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Fra etica e stili di vita il boom dei vegani

Aumenti fino al 37% dei consumi di chi rifiuta i derivati animali 

C’è stato un breve periodo della mia vita in cui sono stata vegana. Accadeva una manciata di anni fa ed è stato, a dire la verità, un periodo molto breve. Credevo di avere delle motivazioni etiche forti, ma evidentemente non lo erano abbastanza se, davanti alla quotidianità, erano crollate malamente. In quel periodo, però, ho scoperto che essere vegani è molto faticoso.

Per prima cosa la gente (tutta la gente) si sente in diritto, a volte perfino in obbligo, di giudicarti: come fai a non mangiare la carne? Come fai a vivere senza formaggi? E le uova, vogliamo parlare delle uova? Ma ti rendi conto delle mancanze nutrizionali? Ti rendi conto di come metti in difficoltà le persone? E poi tu, che ami le borse e le scarpe di pelle, che fai, le butti? Queste erano solo alcune delle domande che mi ponevano continuamente, e sempre con un astio incredibile. Non sapevo cosa rispondere, e mi sentivo un poco la mia amica Martina Donati, autrice di due splendidi volumi di cultura vegana ( “Keep calm e diventa vegano” e “Il Mangiavegano”, entrambi pubblicati da Newton Compton Editori), quando sosteneva il suo punto di vista. Mi sembrava assurdo che persone placide si accanissero così tanto su quella che reputavo una scelta personale, niente di più. Con i mesi avevo imparato a fare finta di niente, alzando le spalle e dicendo semplicemente “questo non mi va”. Eppure lo scontro era sempre dietro l’angolo, e sottendeva l’evidente incapacità di creare un dialogo propria dei nostri tempi. Essere vegani – che vuol dire eliminare completamente tutti i derivati animali dalla propria alimentazione, e dal proprio vestiario – è una scelta impegnativa, a volte vissuta come una religione, praticata da quasi 2 milioni di italiani (Rapporto Eurispes 2017). Un giro d’affari da 700 milioni di euro secondo l’Osservatorio VeganOK, che evidenzia come i consumi di alimenti sostitutivi stiano raggiungendo aumenti incredibili, dalle zuppe (+37% rispetto al 2016), alle alternative alla carne (+27,1%) o al latte (+19%). Non c’è dunque da stupirsi che per incanalare questa nuova spinta di consumi, dettata per alcuni dall’etica e per altri da motivi prettamente salutistici, nascano aziende e prodotti. Non c’è da sorprendersi che manifestazioni un tempo di nicchia, diventino trasversali e sempre più attraenti. È il caso del “VeganFest” che si battezza come il più grande festival d’Europa e, nel fine settimana, ha ospitato 80 espositori al Polo Fiere di Lucca. Giunto alla sua undicesima edizione, sempre in collaborazione con VeganOK, il Festival ha messo insieme una sequenza di presentazioni, street food, degustazioni, cooking show e conferenze scientifiche. Un modo per approcciarsi alle abitudini, che a volte prendono i confini della filosofia, in modo laico e all’insegna della comprensione. Unico strumento per cercare di annullare quella ridicola schermaglia, promossa adesso dai vegani integralisti adesso da chi li contrasta in modo intransigente, ormai anacronistica e di cui tutti siamo stati, almeno una volta nella vita, testimoni.

Ricordo ancora quando, anni fa, mi ritrovai a una cena di Capodanno con alcuni amici a Pennabilli, paese di straordinaria bellezza in Romagna e luogo prediletto di Tonino Guerra. A cena, in una piccola casa vicina alla piazza principale, davanti al caminetto, uno degli invitati aveva chiesto che non venisse mangiato il cotechino a mezzanotte. «A quello che mi hanno regalato a lavoro io ho fatto il funerale» aveva raccontato nello sconcerto generale. Uno degli invitati aveva perso la testa: «Ti senti migliore di me perché non mangi carne?» aveva domandato, e la cena era diventata un inquietante confronto, a tratti paradossale, fra due stili di vita diversi. Ognuno sosteneva, naturalmente, che il proprio fosse migliore dell’altro. Il risultato era stato che nessuno aveva cambiato idea e la cena era stata malamente distrutta, a dimostrazione che lo scontro è sempre dannoso, e che il confronto e la comprensione dovrebbero essere

la chiave per approcciarsi a qualsiasi tema. Il filosofo tedesco Ludwig Andreas Feuerbach sosteneva «L’uomo è quello che mangia». L’augurio di questo VeganFest è che ognuno possa scegliere di cosa nutrirsi in maniera indipendente, comprendendo (e non giudicando) le preferenze altrui.

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