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Un ex venditore porta a porta: «Clienti sedotti per vendere i contratti»

Un ex venditore porta a porta: «Clienti sedotti per vendere i contratti»

Il racconto di un livornese: «Le mie colleghe erano disposte a tutto pur di truffare gli anziani»

PIOMBINO. «Pensavo di fare una prova di lavoro come magazziniere a Livorno. Mi sono ritrovato in uno paesello sperduto vicino a Piombino con due ventenni che, con un approccio subdolo e ammiccante nei confronti di anziani soli, provavano a truffarli vendendo contratti di luce, acqua e gas».

Francesco ha 26 anni e un mese fa legge sulla pagina del Centro per l’impiego di Livorno che un’azienda cerca un magazziniere. Si presenta e il copione è lo stesso trovato da noi in un colloquio sostenuto nella zona industriale del Picchianti. Alla fine l’offerta, anche se poco chiara, è quella di un lavoro porta a porta. «Sono rimasto sorpreso quando mi sono presentato per un giorno di lavoro in prova e dal responsabile che mi aveva fatto il colloquio il giorno precedente sono stati subito dirottato su due lavoratrici giovanissime, avranno avuto sì e no 20 anni. Mi sono chiesto cosa avessero a che fare loro con il magazzino».

"Come in una setta": la testimonianza choc di una ex venditrice porta a porta Una ragazza di 27 anni ha lavorato per una settimana con la stessa società con la quale noi de Il Tirreno, spacciandoci per disoccupati alla ricerca di lavoro, abbiamo fatto un colloquio pochi giorni fa a Livorno. Ecco il suo racconto, che mette i brividi - L'ARTICOLO: "Io schiava a 2,5 euro l'ora"


Praticamente nulla. Francesco si trova in auto con queste due belle ragazze che iniziano a fargli delle strane domande. «Mi chiedevano se fossi fidanzato o meno, si mostravano molto gentili, ammiccanti. Un atteggiamento strano, che mi metteva quasi a disagio – racconta - alla fine ci siamo ritrovati in un posto del quale non ricordo neanche il nome. Era vicino a Piombino, intorno a noi solo un paio di case, tanta campagna e le poche tracce di civiltà erano un bar e un tabaccaio». Presto Francesco capisce di essere finito in un raggiro. «Le due ragazze, vestite come se dovessero fare una sfilata di moda, mi hanno detto di seguirle. Il nostro compito? Vendere contratti suonando casa per casa, meglio se agli anziani – racconta il giovane –. Io ero indignato. In primis perché non volevo assolutamente essere coinvolto in questo tipo di lavoro. Ma ancora di più perché l’approccio delle ragazze con i clienti uomini era subdolo: cercavano di sedurre i clienti per spingerli a firmare i contratti. Purtroppo per le vittime, in particolare anziani, molti cadevano nella trappola».

LA NOSTRA CAMPAGNA SUI LAVORATORI SFRUTTATI

Francesco vorrebbe intervenire subito, ma quelle due ragazze sono il suo unico passaggio per tornare a casa. Dopo un paio di case “visitate” il ragazzo, però, si ribella. «Le accuso di avermi rapito e chiedo di riportarmi indietro. Loro si rifiutano, a quel punto le mando a quel paese. Risultato? Ho dovuto prendere il bus per andare a Pisa e poi da Pisa il treno per tornare a Livorno. E da qui un altro bus per raggiungere la zona industriale del Picchianti. Impiegando un sacco di tempo, soldi e facendo preoccupare i miei cari. Vorrei capire solo perché i competenti organi di giustizia non ci aiutano e tutelano. A questo punto l’unica nostra arma è quella di raccontare le nostre storie per evitare ad altri di cadere in queste trappole e fermare queste aziende».


 

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