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È in permesso per curare il padre malato, va in Africa e mette le foto su Fb: licenziata dall'Asl

Lucca: doveva accudire il genitore, vola in Tanzania e posta le immagini della vacanza sui social. Fisioterapista patteggia in tribunale, poi l’azienda sanitaria la caccia

LUCCA. Sfruttava i permessi della 104 per andare in vacanza: fisioterapista licenziata. Quella vacanza in Tanzania, con tanto di foto pubblicate su Facebook per condividere con gli amici le meraviglie del Kilimangiaro, le è costata il posto. Perché la 46enne lucchese, fisioterapista dell’Asl, in quegli stessi giorni avrebbe dovuto essere a casa per prendersi cura di un genitore non autosufficiente. Questo, almeno, aveva indirettamente comunicato all’azienda sanitaria, nel momento in cui aveva chiesto e ottenuto di usufruire (per quegli stessi giorni) dei permessi retribuiti previsti dalla legge 104, quella che consente al dipendente di assentarsi dal lavoro 2-3 giorni al mese per dare assistenza a un parente malato o affetto da handicap. Una misura di civiltà, di cui purtroppo qualcuno si approfitta. Come in questo caso.

CADUTA NELLA RETE

Le immagini postate sui social dalla fisioterapista addetta alla riabilitazione cardiologica, con tanto di data e luogo, hanno attirato le attenzioni e i malumori di qualche collega, che invece di andare alla scoperta del continente nero era a lavorare in ambulatorio. E il malumore col tempo è cresciuto visto che tale pratica si è protratta nel tempo (di mezzo c’è anche un viaggio negli Stati Uniti). Alla fine il chiacchiericcio è arrivato ai piani alti dell’Asl, da dove è partito un esposto alla procura di Lucca. Gli inquirenti non hanno perso tempo affidando le indagini alla aliquota della Guardia di Finanza della polizia giudiziaria. Nel corso di una perquisizione effettuata a casa della donna sono stati raccolti numerosi elementi probatori: biglietti, dépliant, ricevute e scontrini legati a viaggi in Tanzania e negli Stati Uniti proprio in concomitanza con i permessi legati alla legge 104. A metà del 2017 il sostituto procuratore Enrico Corucci ha chiesto il rinvio a giudizio. L’accusa che pendeva sul capo della donna era di quelle pesanti: truffa ai danni dello Stato. Viste le prove a carico dell’imputata e su consiglio del suo legale, nel corso dell’udienza preliminare la donna ha optato per il patteggiamento. Scelta che le ha consentito di uscire dall’aula con una pena di pochi mesi.

LA PALLA ALL’ASL

Concluso l’iter giudiziario, l’azienda sanitaria è intervenuta sul piano disciplinare con un provvedimento drastico quanto risolutivo: licenziata e senza preavviso. Come spesso avviene in casi del genere, infatti, le amministrazioni pubbliche attendono che la giustizia ordinaria faccia il suo corso, dopodiché – forti anche del pronunciamento di un giudice – si prendono i provvedimenti del caso. La notizia del licenziamento è contenuta in una determina pubblicata sull’albo pretorio dell’Asl nord ovest. «Il 23 gennaio 2018 – si legge nel documento firmato dalla dottoressa Daniela Murgia – è stato attivato un procedimento disciplinare nei confronti del dipendente (il nome non è indicato nel testo, ndr) che è stato definito il 20 marzo con l’adozione della sanzione del licenziamento senza preavviso». Dal 30 marzo scorso, dunque, la fisioterapista, che a quanto pare è molto brava nel suo lavoro, è ufficialmente disoccupata. E per il momento non ha intenzione di ricorrere contro la decisione dell’azienda.

L'ospedale di Lucca
L'ospedale di Lucca


LA SENTENZA DI CASSAZIONE

Del resto la giurisprudenza in questi casi è chiara: chi abusa dei permessi della legge 104 può essere licenziato per giusta causa dal datore di lavoro. Dopo la sentenza del 2016 (vedi sopra) lo ha confermato la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 8209/2018 dell’4 aprile. In questa circostanza i giudici si sono espressi su un caso analogo: ovvero quella di una dipendente licenziata da un’azienda sanitaria della Liguria per abuso della legge 104. Chi lo fa, sostengono i giudici, commette un reato perché percepisce un’indennità economica, anticipata dal datore di lavoro, ma di fatto pagata dall’Inps. Per il licenziamento per giusta causa, ovvero senza preavviso, non è necessaria, così confermano i giudici della Cassazione, la reiterazione dell’abuso, vista la gravità della condotta, basta dimostrare il comportamento in malafede verso il datore di lavoro. Quello della fisioterapista non è un caso isolato: i furbetti della 104 sono molti in Italia. Giorni fa il presidente della Regione Sicilia Nello Musumeci ha denunciato la presenza di 2.350 dipendenti che usufruiscono dei permessi, su 13mila. Anche in provincia di Trento una dirigente è stata accusata di truffa aggravata per reiterazione dell’abuso. Persino a Lucca ci sono dei precedenti, sebbene questo siamo il primo episodio in cui si è arrivati al licenziamento.
 

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