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Una nazione in bilico sulle parole

L'editoriale domenicale del direttore del Tirreno, Luigi Vicinanza

Costruiamo ponti nuovi e camminiamo insieme. Con queste parole il cardinale Angelo Bagnasco ha concluso l'omelia ai funerali di Genova. Di fronte al disastro incombente e forse prevedibile, governanti di oggi e di ieri hanno reagito secondo uno schema di eterna campagna elettorale, indirizzando lo sdegno pubblico a favore o contro per amministrare il consenso - poco o molto che sia - di cui ancora dispongono.

La stessa polemica intorno ad Autostrade per l'Italia, la società controllata dalla famiglia Benetton, ha assunto i contorni di una faida politica anziché svelare un grande problema nazionale: può infatti un'azienda strategica, cui è affidata la gestione di circa la metà della rete autostradale, chiamarsi fuori dalle proprie responsabilità? Evidentemente no. Le colpe, prima ancora che rilievo penale, hanno un'evidenza oggettiva: la società Autostrade non ha messo per tempo in sicurezza il ponte sul Polcevera la cui criticità era oggetto di allarme da anni.

Questi i fatti. E da qui il governo a due teste e mezzo - Salvini, Di Maio e Conte - dovrebbe ripartire per imprimere quel segno di cambiamento per cui è nato. Un grande piano di bonifica ambientale e di messa in sicurezza delle infrastrutture sarebbe qualcosa di inedito e di innovativo, anche sul fronte della crescita economica. Strade, viadotti, scuole, ferrovie, aree a rischio idrogeologico o sismico: se ne parla ad ogni tragedia; troppe, in questa bella e disgraziata Italia. Niente di niente. Invece di bruciare miliardi nel reddito di cittadinanza e nella flat tax, un piano straordinario di opere pubbliche renderebbe il Paese più moderno, efficiente, sicuro e anche più ricco. Sostengono di possedere un rigore morale superiore al passato. Bene, lo dimostrino bandendo gare e appalti veloci e trasparenti. I cittadini saranno riconoscenti. Buona domenica.