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Nuova cura per il cancro al colon, l’America premia ricercatore di Pisa

Daniele Rossini, 30 anni, trova una cura più efficace basata su un migliore dosaggio dei farmaci 

PISA. Un’eccellenza pisana premiata al più grande convegno medico al mondo. Un giovane ricercatore e il suo gruppo di lavoro dell’Università di Pisa che presenterà gli studi sul cancro al colon a molti dei 30mila oncologi che stanno partecipando in questi giorni a Chicago al congresso Asco (American society of clinical oncology).

Per Daniele Rossini, 30 anni, la soddisfazione di ricevere per il secondo anno consecutivo il “Conquer cancer foundation merit award”, premio che ogni anno va a 127 giovani ricercatori (solo 10 italiani) che si sono distinti a livello mondiale per studi particolarmente significativi che segnano un progresso nella lotta al cancro. Un “bis” difficile da centrare ma riuscito a Rossini che si occupa del tumore retto metastatico in collaborazione con il gruppo oncologico nord-ovest e sotto la guida del professor Alfredo Falcone e della dottoressa Chiara Cremolini.

In cosa consiste il suo studio?

Il cancro al colon è al secondo posto tra i tumori più diffusi in Italia dopo il cancro al seno e nel 2017 ha fatto registrare nel nostro Paese 37. 500 nuovi casi. Lo studio dimostra l’efficacia di riutilizzare in terza linea nel cancro al colon metastatico una parte di farmaci già usati in prima linea, puntando su una tecnica di biopsia liquida per selezionare in maniera mirata pazienti in grado di rispondere al meglio alle terapie. Uno studio al quale ha collaborato anche l’unità operativa di farmacologia clinica e farmacogenetica diretta dal professor Romano Danesi.

Una nuova arma contro la malattia?

Le associazioni di chemioterapia disponibili al giorno d’oggi per questa neoplasia sono piuttosto limitate. Per questo possiamo dire che questa, anche se di applicabilità è ancora presto per parlarne in numeri attendibili, è un’importante arma in più per i malati.

Un onore essere tra i 127 premiati?

Certo, anche perché per due anni di fila potrò spiegare gli studi dell’Università di Pisa a uno dei più importanti congressi medici al mondo. Io sono il primo firmatario di questo studio, che si chiama “Cricket”. Ma per ottenere risultati nella ricerca sono fondamentali lavoro di squadra e tanto tempo. Basti pensare che questo studio è stato impostato da Chiara Cremolini quando io ancora stavo studiando, più di cinque anni fa. Il laboratorio di Pisa ha prodotto in questo periodo miliardi di risultati e di questi noi ne prendiamo soltanto alcuni utili per la gestione dei pazienti.

Daniele Rossini
Daniele Rossini


Cosa ti piace del tuo lavoro?

Direi la reversibilità. Quindi la possibilità di poter dare una mano ai pazienti in un momento di forte difficoltà. Questo è il riscontro pratico di ciò che facciamo tutti i giorni in laboratorio. Una parte affascinante del mio lavoro.

Vorrebbe continuare a fare ricerca a Pisa?

Mi sono laureato a Roma ma a Pisa mi sono specializzato. La scelta è stata semplice, visto che quella pisana è una Università con un centro di eccellenza internazionale conosciuto in tutto il mondo per l’oncologia. Ho trovato un ambiente stimolante che incentiva molto anche i giovani come me. Io vorrei restare in Italia e a Pisa anche quando mi specializzerò, ma questa decisione non dipende solo da me ma anche dalle opportunità che avrò in futuro. Per fare ricerca, oltre alle risorse economiche, serve anche una grande organizzazione. Non è sempre facile averla in Italia, ma voglio restare e fare ricerca nel mio Paese.

Quando presenterà il suo studio a Chicago?

Il convegno dell’Asco dura cinque giorni. Domani, lunedì 3 giugno, avrò modo di presentare a una vasta platea di oncologi proveniente da tutto il mondo il nostro studio Cricket. Un onore, perché quello che viene fuori dall’Asco porta verità di rilievo grazie alle presentazioni di molti dati originali. Ci sono sessioni che vengono chiamate educazionali. Quando, cioè, tutti gli esperti illustrato i loro dati e le loro ricerche che, in molti casi, possono diventare trattamenti che adesso sono uno standard internazionale.

 

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