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La stupra e poi la marchia sul gluteo: «Ora sei mia, tutti lo sanno»

La stupra e poi la marchia sul gluteo: «Ora sei mia, tutti lo sanno»

Pisa, condannato per violenza sessuale sulla ex che sfregia con un taglierino. Poi posta su Facebook il segno di proprietà: «Punzonata come il bestiame»

PISA. L’ha marchiata sul gluteo dopo averla violentata, usando la lama del taglierino. Poi ha postato la foto di quell’infinita crudeltà direttamente sul suo profilo Facebook. «Così d’ora in poi tutti sanno che sei mia», ha ricostruito in aula Giuseppe Carvelli, l’avvocato della donna, che si è costituita parte civile nel processo contro l’ex compagno e padre di sua figlia. Per la donna l’incubo, l’umiliazione sui social network, la grande paura di morire e 12 punti di sutura, per l’uomo il carcere Don Bosco (dove già era rinchiuso in regime di misura cautelare ndr), visto che con il rito abbreviato è stato condannato a sei anni di reclusione e a pagare una provvisionale di 20mila euro dal giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Pisa, Giuseppe Laghezza, per violenza sessuale, sequestro di persona e lesioni personali.

La violenza si consuma sei mesi fa. È una mattina di ottobre a Pisa. Siamo in pieno centro, vicino all’asilo nido dove è iscritta la figlia della donna, di cui Il Tirreno non indica il nome e il cognome in quanto vittima di violenza sessuale. È la bambina venuta al mondo proprio da quella relazione, che di lì a poco si trasformerà in violenza. La donna ha appena lasciato la piccola alle educatrici quando trova l’ex convivente, il babbo della bimba: un africano di 37 anni con il quale non sta più. A questo punto – secondo quanto ricostruito dalla procura – lei sotto minaccia lo segue fino in casa, anche se gli avvocati dell’impututato - Massimo Parenti e Sara Baldini – hanno fatto notare al giudice che nel tragitto dall’asilo all’abitazione non risulta che l’ex compagna abbia mai chiesto aiuto ai passanti, numerosi durante le ore di ingresso al lavoro.

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Poi, una volta entrati in casa dove c’è una terza persona che esce subito, si consuma la violenza. Prima il sesso non consenziente, poi il marchio, come gli allevatori fanno con il bestiame. Secondo l’avvocato di parte civile, Giuseppe Carvelli, l’uomo avrebbe usato la lama di un taglierino, dicendo: «Così d’ora in poi tutti sanno che sei mia». Durante la violenza sessuale, sempre secondo il legale, la vittima sarebbe rimasta inerme sotto la minaccia implicita dell’uso di uno spray urticante, come quelli in dotazione alle forze dell’ordine, visto che evidentemente sapeva che quell’arma al peperoncino per difendersi dalle aggressioni, sebbene legale, fosse nella disponibilità dell’uomo. Durante tutto questo lasso di tempo la porta della camera da letto era chiusa a chiave. Chiavi che l’uomo non aveva lasciato certo nella serratura, ma nascosto da qualche parte per evitare che la donna scappasse, come ha ricostruito l’avvocato Carvelli davanti al giudice.

Dopodiché, a violenza sessuale avvenuta e con il marchio già impresso sul gluteo, l’ex convivente scatta una foto dal cellulare e la pubblica su Facebook. Una ricostruzione – quella fornita dalla donna attraverso il suo legale, che l’assiste nel procedimento a palazzo di giustizia – contestata in aula dall’avvocata Sara Baldini, che sostiene come non ci siano referti medici che attestino la violenza sessuale. Per questo, la legale, ha annunciato il ricorso alla Corte d’appello di Firenze. Intanto, l’uomo, rimarrà nel carcere di via Don Bosco, dove si trovava già in regime di misura cautelare. Proprio negli ultimi mesi – lo ha sottolineato in aula l’avvocata Baldini – il detenuto ha ricevuto diverse lettere dall’ex amata. Missive d’amore nonostante quell’uomo – il padre di sua figlia – le avesse fatto così male, umiliandola su Internet e marchiandola come si fa con gli animali al pascolo.

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