuola. Servirà a poco la corsa in Parlamento per rinviare di un anno la Lorenzin, e trasformare la legge sui vaccini in un ossimoro, quell’«obbligo flessibile» con cui la ministra della salute Giulia Grillo prova a conciliare l’anima NoVax del governo legastellato con chi fra i gialloverdi non avrebbe messo in dubbio la fondatezza scientifica del provvedimento. Già lunedì molti bambini toscani torneranno sui banchi degli asili nido. Secondo le ultime stime, sono 11.990 quelli fra 0 e 6 anni ancora non in regola. E i presidi non hanno dubbi.

«Terremo una linea uguale in tutto il Paese – dice Maurizio Dario, componente del consiglio regionale dell’Associazione nazionale presidi – Ci atterremo alla legge vigente, che è ancora la Lorenzin. Gli alunni che non avranno eseguito tutti i vaccini non potranno essere ammessi se i genitori non dimostrano di avere una prenotazione. È la linea riportata più volte in questi giorni dal nostro presidente nazionale. Eccezioni? Se un bambino non risultasse nell’anagrafe sanitaria e dall’Asl non avessimo ricevuto informazioni, potremmo prendere in considerazione le autocertificazioni».

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Dopo l’approvazione al Senato a inizio agosto, il Milleproroghe con il testo del rinvio delle sanzioni previste dall’obbligo vaccinale dovrebbe essere discusso alla Camera l’11 settembre e approvato il 23. Non abbastanza per entrare in vigore prima del rientro sui banchi previsto per elementari, medie e superiori il 17 settembre. Un calendario che genera un limbo e un’incognita: come dovrebbe comportarsi un preside se i genitori di bambini non vaccinati attendessero il varo del decreto per far iniziare l’anno scolastico ai propri figli? La Toscana punta a disinnescare il Milleproroghe. Potrebbe diventare la regione capofila nell’opposizione al bomba libera tutti lanciato dal Parlamento.

Proprio ieri il Pd regionale ha depositato la proposta di legge che conferma l’obbligo fissato dalla legge Lorenzin, solo però per asili nido e scuole dell’infanzia, le uniche su cui la Regione abbia competenze. Dunque, per entrare a scuola i bimbi da 0 a 6 anni dovranno essere in regola con i dieci vaccini previsti dalla legge nazionale (difterite, tetano, anti-polio, epatite B, pertosse, haemophilus B, morbillo, parotite rosolia e varicella). Il nodo, anche qui, sono i tempi. «La prima discussione in commissione è fissata il 5 settembre e poi, se tutto fila liscio – dice Stefano Scaramelli, consigliere regionale dem e presidente della commissione sanità – la portiamo in aula l’11 settembre. Entro fine mese potrebbe essere già operativa».

L’impianto è lo stesso pensato un anno fa da Stefania Saccardi. Da anni si registrava un calo progressivo delle coperture. E i bambini immunodepressi che per le loro condizioni non possono vaccinarsi correvano sempre più rischi a stare in classe con altri bimbi non vaccinati. Poi non ce ne fu bisogno: arrivò la legge Lorenzin. «L’unica modifica riguarda le meningiti – racconta Scaramelli – La legge Saccardi introduceva l’obbligo anche per il meningococco C, questa no. Rimaniamo nel solco della legge nazionale». Un modo per scongiurare ricorsi.

Il timore è che, dopo aver fatto risalire i livelli di copertura vaccinale, il rinvio dell’obbligo al prossimo anno inneschi un calo di attenzione in neo mamme e neo papà. Proprio adesso che in Toscana l’immunità di gregge per l’esavalente era tornato sopra la soglia del 95%, il quadrivalente ha guadagnato quattro punti raggiungendo il 93,5%, la copertura per l’anti-poliomielite è salita dal 94,4 al 95,8%, il vaccino contro il morbillo dall’89,3 al 93,5%.
 

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