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Il giorno di prova dura... 15 minuti: «Mi scottai pulendo dei bicchieri e mi cacciarono via»

Martina Laurenti doveva fare un giorno di “prova” a Grosseto in un locale: senza essere assicurata si è ferita ed è stata cacciata via dopo 15 minuti

GROSSETO. «Il mio primo giorno di lavoro? Non durò neanche un quarto d’ora. Mi bruciai. E poi mi fu detto che non andavo bene. Ovviamente non fui pagata». Martina Laurenti oggi ha 28 anni. Si è laureata in scienze della comunicazione a Bologna e specializzata in comunicazione d’impresa a Pisa. Ricorda ancora quel giorno di inizio estate di cinque anni fa. Per mantenersi gli studi decide di cercare un lavoro per la stagione estiva. Una pizzeria di Grosseto, dove è nata e cresciuta prima del trasferimento a Viareggio, cerca una cameriera. Martina telefona e viene convocata per un colloquio.

«Presi il treno e dopo due ore di viaggio incontrai la titolare che neanche lesse il mio curriculum – spiega –. Ricordo che aveva un’agenda colma di nomi e telefoni che scorreva con distrazione. Le dissi più volte che ero senza esperienza, ma per la donna non era rilevante. Voleva una persona sveglia e pratica». Martina viene convocata il giorno successivo alle 20 per fare una prova durante una serata. «Arrivo con venti minuti di anticipo e trovo la pizzeria già pronta, con tavoli sistemati per la serata e altre due ragazze della mia età già indaffarate – racconta Martina –. Anche loro stavano facendo una prova e poco dopo vidi la proprietaria che, rispetto al giorno precedente, era più fredda, sbrigativa, sembrava che neppure sapesse perché fossi lì».

Alla giovane vengono fatte sistemare le sue cose nello spogliatoio e le viene spiegato di dove pulire dei bicchieri con il vapore della macchina del caffè. «Perché così vengono più brillanti». Le dice la proprietaria. Martina, un po ’sorpresa, prova ad eseguire. «Ricordo che mi scottai, perché con la mano toccai il beccuccio della macchina – racconta la ragazza –. La padrona del locale vide la scena senza dire niente. Ma dopo neanche 15 minuti dall’inizio della prova di lavoro mi chiamò e, davanti alle altre ragazze, mi disse di lasciare perdere. Non era adatta per quel lavoro».

La giovane non viene pagata, neppure un euro di rimborso per il viaggio sostenuto. «Dopo qualche giorno vidi squillare di nuovo il telefono ed era la padrona che mi chiamava per una prova – spiega –. Aveva digitato il numero dalla sua agenda e non ricordava di avermi già contattata. Le dissi che ero stata rispedita a casa in malo modo. Lei ripeté ancora che forse non ero all’altezza. Io protestai: come si può giudicare una persona in 15 minuti? Poi ho riagganciato».

Perché raccontare questa esperienza a distanza di 5 anni? «Oggi mi pento di non aver diffuso prima questo episodio – confessa Martina –. So che una “prova” non dovrebbe essere offerta né accettata, perché il lavoro va assicurato e pagato. Il lavoro non è un casting. È dignità e ogni volta che c’è una violazione bisogna denunciare». 
 

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Il Tirreno raccoglie le storie del lavoro sfruttato in Toscana. Abbiamo deciso, infatti, di iniziare un'inchiesta su chi viene pagato assai meno di quello che prevede il contratto, su chi viene assicurato per la metà del tempo che lavora. O su chi viene inquadrato per una mansione e ne svolge un’altra o altre tre o quattro insieme. Addirittura ci sono casi di persone che continuano a lavorare mesi nella speranza di riscuotere mensilità arretrate perché non hanno visto un soldo da quando hanno varcato la soglia del posto di lavoro. E c’è pure chi si è ritrovato licenziato perché si è fatto male lavorando. Se avete casi da segnalarci scriveteci a inchiestadeilettori@iltirreno.it Si può chiedere di raccontare la propria storia anche in forma anonima, soprattutto se il lavoro è ancora in corso. Tuttavia è necessario inviare un numero di telefono al quale essere ricontattati per verificare le vicende che ci raccontate.