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Diecimila in corteo per Idy, la lezione di un "uomo di pace" - Video

La comunità senegalese ha sfilato in memoria del connazionale ucciso a colpi di pistola a Firenze. "È stato scelto: gli hanno sparato per il colore della pelle. E ora ci sentiamo bersagli"

FIRENZE. Quando il giovane senegalese del servizio d’ordine si gira e sbotta con un «Dèunasega ragazzi, non spingete!» capisci che l’integrazione è possibile, qui e ora, in una piazza Santa Maria Novella gremita di africani, ma anche di italiani che onorano la memoria di Idy Diene, il senegalese di 54 anni che lunedì a Firenze si è trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato, per giunta col colore sbagliato della pelle, almeno per Roberto Pirrone, il pensionato che lo ha ucciso a colpi di pistola sul Ponte Vespucci, «solo per finire in carcere», come ha detto poi alla polizia. L’integrazione è già nei fatti perché, se dici “dèunasega”, magari ad Albinia o a Sarzana non ti capiscono, ma a Empoli e Certaldo, dove vive il ragazzo del servizio d’ordine, sì.

Corteo a Firenze senegalesi, Rossi: "C'è contesto razzista e si scatena la follia" Il presidente della Regione Toscana vicino alla comunità senegalese dopo l'omicidio di Idy Diene. "Il senso di questa presenza è che bisogna sgombrare il terreno dai razzismi: altrimenti è possibile che la follia si scateni" - (video di Paolo Nencioni)

Mancano pochi minuti alle 17 di sabato 10 marzo e il serpentone del corteo organizzato a Firenze dalla comunità senegalese (oltre diecimila persone, stima la Questura) sta ancora percorrendo le vie che portano alla piazza quando il sindaco Dario Nardella prende la parola sul sagrato annunciando una giornata di lutto cittadino e un incontro tra rappresentanti delle diverse religioni nel Salone dei Cinquecento quando ci saranno i funerali in Senegal di Idy Diene: «La nostra è una città aperta, una città dove si parla la lingua della libertà e della fratellanza».

Corteo a Firenze senegalesi, Nardella: "Un giorno di lutto cittadino" Firenze, il sindaco di Firenze applaudito dopo la dichiarazione della gioranta di lutto. "Firenze città aperta, qui si parla la lingua dell'unità e della fratellanza. Espriamiamo dolore e vicinanza alla famiglia di Idy Diene" - (video di Paolo Nencioni)

Alla vigilia si temeva che potessero contestarlo, ma oggi non è la giornata degli sputi e nemmeno delle fioriere rotte in via de’ Calzaiuoli, com’era successo lunedì (c’è anche un ironico cartello che la butta sul ridere, “Je suis fioriere”). Oggi è la giornata della rabbia, sì, ma più che altro del dolore e della voglia di sentirsi un corpo solo.
Dario Nardella s’è buttato nel corteo in fondo al Lungarno Soderini ed è stata subito ressa, con timidi tentativi di contestazione presto stroncati dai giovani senegalesi dell’improvvisato servizio d’ordine, mentre poliziotti e carabinieri osservavano a distanza. Il più arrabbiato col sindaco è stato uno che marciava sotto la bandiera del Popolo Rom, subito trascinato via dagli africani. Di fatto anche Nardella, con uno stoico sorriso stampato sulla faccia, a braccetto con la rappresentante del consolato e scortato tra gli altri da Moussa Fall, il mezzofondista senegalese che ha partecipato a due Olimpiadi, è stato quasi trascinato fino in piazza Santa Maria Novella per il suo breve discorso (“una settimana così intensa da sindaco non l’avevo mai vissuta” ha detto andandosene), prima che la manifestazione si dividesse in tre o quattro speakers’ corners. A uno di questi ha preso la parola Djenaba, una ragazza di colore che vive a Macerata e parla con spiccato accento marchigiano: «Sono nata e cresciuta qui e solo ora capisco che cosa significa essere nera. Mi guardano come una spacciatrice, come un’assassina, cambiano marciapiede».

IL VIDEO DELLA MANIFESTAZIONE

«Il razzismo lo viviamo ogni giorno sulla nostra pelle, non c’era bisogno di quest’omicidio per ricordarcelo» le fa eco un giovane che vive a Pontedera. E ancora: «Non siamo animali, siamo venuti qui per lavorare».
Tra le decine di messaggi che hanno punteggiato la manifestazione, due su tutti: “Restiamo umani” e “Basta razzismo”. Perché non tutti qui pensano che Firenze sia l’Alabama degli anni Sessanta, ma vaglielo a spiegare che Idy Diene è stato davvero una vittima casuale. Non ci crede fino in fondo nemmeno il presidente della Regione Enrico Rossi, che ha marciato accanto all’imam di Firenze Izzedin Elzir. «La follia si scatena sempre in un determinato contesto – ragiona Rossi – e il contesto che si è costruito è di contrapposizione e di razzismo, dove la vita di un nero vale meno di una di altri, e questo non va bene». Alla manifestazione non ha partecipato Ndeye Rokhaya Mbengue, vedova due volte, prima di Samb Modou, ucciso il 13 dicembre 2011 insieme a Diop Mor dall’attivista di CasaPound Gianluca Casseri in piazza Dalmazia a Firenze, e ora di Idy Diene, col quale aveva provato a ricominciare.

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«Non sarà razzismo politico – osserva l’imam Elzir – ma è razzismo culturale: scegliere uno perché ha un colore diverso della pelle». Lo pensano in tanti, qui, non solo per il duplice omicidio di sei anni fa, ma soprattutto dopo i fatti di Macerata. Si sentono bersagli, come prima e più di prima.

Tra gli altri ne è convinto anche Moustapha Diagne, rappresentante della comunità senegalese di Prato. «Certo che il razzismo c’entra con questo omicidio – dice – C’entra il colore della pelle. Vivo in Italia da 17 anni e vi posso dire che dopo il 2011, dopo l’uccisione dei due nostri fratelli in piazza Dalmazia, le cose non sono migliorate, semmai sono peggiorate, e anche di parecchio. Lo si vede da quello che scrivono sui social, nel dibattito politico. E noi non possiamo rimanere in silenzio, non possiamo continuare a pagare un prezzo così alto».

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