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Il mondo di Lindsay Kemp. Il costruttore di sogni, tra malizia e innocenza: «Voglio danzare come tutti i bambini»

L'arte e la vita del grande coreografo inglese, morto a Livorno, la città in cui aveva scelto di vivere

 

Nella notte di venerdì 24 agosto è morto a Livorno il grande Lindsay Kemp, genio della danza e delle performing arts. Aveva 80 anni. Il nostro collega Luciano Donzella, per molti anni una colonna del Tirreno, ha incontrato Kemp più volte. Gli abbiamo chiesto di ricordarlo scrivendo questo articolo.

 

 

IL COSTRUTTORE DI SOGNI

di Luciano Donzella

 

«Ecco, Lindsay Kemp è così. Lo guardi sorridere, ammiccare, fingere esagerato stupore, incupirsi e rasserenarsi in un attimo come un cielo inglese, e avverti un senso di leggerezza, la sensazione che la vita è bella e va presa come un gioco». Il taccuino è un po’ ingiallito, sono già passati sei anni da quando ho scritto queste parole. Ovviamente la calligrafia è pessima, e in redazione ci metterò due ore per ricostruire il significato. Del resto le ho scritte in tutta fretta. Il ricordo è vivissimo, pare il flashback di un film.

 

Lui, Lindsay Kemp, che si scusa col suo sorriso dolce e risponde al telefono, e io che ne approfitto per salvare le prime sensazioni, quelle più vere. «La vita è bella e va presa come un gioco». Tutto qui? Sì, è tutto qui. E quando te lo dice lui, col volto di un bambino e lo sguardo di chi ha vissuto mille vite, ci credi fino in fondo. «Cosa stavamo dicendo?».

 

Riprendiamo l’intervista, seduti uno di fronte all’altro nel salottino di casa Kemp. Tappeti, carta da parati, colori pastello, oggetti che raccontano viaggi nel mondo. Sembra di essere in un bed & breakfast dell’Oxfordshire, ma arredato con classe ed estremo buon gusto.Siamo in un anonimo condominio lungo i Fosse Medicei di Livorno, a due passi dal Mercato centrale, «perché soprattutto qui, fra i banchi del mercato, quando sono arrivato anni fa ho trovato grande umanità, ho ricevuto un magnifico benvenuto. Ho scelto Livorno perché mi sono sentito a casa, più che in ogni altra parte del mondo. La differenza la fa la gente: mi piacciono le persone normali, sincere, di cui ti puoi fidare. Sono loro che mi hanno fatto innamorare di questa città. E poi lo sa che questa casa sorge dove un tempo c’era il Teatro Politeama? Qui si aggirano i fantasmi degli antichi teatranti, e io la notte li sento…».

 

La prima volta che vidi Lindsay Kemp sul palco del teatro Gran Guardia, che ormai non esiste più, ero poco più di un ragazzo. Il suo “Sogno di una notte di mezza estate” cambiò il mio modo di vivere il teatro. Uno spettacolo di una bellezza struggente. Poi ho visto Salomè e Alice, Duende e Flowers. E Kemp per me è diventato un mito, uno dei pochissimi che mi concedo. E ora eccoli tutti lì davanti ai miei occhi, Alice, Puck, Salomè e tanti altri abitanti di un universo magico e meraviglioso. E soprattutto lui, Peter Pan che sembra arrivato in volo dai giardini di Kensington con una morbida vestaglia orientale, per posarsi lieve sul divano di fronte a me. Persona e personaggio sono tutt’uno, Lindsay porta sul palco sé stesso, o recita Lindsay ogni istante della sua vita, che poi è la stessa cosa.

 

Ti incanta nel senso letterale della parola con la dolcezza e una maliziosa innocenza, ma soprattutto col suo sorriso. E si concede alle domande senza nessuna reticenza, ti regala perle come fossero noccioline. «Ho sempre danzato, come tutti i bambini, solo che io non l’ho mai dimenticato, non c’è differenza per me fra il danzare e il vivere». «Io un maestro? No, sono uno studente, ho tanto da imparare. Ho avuto la fortuna di avere grandi Maestri. Oggi dove sono i Maestri? Mi guardo intorno e non li vedo». «Sono contento di ciò che ho fatto, ma non soddisfatto. Un artista non è mai soddisfatto. Ed è difficile essere felici quando c’è tanta infelicità intorno». «Il successo per me è rendermi conto che il mio lavoro è apprezzato. Che per me vuol dire realizzare che il mio lavoro è servito a cambiare delle vite. Primo scopo di un artista è quello di sollevare lo spirito del pubblico, renderli liberi. Mi piace pensare di essere utile come un dottore. L’artista è un dottore dello spirito».

 

«Consigli ai ragazzi di oggi? Una lista: leggi tutto quello che puoi, guarda tutto ciò che puoi, prova ogni opportunità che ti capita, fai errori, sperimenta, ricomincia da capo e non smettere di imparare. Se sei un ballerino non smettere mai di danzare, se sei un pittore non smettere mai di dipingere. Non ti aspettare di essere soddisfatto, lavora per essere felice e per rendere felici le altre persone. Soprattutto ama. Ama incondizionatamente».

 

Grazie signor Kemp, e arrivederci. Ci rivedremo fra tre anni, nel 2015, per un’altra intervista, e altre volte nei teatrini livornesi. Poi il 25 agosto del 2018 scriverò di Lei. Ma so già che non riuscirò a restituire neanche l’ombra di ciò che Lei è stato. 

 

2004: a Roma per un evento in Piazza...
2004: a Roma per un evento in Piazza del Popolo

 

 

KEMP E LA "SUA" LIVORNO

di Maria Teresa Giannoni

 

A Livorno era arrivato da Todi, sede di un celebre festival per il quale aveva realizzato tante creazioni. Dalla quiete umbra al colorato disordine di una città di porto: un salto che ci sta tutto nella personalità di un uomo curioso e vivace come Lindsay Kemp.

Livorno è stato il suo porto di approdo definitivo: qui ha lavorato prima alla Gran Guardia e poi al Goldoni dopo il restauro. Lo diceva con candore: «È una città accogliente e aperta. Qui non mi sento uno straniero come in Inghilterra. Non parliamo poi dell’Inghilterra di ora che ha votato in massa per l’uscita dall’Europa». Era lui stesso a spiegare com’era andata: «Sono venuto per la prima volta a Livorno con “Flowers” negli anni Settanta e mi sono immediatamente innamorato. Sono tornato altre volte e più venivo e più amavo questa città».

 

La sua casa con vista Fossi. Aveva scelto per abitare a Livorno un anonimo palazzo moderno sugli Scali Saffi, ma una volta che varcavi la porta del suo appartamento venivi trasportato in un altro mondo. Lì dentro non c’era più niente di anonimo: aveva fatto rivestire le pareti di carta da parati fiorata, aveva messo lampade, tessuti preziosi, aveva esposto molti ricordi della sua vita di palcoscenico. Appeso a una parete anche un manifesto originale dei Ballets Russes a Parigi di un secolo fa: un pezzo di storia della danza, la stessa a cui apparteneva anche lui, Lindsay Kemp, un maestro assoluto nel campo dello spettacolo del Novecento.

Nell’appartamento sugli Scali Saffi arrivavano artisti a chiedere consigli, giornalisti stranieri che la fedele assistente di Kemp, Daniela Maccari, provvedeva a guidare fino all’indirizzo giusto. Il boom c’è stato recentemente in occasione della morte di David Bowie di cui Lindsay è stato il compagno e il maestro. Lui era particolarmente soddisfatto di mostrare a chi andava a trovarlo la vicinanza della sua casa con il Mercato Centrale di cui era un assiduo frequentatore.

 

Ti capitava spessissimo di vederlo aggirarsi tra i banchi di Piazza Cavallotti a comprare frutta e verdura con addosso i suoi pantaloni colorati perché negli anni non aveva mai abbandonato il suo aspetto di delizioso signore eccentrico. A lui, nato sull’Isola di Lewis nel nord dell’Inghilterra, l’aria di Livorno faceva bene: «Devo essere sempre vicino al mare perché la mia ispirazione viene dal mare, dal porto, dalla gente del mercato», mi ha detto in un’intervista. «Mi attirava sempre lo spirito di Livorno, la sua storia straordinaria. Tanti artisti hanno tratto la loro ispirazione da questa città, a cominciare da Amedeo Modigliani che aveva lo studio proprio qui vicino, sopra al mercato. A volte guardo lassù dove lui lavorava e mi commuovo».

 

 

 

 

Al lavoro per il Goldoni. Alla storia di Livorno aveva dedicato anche alcuni laboratori al Goldoni coinvolgendo studenti, attori e danzatori. Era il 2009 e dai laboratori uscirono fuori tre spettacoli che ebbero molto successo: “Cenerentola”, “Sospiri di Balera” e “I Sing Amore”. Kemp si rammaricava spesso che quei lavori non avessero avuto una vita lunga e sapeva essere anche critico nei confronti della sua città di adozione e del suo carattere sprecone: «Livorno ha avuto tantissimi teatri, – ricordava – un tempo doveva avere una vivacità culturale fuori dal comune. Anche qui, proprio dove ora c’è questo palazzo in cui abito, c’era il teatro Politeama. Pensavo che l’avessero distrutto le bombe dell’ultima guerra e invece ho saputo che è stato demolito per speculazione».

A Livorno negli anni aveva diretto allestimenti importanti come l’“Iris” nel ’98, “Il Flauto Magico” nel ’99, “Le maschere” nel 2002, “Sogno di una notte di mezza estate” nel 2004, ma più tardi aveva cominciato a non essere più chiamato dal teatro cittadino. Lui ci soffriva ma continuava a portare i suoi spettacoli altrove ricevendo ovunque accoglienze da rockstar.

Fino a quando nel 2016 il nuovo direttore del Goldoni Marco Leone lo aveva voluto nell’allestimento di un nuovo “Flauto Magico”: scelta indovinata perché l’opera di Mozart era congeniale all’estro di Kemp che univa alla sapienza del grande maestro di teatro l’incanto di uno sguardo di bambino. Da allora il legame con la città si è rafforzato, anche se Lindsay andava in tournée con il suo spettacolo-testamento “Kemp Dance” e a condurre in giro per il mondo stage e laboratori.

 

Adorato da sempre. Il rapporto con i livornesi comunque non aveva bisogno di nessuna opera di rinsaldamento: Kemp è stato adorato da sempre, da quando negli anni ’70 arrivò col suo spettacolo-scandalo “Flowers” in cui si proponeva al mondo con il suo stile innovativo in cui si confondevano i sessi e la realtà si trasformava in sogno. In tutti gli anni in cui è stato qui non c’è stato evento in città a cui partecipasse Kemp che non abbia fatto il tutto esaurito.

E’ stato così ad esempio anche alla mostra fotografica di Giovanna Talà a Villa Trossi Uberti due anni fa: lui compariva in alcuni scatti e non aveva voluto mancare all’esposizione della fotografa di cui era stato molto amico. E come non ricordare la mostra di suoi disegni ai Granai di Villa Mimbelli? La fila di gente all’inaugurazione invadeva via San Jacopo. Lui questo affetto lo sentiva: una volta mi disse: «Livorno ha preso il mio cuore e il mio spirito. Sono molto grato a Livorno per avermi dato un rifugio e tanto amore».

 

 

 

IL RICORDO DEL FOTOGRAFO BARONTINI

 "L'avevo sentito poche ore prima per la mostra da realizzare insieme"

di Jeanne Perego

 

È addolorato e incredulo Claudio Barontini, il fotografo livornese che ora vive nello spezzino, specializzato in ritratti di personalità colte nel loro privato. «Ci siamo sentiti venerdì sera verso le 19 , tramite la sua segretaria, con un messaggio. Mi ha confermato il titolo definitivo della mostra su cui abbiamo lavorato insieme da aprile». Il 26 ottobre al CaMec, il Centro d’arte moderna e contemporanea della Spezia, verrà infatti inaugurata l’esposizione “Lindsay Kemp-Claudio Barontini. Disegni e fotografie” che presenterà oltre 40 opere grafiche di Kemp e una trentina di ritratti fotografici di Kemp scattati da Barontini.

 

«Venerdì sera mi ha comunicato che preferiva utilizzare la parola “disegni” al posto di “grafiche” per il titolo perché la trovava più adatta a raccontare il suo lavoro d’artista», racconta il fotografo, che con Kemp aveva fissato un appuntamento per il 27 agosto per un altro ritratto: avrebbe voluto ritrarlo in barca alla Spezia. «Ora la mostra, quella su cui lui ed io abbiamo lavorato insieme all’assessore alla cultura del comune della Spezia, sarà un’altra cosa. Doveva essere una festa gioiosa per il suo 80° compleanno, sarà invece un ricordo di una persona meravigliosa che ci ha lasciato all’improvviso».

 

 

Dicono di noi con Lindsay Kemp La leggenda della danza inglese e internazionale Lindsay Kemp torna dopo vent'anni a Teatro Due con lo spettacolo "Kemp Dances" e ci racconta la sua Parma. E rivela: "Vorrei lavorare con Lady Gaga". (di Alessandro Trentadue)

 

Barontini afferma che Kemp aveva programmato una performance per l’inaugurazione. «Ora non so cosa verrà fatto». Ha tanti bellissimi ricordi, il fotografo livornese: «Nella sua grandezza era una persona semplicissima. Sono stato a casa sua diverse volta e c’è sempre stata grande empatia d’intenti tra noi, lui dava forza alle mie idee fotografiche che sono sempre “semplici” perché non forzo mai le pose di chi è davanti al mio obbiettivo. Lavorare con lui è stato facile perché dava tanto nelle sue espressioni, benché io abbia sempre cercato di smorzare le espressioni teatrali, da mimo, per tirare fuori quelle dell’uomo Kemp».

 

Si emoziona Claudio Barontini quando ricorda il filmato che il coreografo gli inviò in occasione della presentazione di un’altra sua mostra, quella di ritratti di personaggi famosi, da Patti Smith a Lou Reed, tenutasi l’anno scorso al Castello di Lerici, in cui c’era anche un ritratto di Kemp : «La foto che gli avevo fatto gli era piaciuta tantissimo perché “ero riuscito a cogliere la sua anima”. Mi ha mandato un toccante video di ringraziamento, scusandosi perché non poteva essere lì e complimentandosi per il mio lavoro. Non mi era mai successo nulla di simile prima, ma Kemp aveva una generosità non comune». 

 

 

 

 

IL RICORDO DEL SINDACO NOGARIN

"Quel suo sorriso grande quanto il Nautico"

 

Negli ultimi 10 anni Livorno ha adottato Lindsay Kemp e lui ha adottato Livorno, lavorando incessantemente per trasmettere ai cittadini, in particolare ai più giovani, la passione per la bellezza e l’arte in tutte le sue forme.

Quando nel 2016 abbiamo deciso insieme al direttore della Fondazione Goldoni, Marco Leone, di moltiplicare gli eventi culturali in città, portando il teatro nelle piazze e nelle periferie di Livorno, ci siamo chiesti chi potesse essere il motore principale di questa piccola rivoluzione.

La risposta è arrivata in un attimo: Lindsay Kemp. Il fatto che un artista internazionale della sua grandezza abbia accettato immediatamente di collaborare con noi è la prova più tangibile di quanto anche lui fosse innamorato di Livorno.

Quell’anno, l’anno della nuova primavera del Goldoni, il sorriso felice di Kemp ha dominato letteralmente la città per 365 giorni, dal palazzo del nautico sugli scali Novi Lena. Ma ciò che più conta è che il Flauto Magico di cui ha curato la regia ha tenuto migliaia di livornesi incollati alle poltroncine del Goldoni e ha tenuto a battesimo una stagione teatrale straordinaria.

Kemp, con la sua grandezza ha dato lustro alla città di Livorno e di questo gli saremo eternamente grati. Non solo. Con il direttore Leone e con l’assessore Belais stiamo pensando a quale possa essere l’iniziativa più adatta per ricordarlo come merita. 

 

 

Kemp in scena con gli allievi durante...
Kemp in scena con gli allievi durante le prove di uno spettacolo

 

 

KEMP IN SINTESI

Aveva 80 anni. Era nato nel 1938 sull'Isola di Lewis e Harris, nel nord della Scozia (Ebridi) ed era cresciuto nel nord dell'Inghilterra: aveva compiuto gli ottant'anni all'inizio del maggio scorso

Marceau il maestro. Fra i suoi maestri ha sempre dato grande importanza a Marcel Marceau:diceva che gli aveva dato le mani, per significare che il mimo transalpino gli aveva trasmesso con un particolare spettacolo il senso dell'importanza dell'arte delle mani

La consacrazione. A cavallo fra gli anni ’70 e ’80 diventa una star internazionale: ad esempio con la collaborazione con David Bowie sotto il segno dell’opera rock (“The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars”) ma anche con produzioni-capolavoro come “Flowers” o anche un “Sogno di una notte di mezza estate” che rende omaggio in modo originale al testo sacro di Shakespeare

Il legame con Livorno. Il suo rapporto con Livorno e con il suo teatro di tradizione era iniziato esattamente vent'anni fa: la scintilla scocca «con la storica edizione del centenario di Iris di Mascagni al Teatro La Gran Guardia, nel 1998», come racconta Alberto Paloscia, direttore artistico del cartellone lirico del Goldoni, nel suo ricordo di Kemp.

 

L'ultimo abbraccio di Lindsay Kemp a David Bowie La cantautrice Camilla Fascina ha realizzato il video di “Time”, con la partecipazione straordinaria di Lindsay Kemp, maestro di Kate Bush, Peter Gabriel e, soprattutto, David Bowie, prima che l'artista ci lasciasse. Il brano, cover di Bowie riarrangiata per voce, pianoforte e violino, è inserito nell’ep di Camilla "Fascinated by Bowie", mentre il video è girato da Mattia Ottaviani con la coreografia di Lucia Salgarollo. Dal giorno della morte di Bowie, il 10 gennaio, quel lavoro ha assunto un significato magico: contiene una coincidenza troppo forte per essere ignorata, una magica sintonia tra Lindsay e David. Lindsay, nel video, fissa infatti una candela che si consuma, pensando alla vita che si consuma per tutti noi, mentre Bowie contemporaneamente apre il suo ultimo album “Blackstar” con queste parole: “In the villa of Ormen stands a solitary candle in the centre of it all”.

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