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Muore per un tumore non diagnosticato
La figlia: «Dissero che era una bronchite»

Cinque volte dimessa dal pronto soccorso del Noa di Massa, poi al Versilia l’amara scoperta: «Ora voglio la verità»

MASSA. Nessuno si era accorto che la signora Giuseppina aveva un tumore. Nonostante il male fosse in fase più che avanzata. E nonostante i numerosi controlli e i ricoveri a cui era stata sottoposta. Eppure era seguita dai medici, perchè stava male, tanto che, l’ultima volta che la figlia, Maria Rosa Bui, l’aveva accompagnata al pronto soccorso del Noa di Massa, alla donna era stata diagnosticata una sincope. E quando, finalmente, il tumore è stato diagnosticato, per Giuseppina Cardillo non c’era più nulla da fare.

Ora che la madre non c’è più, la figlia Maria Rosa Bui, ha deciso con coraggio di raccontare la vicenda. Mostra tutte le carte della madre la signora: cartelle cliniche, esami, referti medici. E parla con dolore ma senza acrimonia: «Non voglio niente, solo sapere la verità; se qualcuno ha sbagliato voglio che non si ripeta».

Aveva 78 anni la signora Giuseppina e molti acciacchi dovuti all’età: era diabetica, aveva avuto un infarto e per questo era costantemente sotto controllo. «Sono in tutto cinque le volte che ho portato mia madre al pronto soccorso del Noa, perché non stava bene. Si sentiva stanca, le tremavano le gambe, aveva sempre freddo. Poi sveniva all’improvviso. Facevamo le corse al Pronto soccorso, e il referto era sempre lo stesso: sincope. Il 27 ottobre dell’anno scorso venne ricoverata per un giorno, mi dissero che era bronchite, le diedero un antibiotico e la mandarono a casa. Quel giorno il suo tumore, ho scoperto dopo, era già ad uno stadio avanzato». «La mamma- racconta la signora Rosa- non stava bene. Continuava ad avere sempre gli stessi malesseri. Il 7 gennaio sviene a tavola. Quel giorno la dimisero con lo stesso referto: sincope. Era domenica. Lunedì la mamma mi disse: “mi sento di andar via”. Chiamai il nostro medico di base, le feci vedere l’ultimo referto del Noa. La dottoressa mi consigliò di portarla al pronto soccorso della Versilia». Al Versilia i medici decidono di ricoverarla e la sottopongono a varie analisi; il 10 gennaio la signora Bui scopre che la madre aveva un tumore di sei centimetri nella vagina, con metastasi a tutti gli organi e linfonodi. Impossibile qualsiasi tipo di operazione e anche la chemioterapia non avrebbe potuto più nulla. E così il 5 febbraio la donna viene portata all’Hospice per le cure palliative della Don Gnocchi di Marina di Massa, dove muore il 27 marzo. «A ottobre- racconta sempre la figlia- quando al Noa la tennero per un giorno diagnosticando una bronchite il tumore già c’era. Non le fecero neanche una analisi. Faceva visite cardiologiche, dopo l’infarto, ogni sei mesi. Era sempre sotto controllo, come è possibile che sia sfuggito a tutti?»

Il dottor Alberto Conti, primario del pronto soccorso del Noa, si è informato sulla vicenda e prova a ricostruire: «Purtroppo, può accadere che in due precedenti visite al pronto soccorso, a mesi di distanza, non fosse stato diagnosticato un tumore alla cervice uterina. Stiamo parlando di una paziente che presentava un quadro generale complesso, con insufficienza renale, diabete, catetere vescicale a permanenza pregresso. In entrambi i casi degli accessi al pronto soccorso del Noa, ad ottobre e il 7 gennaio, sono stati svolti esami specifici verso la causa d’accesso, la prima volta per affanno e la seconda presiconcope. Sia nel primo caso che per quello dello svenimento, che si chiama episodio presincopale sintomatico, avvenuto mentre beveva acqua, aveva solo glicemia un po’ elevata, a 146, e ci sta in una paziente diabetica, ma gli altri esami erano sostanzialmente non significativi. Un tumore lo si cerca se il quadro clinico informa il medico di un sospetto; ad esempio perdite di sangue, che in

quei casi non risultavano e non sono state riferite. Tenga conto che quando andò al pronto soccorso del Versilia, e presentava anche anemia e astenia, aveva già programmata per il giorno successivo una tac addominale da svolgersi a Carrara, concordata tra medico curante e ospedale».

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