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«Offresi un posto da magazziniere», ma è un’illusione

«Offresi un posto da magazziniere», ma è un’illusione

Livorno, dopo le segnalazioni dei lettori abbiamo preso parte al colloquio di lavoro: dietro all’annuncio la vendita porta a porta

Questa nostra inchiesta nasce da alcune segnalazioni dei lettori. Così abbiamo sostenuto un colloquio per capire in prima persona cosa c'è dietro: ecco il racconto del nostro giornalista

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LIVORNO. Sono stato disoccupato per un giorno. Quasi due. Alla ricerca di un lavoro come magazziniere. Mi sono ritrovato a sostenere un colloquio in un ufficio ricavato dentro un centro fisioterapico, dribblando anziani in fila per una visita. All’inizio ero finito anche fuori da un laboratorio di pasticceria. Posto sbagliato, ma non a caso. E dopo il colloquio sarei anche stato preso per un giorno di prova. Il lavoro? Vendere contratti di luce, acqua e gas con il classico porta a porta. Per otto ore al giorno, con un manipolo di potenziali lavoratori di tutte le età che si sarebbero giocati il posto con me in una giornata valutativa. Niente a che vedere con l’offerta iniziale.

LE SEGNALAZIONI

La caccia al lavoro nasce da una pioggia di segnalazioni arrivate alla nostra redazione. Tanti lettori dicono di essere stati convocati per un colloquio di lavoro a Livorno, come addetti alla logistica. Ci si deve presentare all’indirizzo indicato nella zona industriale al Picchianti. L’indirizzo, però, è sbagliato. E da un magazzino chiuso ci si sposta a un altro ufficio. Colloquio veloce, tante parole e alla fine la richiesta di partecipare a una selezione per la vendita porta a porta di contratti.

Provo a verificare di persona. Mi faccio dare il numero della segretaria, telefono e dico di essere interessato per il colloquio da magazziniere. Dopo neanche 24 ore vengo richiamato. «Cerchiamo addetti alla logistica del magazzino e commessi alla clientela – mi spiega una voce femminile –. Stiamo cercando queste figure con urgenza. Profili full-time, dal lunedì al venerdì 8 ore con pausa pranzo. Si presenti a Livorno in via Leopardi 20. Porti un curriculum stampato».

Ringrazio e chiedo il nome dell’azienda. «Come ci chiamiamo? Gruppo Op». Risposta non immediata. Voce incerta. Sarà un caso, ma in via Leopardi 20 a Livorno una società con quel nome non esiste.

L’INDIRIZZO SBAGLIATO

Non riesco a trovarlo. Sto girando da dieci minuti come un’anima persa. Al civico 20 di via Leopardi, zona industriale del Picchianti a Livorno, non c’è traccia di nessun ufficio. Controlliamo ancora, l’indirizzo è quello giusto. Ma un cancello chiuso con il lucchetto lascia intravedere un capannone. Dentro macchinari e scaffali di una pasticceria. Forse quello è il magazzino nel quale dovrò lavorare. «Qui non si tengono colloqui. Sono in fondo al piazzale a sinistra». Un cartello alle spalle del magazzino mi toglie il primo dubbio: se ho sbagliato, non sono il primo ad aver capito male il numero civico dove si terrà la prima selezione.

Chiamo di nuovo la segretaria e spiego che di fronte a me ho un cancello con un lucchetto. «Hanno sbagliato e l’hanno chiuso, venga al numero 18 entrando nel centro fisioterapico. Suoni dove trova il cartello “colloqui”». Ci spostiamo e, saltando una serie di persone in fila per effettuare una visita o una terapia, arriviamo alla porta. E in effetti non ci sono indicazioni per il “Gruppo Op” ma solo un foglio bianco con la scritta stampata “colloqui”. Suoniamo e veniamo accolti da una segretaria. Le consegniamo il curriculum e ci sediamo in sala di attesa. Dove qualcuno, prima del nostro arrivo, deve aver fumato qualche sigaretta di troppo.

CANDIDATI E COLLOQUIO

Iniziamo a insospettirci. Perché nella sala di attesa con noi c’è una ragazza che avrà sì e no vent’anni. Non sappiamo il suo curriculum, ma ci risulta difficile sia lì come noi per un posto da magazziniere. La conferma arriva poco dopo, quando si siede in attesa un’altra ragazza under 30 e poco dopo una donna di mezza età. Dopo pochi minuti di attesa è il nostro turno e veniamo spostati in un ufficio dove ci accoglie un uomo ben vestito. Ha meno di 30 anni. Si presenta con nome e cognome e noi, dopo un rapido controllo, scopriamo che su Facebook dichiara di lavorare non per il “Gruppo Op” ma per la società Juice Always On.

Inizia a parlarci comunque dell’azienda, senza farne mai il nome. «Abbiamo 24 filiali in tutta Italia, la holding è a Roma e ci stiamo allargando ancora – ci spiega iniziando a scrivere sul nostro curriculum –. Non abbiamo un nostro prodotto o un nostro marchio, lavoriamo per fabbriche, industrie e alcune multinazionali. Da tre anni lavoriamo con il gruppo Samsung e da più di un anno abbiamo integrato un appalto con la raffineria del gruppo Eni qui a Stagno». Bene, ma il lavoro da magazziniere? «In realtà Alessandro stiamo cercando due figure che si occupino più di rapportarsi con la clientela – ci dice il nostro potenziale superiore –. Lavoro di back e front office». Niente lavoro da magazziniere, ma ancora non capiamo.

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LA GIORNATA DI PROVA

«Come abbiamo deciso di scegliere questi candidati? Con una giornata per capire se il candidato ha i requisiti che ricerchiamo». Una prova, dunque, per un lavoro da 8 ore al giorno per 1200 euro al mese. Anche se non si capisce con quale contratto. E ancora non so per che tipo di lavoro. La scoperta la faccio appena 24 ore dopo. Si tratta della vendita di contratti di luce, acqua e gas con il vecchio porta a porta. Non partecipo e declino l’invito. Ma il numero di procacciatori pronti a buttarsi nella mischia è alto. Al netto della nebulosa pratica di recruiting.

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LA RISPOSTA DI ENI: "AGENZIA GIA' DIFFIDATA"

Il colloquio di lavoro dura 12 minuti. E il fantomatico “Gruppo Op” che avrebbe anche una sede a Livorno non sembra esistere. Così come non ci sono tracce della collaborazione avviata con grandi industrie e multinazionali. «Eni precisa di non aver alcun rapporto in corso né con il Gruppo Op né con la Juice Always On e che quanto accaduto è frutto di un’iniziativa personale della persona che ha tenuto il colloquio - spiega Eni -. La persona in questione lavora per un’agenzia di Eni gas e luce. Eni conferma che l’agente in questione non è più autorizzato alla vendita dei propri prodotti e che ha diffidato l’agenzia dall’uso di simili pratiche per il recruiting».

Abbiamo contattato anche l’ufficio stampa di Samsung che, in tre giorni, non è riuscito a trovare legami più o meno diretti con il “Gruppo Op”. «Le società Five e Juice operano da tempo su Livorno, Pisa e in lucchesia con questi sistemi di recruiting - spiegano dal portale Lavoro Anomalo -. Spesso propongono pagamenti per prestazione occasionale e superati i 5000 euro annui obbligano ad aprire la partita iva. La vendita porta a porta è fatta a norma di legge, ma la regola di “ingaggio” non lo è assolutamente».

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