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Debutta in Toscana l’agenzia unica del lavoro

Lo Stato ha finanziato 22 milioni di euro per la riforma dei centri per l’impiego I 53 sportelli locali saranno coordinati da un unico polo a livello regionale

LIVORNO. Doveva nascere nel 2014 con la soppressione delle Province. La sua attuazione venne sospesa: c’erano da riordinare le competenze tra enti a livello nazionale e da attendere gli esiti del referendum costituzionale del 4 dicembre 2016. Il voto, con la maggioranza dei pareri contrari alla riforma, di fatto tenne in vita le Province, seppur già svuotate di funzioni. Tra cui i servizi per il lavoro. E poi mancavano le necessarie coperture.

Adesso le risorse sono arrivate (in tutto 22 milioni e 400. 000 euro dallo Stato), e così l’Arti, l’Agenzia regionale toscana per l’impiego, può partire. Questo nuovo modello delle politiche sull’occupazione è diventato legge regionale venerdì scorso, su proposta degli assessori toscani al lavoro e al personale, Cristina Grieco e Vittorio Bugli. Il consiglio regionale ha approvato a maggioranza la costituzione dell’Arti, con l’astensione degli esponenti del Movimento 5 Stelle e della Lega Nord, e il voto contrario di Fratelli d’Italia.

CHE COS’È L’ARTI

L’Agenzia regionale toscana per l’impiego in sostanza coordinerà l’attività dei 53 centri per l’impiego presenti in tutto il territorio della Toscana, un servizio che faceva capo ai vari enti provinciali. Si occuperà delle misure di politica attiva e dei servizi erogati a cittadini e imprese, in coerenza con i livelli essenziali delle prestazioni stabiliti a livello nazionale e con gli standard qualitativi regionali.

La nuova Agenzia subentrerà, a titolo gratuito, anche nelle quote della società in house di diritto privato Fil (Formazione innovazione lavoro), che gestisce i centri per l’impiego della Provincia di Prato.

DIPENDENTI TRASFERITI

Da gennaio erano già inquadrati, ma ancora “in prestito”, nel personale della Regione i 417 dipendenti (tra cui 4 dirigenti) delle Province e della Città metropolitana di Firenze che oggi lavorano nei centri per l’impiego.

Diventeranno a tutti gli effetti lavoratori della Regione entro il 30 giugno prossimo (lo Stato, per questo “passaggio”, ha assegnato risorse pari a 18 milioni di euro), secondo le indicazioni della legge nazionale 205/2017, sulla “transizione in capo alle Regioni delle competenze gestionali in materia di politiche attive del lavoro esercitate attraverso i centri per l’impiego”.

Inoltre, come ha annunciato il governatore Enrico Rossi, nel giro di un anno dovrebbero essere stabilizzati nell’Arti anche un centinaio di persone impiegate nei centri per l’impiego con contratti a tempo determinato (per la stabilizzazione dei precari è stata stanziata per la Toscana una cifra di 4 milioni e 400. 000 euro).

IL MODELLO ORGANIZZATIVO

Una regia e una gestione unica servirà a garantire maggiore omogeneità del servizio, questo è l’impianto della legge in vigore da venerdì. È competenza della Regione, dunque, la programmazione, il monitoraggio e l’analisi delle politiche del lavoro, la definizione degli interventi finanziati attraverso fondi comunitari, nazionali e regionali, e la definizione delle linee di indirizzo e degli obiettivi della rete regionale dei centri per l’impiego, nonché degli standard di qualità dei servizi per il lavoro. Sarà sempre la Regione che si raccorderà, al riguardo, con l’Agenzia nazionale per l’occupazione.

IL POTENZIAMENTO

DEI CENTRI PER L’IMPIEGO

Secondo indagini Irpet effettuate nel 2017, i centri per l’impiego toscani ricevono mediamente 300. 000 utenti l’anno e 17. 000 imprese, con l’erogazione di quasi 1 milione di interventi di politica attiva e di 30. 000 servizi di consulenza. Numeri importanti per un servizio sempre più strategico, che non si limita a incrociare domanda e offerta di lavoro, adeguandosi agli orientamenti comunitari e alle misure fissate dalla riforma nazionale del lavoro.

Gli uffici territoriali, infatti, si occupano anche di formazione e riqualificazione, di orientamento al disoccupato nel mercato del

lavoro, valutano le singole competenze, definiscono i profili di occupabilità, promuovono le figure nei vari canali e offrono consulenze. Tutti servizi rivolti non solo ai lavoratori, ma anche a datori di lavoro e imprese distribuite sul territorio.

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