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Cari politici, ridiamo pure ma non è divertente

Sbeffeggiati e contenti. Anzi più vengono derisi, privati di quel minimo di autorevolezza che pure il ruolo richiede, e più si godono il quarto d’ora di futile celebrità. Così molti parlamentari si prestano al rito mediatico della presa per i fondelli in trasmissioni radio e tv

Sbeffeggiati e contenti. Anzi più vengono derisi, messi alla berlina, privati di quel minimo di autorevolezza che pure il ruolo richiede, e più si godono il quarto d’ora di futile celebrità. Quasi ogni giorno, sia in radio che in tv, un drappello di parlamentari si sottopone spontaneamente al rito mediatico della presa per i fondelli. Domande solo all’apparenza impertinenti nascondono invece un becerume di fondo. Di destra, di sinistra oppure né di destra né di sinistra, felici di mostrarsi “qualunquemente” come un Cetto La Qualunque in carne e ossa.

Mi domando ogni volta: perché lo fanno? Innegabile. Il teatrino è divertente. Vedere il deputato X o la senatrice Y rievocare il primo amore di gioventù, canticchiare stonati la canzone del cuore, balbettare sulle capitali dell’America Latina vale oro per lo share. Resta però, alla fine della commedia, nella mente del cittadino-spettatore un’unica sensazione: la superficialità e l’impreparazione di una parte significativa degli eletti in Parlamento.

Non mi riferisco solo a questa legislatura o a quella precedente. Arlecchinate di questo genere hanno radici nel tempo, 20/30 anni forse. Quando si è diffusa l’illusione che il consenso elettorale potesse derivare dall’apparenza e non dalla sostanza. Sia chiaro: nessuna nostalgia della politica esercitata come mistero esoterico o potere sacrale. Mi interrogo invece sugli effetti prodotti dal continuo impoverimento del linguaggio pubblico.

La storia moderna ha insegnato come le élite siano state in grado di dirigere processi culturali e sociali di una nazione. Nel bene come nel male. Ma se il discorso politico si limita al chiacchiericcio o al gossip quale presa può avere su classi sociali frammentate e in crisi di rappresentanza?

Una risata dunque ci seppellirà? È il rischio per nulla gioioso di una democrazia parlamentare resa ancor più fragile, per vanità e stoltezza, dall’auto-delegittimazione praticata dai suoi stessi componenti. Buona domenica. 

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