Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti, per proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o prestare il consenso solo ad alcuni utilizzi clicca qui
Esci

Quella nave è un manifesto viaggiante

In questa Italia sottosopra dell'estate 2018 accade anche questo: prende le forme di un evento politico-mediatico il varo di una nave destinata al trasporto delle merci tra Genova, Livorno e Catania

Come può una nave mercantile, appena varata, diventare un manifesto politico? Come può un ricco armatore italiano, capitalista alfiere del capitalismo, trasformarsi in un capopopolo sanguigno, disposto a battersi contro il suo stesso mondo di appartenenza pur di restituire lavoro ai marittimi italiani disoccupati? In questa Italia sottosopra dell'estate 2018 accade anche questo: prende le forme di un evento politico-mediatico il varo di una nave destinata al trasporto delle merci tra Genova, ...

Paywall per contenuti con meter e NON loggati

Paywall per contenuti senza meter

Come può una nave mercantile, appena varata, diventare un manifesto politico? Come può un ricco armatore italiano, capitalista alfiere del capitalismo, trasformarsi in un capopopolo sanguigno, disposto a battersi contro il suo stesso mondo di appartenenza pur di restituire lavoro ai marittimi italiani disoccupati? In questa Italia sottosopra dell'estate 2018 accade anche questo: prende le forme di un evento politico-mediatico il varo di una nave destinata al trasporto delle merci tra Genova, Livorno e Catania.

È un traghetto moderno della flotta Tirrenia, dotato di dispositivi ecologici all'avanguardia, capace di trasportare nella sua pancia l'equivalente di una fila di Tir lunga più di quattro chilometri. Porta il nome di Maria Grazia Onorato, la madre dell'armatore Vincenzo, vulcanico quanto la sua terra d'origine all'ombra del Vesuvio. Fin qui però siamo nella norma, per quanto si tratti della più grande nave traghetto destinata per ora a solcare il Mediterraneo. La provocazione politica si manifesta però già con il rito del varo, avvenuto giovedì nel cantiere tedesco di Flensburg, land dello Schleswig-Holstein al confine con la Danimarca. In questo lembo nordico di Germania affacciato sul mar Baltico ha assistito all'evento una piccola folla mediterranea: autotrasportatori siciliani, manager e dipendenti di stanza a Livorno e a Piombino dove il gruppo Onorato opera con le flotte Moby e Toremar così familiari ai toscani, qualche studente di istituti nautici della Sardegna, giornalisti di varie testate nazionali tra cui "Il Tirreno".

Sulla fiancata dello scafo una scritta gigantesca: «Onorato per i marittimi italiani». Uno slogan destinato a balenare lungo le coste del Belpaese per infondere coraggio a una massa di derelitti, i marittimi appunto, rimasti a terra senza lavoro non tanto e non solo per effetto di una lunga crisi economica, ma per l'uso improprio di una vecchia legge. 

Questa legge, racconta Onorato, concepita per sostenere la marineria, si è trasformata in un colossale inganno. L'uomo parla senza giri di parole e usa un linguaggio molto più colorito. La detassazione, prevista dalla norma, era finalizzata all'assunzione di personale di bordo italiano o al massimo comunitario. Invece gli armatori hanno incassato i vantaggi fiscali e hanno riempito le navi italiane di equipaggi extracomunitari: il risultato - è la sintesi dell'armatore di Tirrenia, Moby, Toremar - è che gli italiani fanno la fame a casa loro e gli extracomunitari fanno la fame sulle navi italiane pagati poche centinaia di euro al mese.

Se gli obietti che il suo ragionamento presta il fianco al sospetto di una forma di razzismo sul lavoro, ti risponde che no, lui ne fa una questione di giustizia sociale. Noi armatori - dice con il sorriso sulle labbra - siamo ricchi, grassi, stronzi, con le nostre ville e i nostri yacht; abbiamo il privilegio di non pagare tasse, restituiamo almeno ciò che ci prendiamo dando in cambio lavoro a chi le tasse le pagherebbe volentieri solo se potesse. I marittimi italiani dunque che, secondo la sua stima, sono circa 60mila. Cinquemila di questi lavorano sotto le insegne del gruppo Onorato, l'avanguardia di una situazione drammatica. In terra di Germania, nel giorno della festa, il pensiero torna ai luoghi d'origine, la sua Torre del Greco: lì non posso più andarci, racconta; i padri vengono a baciarmi la mano per supplicare un imbarco per i figli. Nessuno deve umiliarsi così per cercare lavoro. Né nel Napoletano né altrove. Onorato non è un benefattore, anche se non mancano le iniziative filantropiche da lui sostenute.

È un navigatore scafato in un mare pieno di pescecani. Conosce le leggi della concorrenza e non si sottrae alla competizione, anzi la gara con i diretti competitori sembra esaltarlo. Con i figli Achille e Alessandro, cui spettano le cariche operative delle società, è alla quarta generazione di armatori. Eppure dà da pensare come un imprenditore della sua stazza si sia immedesimato nel sindacalista dei lavoratori marittimi. Non c'erano altri più titolati a far propria questa bandiera? I rappresentanti sindacali istituzionali? I partiti legati al mondo del lavoro? Il clima politico del Paese sembra dargli finalmente ragione, ma a onor del vero questa sua battaglia va avanti da anni, finora vissuta con imbarazzo a sinistra. La dedica ai marittimi italiani inscritta sulla fiancata della nave ha incassato invece subito il plauso dell'eurodeputato della Lega Angelo Ciocca. Immagino che i sostenitori di Salvini stiano gongolando: prima gli italiani. Anche a bordo delle navi. Già perché la globalizzazione senza regole affama sia i nostri lavoratori che i lavoratori extracomunitari ingaggiati con contratti distanti migliaia di euro dai livelli nazionali. Ad arricchirsi sono loro, quelli che fanno i loro comodi e ingrassano. Parola di capitalista.

Buona domenica. 

Onorato vara una nuova nave ro-ro: "Per i marittimi italiani"