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Contratto siglato con l’inganno, la ditta “licenzia” l’incaricato

Massarosa, firmano per il catalogo e sono costretti a comprare merce per 3.090. L’azienda revoca l’ordine: «Chi è stato scorretto non collabora più con noi» 

LIVORNO. «Sospeso. In via definitiva. Quella persona non collabora più con la nostra ditta». L’amministratore della Drs srl assicura che in azienda c’è “tolleranza zero” nei confronti di chi «abbia comportamenti non corretti nei confronti dei clienti. O che possano anche dare adito a dubbi». L’amministratore si riferisce a una segnalazione arrivata a Il Tirreno da una famiglia di Massarosa nei confronti della società della provincia di Padova che vende prodotti per la casa porta a porta.

Secondo la famiglia versiliese, un incaricato della ditta si è presentato a casa (su appuntamento telefonico preso tramite call center) e avrebbe convinto la madre a firmare un contratto per l’acquisto di 3.090 euro di merce l’anno (per 5 anni) con l’inganno: l’incaricato le avrebbe detto che stava firmando un foglio solo per la consegna del catalogo. L’ispettore dell’azienda, passato una ventina di giorni dopo questa prima visita, invece, avrebbe riconosciuto il foglio firmato dalla donna come un contratto vero e proprio, pretendendo l’acquisto e il pagamento della merce. Ma la vicenda, messa in mano a Federconsumatori, è finita con l’annullamento del contratto e l’allontanamento dall’azienda del collaboratore.

«Quello che tengo a precisare - riprende l’amministratore - è che la cliente non avrebbe avuto bisogno di rivolgersi né a un giornale né a un’associazione di consumatori per non comprare la merce: avrebbe potuto ricorrere al diritto di recesso che si esercita entro 14 giorni dal ricevimento del materiale e non dalla firma dell’eventuale contratto. Il primo foglio che facciamo firmare non è un contratto: è una “commissione di approccio” non vincolante al fine di alcun acquisto. Quindi il rapporto non era consolidato».

Il contratto vero e proprio, nel meccanismo ideato da Drs viene firmato alla seconda visita che: 1) può essere richiesta dai potenziali clienti al numero di telefono lasciato sul documento firmato; 2) può essere fissato da un ispettore che si trova in zona tramite il call center che ha già i contatti della famiglia. Contatti che Drs si procura in vari modi «anche su Internet - ammette l’amministratore dell’azienda - dove le persone lasciano i propri dati. Basta iscriversi a un sito, richiedere un servizio e numeri e mail vengono date, a volte anche inconsapevolmente. Si sa come funziona. Comunque, noi quando telefoniamo tramite call center specifichiamo chi siamo e fissiamo un appuntamento a casa solo se la persona è interessata». In realtà - dice l’imprenditore - «facciamo anche di più: chiediamo l’età del potenziale cliente: puntiamo a clienti fra i 30 e i 60 anni, proprio perché nessuno ci accusi di ingannare gli anziani o chi non è in grado di comprendere le offerte».

Proprio per questo l’incaricato sul quale è arrivata la segnalazione per «la pressione minatoria è stato sospeso in maniera definitiva. Non collabora più con noi, anche se probabilmente il reclamo è isolato. Doveva pure informare la cliente che il suo acquisto non

era perfezionato dopo la prima firma e che poteva esercitare il diritto di recesso, senza mettere di mezzo gli avvocati». E comunque, conclude l’imprenditore, «a volte ci è capitato di annullare gli ordini anche dopo la scadenza del diritto di recesso a famiglie in difficoltà».
 

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