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Il territorio cede tra la montagna di Pistoia e Siena

Regione monitorata dai satelliti: per 18 mesi  registrati 300 movimenti di edifici e rocce

FIRENZE. Come andare da Napoli a Torino: 850 chilometri di distanza. Ma in verticale, in orbita. Tanto passa dalla terra ai due satelliti radar dell’Agenzia spaziale europea, Sentinel 1a e Sentinel 1b che, tramite microonde elettromagnetiche monitorano, gli edifici di tutta la Toscana, spostandosi dal Polo Nord al Polo Sud e viceversa attraverso i meridiani. Benvenuti nel primo progetto al mondo in grado di garantire un controllo aggiornato ogni 6 giorni di ogni angolo della regione. E di indicare con massima precisione, grazie alla tecnica della interferometria che si basa sulla propagazione della luce, uno spostamento anche di 1 millimetro dovuto a frane, pompaggi di acqua, fenomeni di sprofondamento o risalita del suolo, campi isotermici, estrazione di gas, scavi importanti di gallerie sotterranee. Lo scopo: tenere d’occhio immobili e rocce e intervenire laddove ci siano dissesti.

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Prima della classe, la Regione Toscana ha finanziato il progetto (650mila euro dalla fine del 2016 a oggi), lavorando in sinergia con il dipartimento di Scienze della terra dell’Università di Firenze (professori Nicola Casagli e Federico Raspini), Consorzio Lamma (Laboratorio di monitoraggio e modellistica ambientale per lo sviluppo sostenibile) e con la partecipazione della Protezione civile nazionale.

«L’obiettivo è intercettare i “precursori”, cioè quelle eventuali deformazioni che fanno da segnali d’avviso di dissesti, frane, grossi fenomeni di erosione e così via, in modo da poter intervenire per tempo», dice il professor Casagli. Lo studio va avanti da un anno mezzo, periodo in cui gli esperti dell’università di Firenze hanno analizzato 300 anomalie nei movimenti di edifici e rocce, visibili dopo una settimana. Il monitoraggio coinvolge solo punti fissi – quindi non piante soggette ad esempio al vento – e che così riflettono bene le microonde, lunghe 5 centimetri: in tutto, i due satelliti riescono a vedere e quindi a captare 2 milioni di punti in Toscana.

Dallo studio è emerso che la zona più a rischio frane è quella della montagna di Pistoia, soprattutto Cutigliano e Abetone, dove smottamenti ci sono stati anche di recente. Ma bisogna anche stare attenti ai fenomeni franosi non causati da calamità naturali. «C’è stato un caso sulla montagna pistoiese di forte presenza di fango fluido, che non era stato segnalato – spiega Casagli – Dall’università abbiamo ipotizzato una perdita d’acqua, e infatti si era rotta una condotta». Un episodio analogo a quello accaduto due anni fa in Lungarno Torrigiani a Firenze. «Se si spacca un tubo c’è poco da fare – riflette il professore – Ci vogliono interventi di difesa del suolo, sistemazione dei versanti e così via. Ad esempio, a Pistoia città ci sono problemi di subsidenza, il terreno scende perché viene pompata acqua dai pozzi nel sottosuolo per i vivai: questo causa qualche centimetro di abbassamento del terreno e gli edifici vanno giù, ma senza deformarsi. Questo tipo di fenomeni non è pericoloso. È molto peggio quando invece si assiste a deformazioni concentrate in poco spazio, come nelle frane».

Un altro territorio a rischio è quello di Abbadia San Salvatore nel Senese, dove c’è una frana “storica”, sulla quale sorgono delle case. «Quello è un territorio da tenere d’occhio, anche se comunque non è mai stata attivata la procedura d’emergenza né lì né altrove», dice l’esperto.

Qualche problema anche alla miniera di lignite abbandonata di Santa Barbara, in provincia di Arezzo. Un’area non abitata, dove c’è una notevole voragine che sarà riempita dal materiale di scavo dei lavori dell’alta velocità di Firenze. Niente di preoccupante lungo la costa, fatto salvo per le colline di Grosseto dove le frane sono frequenti, ma secondo gli esperti senza creare particolari disagi. «In un territorio come quello della costa toscana per evitare danni bisogna organizzarsi prima – riflette Casagli – Purtroppo di fronte a forti piogge non c’è nulla da fare. Però si può evitare, ad esempio, di costruire nei punti più a rischio».

Ma che cosa accade quando viene registrata un’anomalia? «Una volta evidenziata l’anomalia, scatta la “radar interpretazione” –– spiega Casagli – Quei movimenti vengono analizzati dagli esperti per capire se dietro ci sia un reale problema di stabilità o un dissesto. Viene quindi organizzato un sopralluogo da parte dei tecnici del Genio civile della Regione insieme con i ricercatori del dipartimento Scienze della terra dell’Università di Firenze. In ogni caso, ogni 12 giorni viene inviato un bollettino ai Comuni con il punto della situazione».

Soddisfatto del progetto il presidente della Toscana, Enrico Rossi: «Adesso il problema per noi, e lo vedremo quando faremo la nuova legge della protezione civile regionale alla luce del nuovo Codice, è tradurre questi informazioni in strumenti di governo che dovranno riguardare noi stessi dal punto di vista dell’urbanistica e della difesa del suolo, ma anche i Comuni in particolare, e tutti i settori dello Stato che sono interessati».

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