Quotidiani locali

I furbetti delle liste d’attesa, 4 medici arrestati

Prato, garantivano visite “a nero” alle cinesi in ospedale. Ai domiciliari anche i 3 mediatori che procuravano le pazienti

PRATO

Le liste d’attesa non erano un problema per decine di pazienti cinesi bisognose di un consulto ginecologico. Bastava rivolgersi a una mediatrice con gli agganci giusti nel reparto di Ginecologica dell’ospedale Santo Stefano di Prato e fissare un appuntamento saltando a pie’ pari la coda. Per questo quattro medici in servizio all’ospedale (Elena Busi, Simone Olivieri, Ciro Comparetto e Massimo Martorelli) e tre cittadini cinesi (Wu Lihua, Li Jie e Zhou Qiongying) sono stati messi agli arresti domiciliari dai carabinieri del Nucleo investigativo con le accuse a vario titolo di peculato e truffa aggravata ai danni dello Stato. Ad altre quattro persone è stata notificata la misura dell’obbligo di firma.

Secondo le accuse, i quattro medici avrebbero effettuato visite private ginecologiche a decine di donne cinesi in orario di servizio e usando le strutture e i mezzi dell’Azienda sanitaria, incassando le parcelle al nero, dai 100 ai 150 euro a testa.

Le pazienti venivano inviate ai medici dai tre mediatori e pagavano la parcella ai mediatori (dai 100 ai 150 euro a testa), che poi ne giravano una parte ai medici e si tenevano 20 euro, ma alle pazienti non viene contestato niente, nella convinzione che non sapessero come funziona il sistema della prenotazione delle visite.

L’Asl ha collaborato coi carabinieri, che hanno filmato i passaggi di denaro in contanti, e ha avuto il tempo di sostituire i medici messi ai domiciliari.

In totale, è stato spiegato, gli indagati nell’inchiesta dei sostituti procuratori Lorenzo Gestri e Lorenzo Boscagli sono 18. Tra questi figurano anche altri quattro medici (di cui tre ginecologi) e un’ostetrica. Le loro posizioni sarebbero meno gravi perché coinvolti in un numero limitato di episodi, ancora da chiarire.

Ma l’inchiesta, iniziata nell’autunno del 2017, potrebbe riservare altri sviluppi. In particolare si tenterà di accertare se altri dipendenti o dirigenti dell’Azienda sanitaria erano a conoscenza della situazione e magari non l’hanno denunciata. Nell’inchiesta comunque, ha chiarito il procuratore Giuseppe Nicolosi, non è coinvolto il primario del reparto di Ostetricia e Ginecologia.

Le indagini sono iniziate nell’autunno dell’anno scorso quando una giovane donne cinese si presentò in ospedale perché si era sentita male dopo aver ingerito pillole abortive (Ru486). La ragazza disse di essersi rivolta a una mediatrice cinese che l’aveva accompagnata da un medico italiano che le dette le pillole. Una perizia ha poi accertato che quei medicinali potevano venire

solo dal circuito ospedaliero e le intercettazioni telefoniche disposte dalla Procura hanno consentito di risalire ai medici poi finiti agli arresti domiciliari, tra cui però non figura, perché non ancora individuato, quello che fornì alla giovane cinese le pillole per l’aborto. —

TrovaRistorante

a Livorno Tutti i ristoranti »

Il mio libro

NARRATIVA, POESIA, FUMETTI, SAGGI E TESI DI LAUREA

Pubblica il tuo libro