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«Mi procuri per cena bottiglie pregiate». Il ristoratore ci casca e compra imitazioni

La truffa del vino francese fa vittime in Toscana. La falsa cliente del locale è complice del fornitore che spaccia prodotti da discount per Bordeaux d’annata da migliaia di euro. Due ristoranti di Pisa hanno sventato l'inganno, uno di Castagneto è finito in trappola

PISA. C’è una nuova banda di truffatori che mette in subbuglio la Toscana. I ristoratori devono stare in guardia. Ci sono un uomo e una donna che girano le varie province della regione cercando di mettere a segno qualche colpo. Non hanno pistole, usano la sola arma dell’imbroglio. Un raggiro di alcune centinaia di euro, capace di mettere in crisi e di affossare il bilancio mensile di un locale medio come quelli ai danni dei quali la truffa è stata “consumata” o solo tentata.

È quella che chiamano “la truffa del vino francese”, attraverso cui si spacciano mediocri bottiglie da discount per rari Bordeaux d’annata. A Castagneto Carducci un cuoco c’è cascato in pieno, a Pisa due ristoranti si sono salvati in extremis, annusando la puzza di bruciato e rifiutandosi di chiudere l’affare.

La truffa del vino francese arriva in Toscana Dopo aver imbrogliato diverse città del centro e del nord Italia i truffatori arrivano in Toscana. Mirano ai ristoratori e vendono per centinaia di euro bottiglie di vino che ne valgono due o tre (Video a cura di Camilla de Fazio)

Il copione è sempre lo stesso. È una donna (dalla voce tra i 40 e i 50 anni, accento del nord) la prima ad entrare in azione. Telefona al locale, dicendo di chiamarsi Sara e di essere una vecchia cliente del titolare. Vuol prenotare un tavolo per otto persone per festeggiare in compagnia il compleanno del padre. Subito dopo la prenotazione la trappola è pronta a scattare: Sara chiede di prevedere sei bottiglie di Bordeaux e di presentarle al padre come regalo da parte sua e della madre.

Carmine Iovine, cuoco della Buca di...
Carmine Iovine, cuoco della "Buca" di Pisa, ha sventato la truffa

La richiesta è precisa: l’etichetta desiderata è quella dello Château Angélus del 2015, che arriva a sfiorare i 500 euro a bottiglia e raramente è possibile trovarla anche nelle enoteche più fornite. La pretesa lascia un po’ spiazzati i ristoratori, ma la gentile signora si dice disponibile ad agevolare la ricerca del vino e consiglia subito (guarda caso) di rivolgersi ad un fornitore di Lucca di sua conoscenza, un certo Luca, lasciando anche il numero telefonico.

Quando dai locali viene contattato il presunto rivenditore (ovviamente complice della truffatrice), questi assicura la consegna di due casse da tre bottiglie ciascuna del pregiato vino il giorno seguente, emettendo “regolare” fattura: costo totale 525 euro più Iva e chiarendo che il ristorante, «per non rovinare il mercato e il prestigio del prodotto», avrebbe poi potuto rivendere le bottiglie ad un prezzo tra i 740 e gli 800 euro. A questo punto, il ristoratore richiama Sara, che promette di portare la cifra in contanti prima dell’arrivo del rivenditore.

Il giorno della consegna, però, lo scenario cambia all’improvviso. Il rivenditore avverte il locale che avrebbe potuto consegnare le casse entro le 15, mentre la signora poco dopo annuncia che avrebbe ritardato perché impegnata per lavoro. In sostanza, a materializzarsi è solamente il finto rivenditore, con il Bordeaux (ovviamente falso, con un’etichetta farlocca che copre una bottiglia da pochi euro), mentre Sara non si farà mai vedere. Né per il pagamento, né per la cena prenotata.

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Un inganno davvero ben congegnato. C’è chi, purtroppo, ne rimane vittima, come Gianluca Piano della Ristomacelleria Hannibal di Castagneto Carducci (che ha visto sfumare quasi 500 euro dalla cassa della propria attività), e chi si fa guidare dal fiuto del sospetto e riesce a sventare il maxi bidone, come è capitato a Pisa, sia allo chef e alla titolare dell’Osteria in Domo, rispettivamente Mario Masoni e Antonella Flori, che al cuoco de “La Buca”, Carmine Iovine. Si sono bloccati nel momento in cui sono cambiate le condizioni per i pagamenti, quello al rivenditore del vino prima e quello della signora Sara poi.

Il Tirreno ha tentato di telefonare ai due numeri di cellulare a cui avevano risposto Luca e Sara, ma entrambi sono risultati staccati. È molto probabile che ad ogni tentativo di truffa i due imbroglioni cambino la sim.
 

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