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Vitalizi, la beffa del ricalcolo: per D'Alema e la "casta" la pacchia non è finita

Uno dei "testimonial" dell'offensiva grillina ai vitalizi passerà dall'incassare un assegno da 9893,88 euro a 10.142,92 euro. Ma potrebbe scattare una clausola di salvaguardia e congelare l'assegno all'ultima pensione percepita

Aboliti i vitalizi: Di Maio festeggia a piazza Montecitorio tra palloncini gialli e champagne Palloncini gialli e bottiglie di champagne: ha festeggiato così il M5s l’abolizione dei vitalizi. "Il Senato prenda esempio" dalla Camera commenta Luigi Di Maio, sommerso dai palloncini dei militanti e dei parlamentari in piazza Montecitorio. “Abbiamo già pronta la legge per tagliare le pensioni d'oro e lo faremo nelle prossime ore". Il taglio, spiega, sarà "per chi non ha versato”. di Cristina Pantaleoni

LIVORNO. Niente, quel che è giusto è giusto. E il coefficiente grillino non sbaglia. Non può sbagliare chi ha fatto della lotta alla "casta" una ragione di vita, per chi l'ha trasformata in core business politico. Così, se come annunciato dal vicepremier giallo Luigi Di Maio e ratificato ieri dal vicepremier verde Matteo Salvini oggi l’ufficio di presidenza di Montecitorio dovesse dare il via libera alla delibera Fico, anche i più rigorosi, austeri, i più fichi dei Cinquestelle dovranno ingoiare il rospo. Sì, proprio quello: il lìder prende il Maximo. Nel senso che per Massimo D'Alema il taglio ai vitalizi non sarà un taglio, ma un aumento. Grazie al ricalcolo e alle sue 7 legislature il "baffo" della sinistra passerà dall'incassare un assegno da 9893,88 euro a 10.142,92 euro; in tutto 249,04 euro in più con una quota contributiva media di 257 euro e 28 centesimi versata ogni mese della sua vita da ex parlamentare della Repubblica, appunto i sette lustri suddetti.

Aboliti i vitalizi, Fico: "Non temo i ricorsi. Il Senato arriverà alle stesse decisioni" "Sono certo che il Senato farà le sue valutazioni e sono convinto che arriverà alle stesse decisioni". Così il presidente della Camera, Roberto Fico, commenta l’approvazione del taglio dei vitalizi a Montecitorio. “Agli ex parlamentari dico che non è assolutamente un provvedimento punitivo ma è una delibera che ripara delle ingiustizie che sono state perpetrate nella nostra società. Siamo finalmente nella nuova Repubblica che e' molto più vicina ai cittadini". video di Cristina Pantaleoni

Effetto del mitologico coefficiente con cui gli sherpa del presidente della Camera hanno studiato, pianificato, congegnato la fine della pacchia per i privilegiati della Repubblica. A giudicare dagli elenchi con le proiezioni del ricalcolo preparate dagli uffici di Roberto Fico, oltre una certa soglia di anzianità il vitalizio non solo non viene cancellato per far spazio ad una egualitaria e plebea elaborazione contributiva della pensione, ma matura interessi, gonfia, si fa vitalizio ad honorem. Così, per dire, in Toscana c’è il socialista Valdo Spini che con 8 legislature e 37 anni di sisifica attività politica, passerà dai 10.631,34 euro lordi mensili ai più ponderati e ponderosi 13.034,24 euro della riforma invocata, agognata, pretesa dai Catoni del Movimento. Una ficata, insomma. Per evitarlo, gli sherpa di Fico hanno previsto clausole di salvaguardia, sia in basso che in alto: così nessuno dovrebbe poter scendere sotto quota 1.500 euro o vedersi aumentare la pensione. I super vitalizi così sfuggirebbero all'applicazione ferrea del coefficiente, in sostanza resterebbero tali, altro che tagli. Dunque, D’Alema non è l’unico a cui si applicherà il “premio fedeltà” allo scranno da deputato. Gianfranco Fini resterà ai suoi 10mila euro, Arturo Parisi a 8mila... Gli esempi sono numerosi e in qualche caso clamorosi, testimonianze di un progetto un po’ scombiccherato che potrebbe mostrificarsi nel suo rovescio. E D’Alema diventarne l’anti-sponsor migliore, icona pop per l’associazione degli ex parlamentari che già annuncia ricorsi.

Il sondaggio lanciato qualche giorno...
Il sondaggio lanciato qualche giorno fa su Facebook dal M5s

Per l’ex premier che iniziò la sua carriera politica da consigliere comunale a Pisa, saltabeccando un po’ fra i banchi della Normale e le stanzette delle giovanili del Pci sotto la Torre senza mai completare gli studi di esimia formazione, la “riforma fica” ha un sapore di fredda vendetta, e per chi si affanna da mesi nel tentativo di apparire bravo, competente e coerente moralizzatore della politica ha il profumo di un beffardo autolesionismo tafazziano. Il faccione di D’Alema pochi giorni fa infatti è finito nel combo fotografico con cui il Movimento 5 Stelle ha lanciato il famoso sondaggio naufragato su Facebook: da una parte c’era l’alfiere dell’ortodossia grillina, dall’altra D’Alema in compagnia di Fausto Bertinotti, Cirino Pomicino e Ciriaco De Mita. Insomma, il messaggio doveva essere uno e solo uno: addio casta.

«Noi pensiamo che i vitalizi siano un privilegio indecente e Roberto Fico si sta impegnando per eliminarli. La casta non è d’accordo e addirittura vorrebbe denunciarlo per questo. VOI DA CHE PARTE STATE?», era il post dai toni un pizzico autcelebrativi. È finita a pizza e fichi, “Casta la victoria siempre”. Perché D’Alema&C hanno incassato il 62% delle preferenze e Fico un fico secco, appena il 38%. E pensare che D’Alema da un anno sui vitalizi non proferisce parola, nemmeno un sospiro. Evita l’argomento, lo ignora. Ma gli Scevola della Giggi Economy si sono impuntati e l’hanno usato come testimonial. Adesso rischiano di bruciarsi col fuoco.

 

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