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I conti non tornano nel Partito democratico

I conti non tornano nel Partito democratico

Punito dagli elettori e fuori gioco anche nella tattica parlamentare di questi giorni, il Pd è paralizzato per non spaccare quel po’ che è rimasto unito

In una società radicalizzata qual è il ruolo di una forza politica che inseguiva il riformismo ed è inciampata in una sconfitta elettorale storica? Con un accordo tra gli opposti vincitori del 4 marzo la berlusconiana Alberti Casellati e il cinquestelle Fico sono assurti ai vertici di Senato e Camera. Giusto così. La XVIII legislatura può partire. Punito dagli elettori e fuori gioco anche nella tattica parlamentare di questi giorni, il Pd è invece paralizzato per non spaccare quel po’ che è rimasto unito.


Come è stato possibile dunque ridurre all’irrilevanza una forza politica appena quattro anni fa abbagliata da un irripetibile 40,8 per cento? Il rifiuto di una severa analisi del voto, il fastidio mostrato nel provare a comprendere le cause sia recenti che più antiche della frattura con vasti strati di elettorato, spingono il gruppo dirigente di quel partito verso la coazione a ripetere gli stessi errori. Con fastidio e irrisione sono state ascoltate le parole pronunciate venerdì mattina a Palazzo Madama da Giorgio Napolitano, il presidente della Repubblica che pure spalancò le porte del governo a uno scalpitante Matteo Renzi. Ha parlato di un partito chiuso e lontano dalle sofferenze delle classi meno agiate; ha ricordato il clientelismo e la corruzione in particolare nel Sud controllato da circoli politici stancamente governanti; ha bocciato (come gli elettori, d’altra parte) l’autoesaltazione dei risultati di governo degli ultimi anni. Ha indicato nella globalizzazione una fonte di ansia, incertezze, paura. Un discorso severo.


Si può condividere o meno Napolitano. Ma ha provato a riproporre un metodo ormai smarrito: analizzare i processi economici e culturali della società per provare a indirizzare verso

il cambiamento politico la sofferenza dei ceti più deboli. Che poi è la ragion d’essere di una forza veramente riformista. Già, ma chi ha ancora voglia e coraggio di dire e ascoltare certe cose? Buona domenica.


*direttore del quotidiano Il Tirreno
 

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