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Le piccole russie di Toscana che si ribellano al rosso

Le piccole "russie" di Toscana che si ribellano al rosso

Una volta baluardi del Partito comunista, poi del Pd, con punte del 98% di preferenze nei tempi d'oro. Ora la Lega e i 5 Stelle fanno incetta di voti e in qualche caso risultano primi

 

Il Pd tiene in Toscana. O meglio, non crolla. Ma tenere no, quello non si può dire. E anzi la ex regione rossa si trasforma in una porta verso sud per il Carroccio. E un passaggio a nord per i 5 Stelle.

 

La Lega è cresciuta del 95% complessivamente, passando da 15mila a 395mila voti.  Mentre i 5 stelle si rafforzano ovunque e ora puntano a sconfiggere la sinistra in città importanti come Massa e Pisa. Una trasformazione che non risparmia i piccoli borghi, le isole rosse dove Pajetta era il verbo e la bandiera rossa una seconda pelle. Dove ora si respira un vento nuovo, una spinta politica tutta nuova.

 

Giocatori di carte al circolo Arci di...
Giocatori di carte al circolo Arci di Avane

 

Avane, qui il Pci prendeva il 98% (e ora i Cinque Stelle volano)

 

Ai tavoli del circolo Arci le carte continuano a girare come se niente fosse. Sembra quasi che non sia successo niente in quella frazione che un tempo tutti chiamavano "la piccola Russia" e dove il Pci raccoglieva il 98% dei voti. E, invece, ad Avane solo poche ore prima si è abbattuto un vero e proprio terremoto politico. Qui, più che in ogni altra zona della città, si è concretizzata la folle rincorsa del M5s sul Pd con un distacco di appena 5 punti: 36,6% contro 31%, a favore del partito di Matteo Renzi.

 

E in una delle due sezioni, quella della zona "vecchia" dove la memoria storica e politica è più lunga, la distanza è stata addirittura inferiore ad un punto percentuale: 34,3% per il Pd e del 33,6% per il M5S nel seggio numero 35. Avane, fino a pochi anni fa territorio di frontiera e ancora contaminato dal timore di essere periferia della città. Quartiere operaio ma anche luogo di grandi sperimentazioni, dove un prete visionario come Renzo Fanfani ha costruito un laboratorio sociale all’avanguardia. Un cantiere di profonda umanità e socialità. Il partito erede della profondissima tradizione comunista non avrebbe raggiunto i risultati del passato anche recente (solo quattro anni fa, alle Europee del 2014, il Pd raccolse il 66, 5%, in questa frazione) in molti lo sospettavano.

 

Anche se in pochi si immaginavano una disfatta così palese, a tutto vantaggio di una formazione finora mai andata oltre il 19%. «Il travaso di voti è stato netto - prova a ragionare Angiolino Simoncini, presidente del circolo Arci - e sinceramente non me lo aspettavo. Certo, i malumori nei confronti del Pd negli ultimi tempi si erano manifestati. E io li avevo riportati nelle riunioni a cui partecipavo. In particolare c’è un clima di insicurezza che preoccupa molti e purtroppo quando una persona si sente insicura si aggrappa a tutto. Così come la questione del lavoro penso che abbia spostato molto l’asse. Sono un po’ amareggiato, ma avremo modo di discutere con tutti nella prossima assemblea».

 

Dai tavoli della briscola, fino a pochi minuti prima sornioni ma pronti in pochi secondi a raccogliere le sollecitazioni, emergono proprio questi due temi. Questioni dirimenti sulle quali sbatte il malcontento verso chi ha governato negli ultimi anni. «Io ho perso il lavoro a 60 anni - racconta Giovanni Guarino, operaio edile - e adesso trovare un’occupazione è quasi impossibile. Gli ultimi governi hanno aumentato l’età pensionabile e previsto sgravi per le assunzioni dei giovani, che poi dopo tre anni si sono ritrovati ugualmente fuori dal mercato del lavoro. Ho votato il Pd anche questa volta, ma non posso dire che l’operato degli ultimi anni sia stato da partito di sinistra. Senza contare che adesso le persone si sentono insicure e questo è un fattore che ha spostato molti voti verso chi promette di intervenire in questo senso». Una sfiducia che a sinistra è contagiosa e che si insinua nello stesso corpo elettorale.

 

«Sono cambiate molte cose rispetto a venti o trenta anni fa - raccoglie la palla Vincenzo Pucci, ex piccolo imprenditore artigiano - la piccola impresa, un tempo fiorente, ha perso molto terreno e territori come il nostro si sono impoveriti. Molti di quelli che hanno votato 5 Stelle e Lega lo sanno che questi partiti non possono realizzare tutto ciò che hanno promesso. Ma la gente è stanca anche di una classe politica lontana e sorda al disagio».

 

Cronache da una periferia che è diventata centro e che racchiude molte delle paure che il voto di domenica ha scoperchiato. «Sinceramente la sensazione che ci sarebbe stato uno scossone c’era - spiega Mario Scafetta, parrucchiere della frazione - il Pd, forte dei suoi voti, non si è mai messo in discussione e non ha saputo dare risposte e rassicurare. La credibilità è crollata proprio mentre altri, come il M5S, hanno saputo stare sul territorio, parlare con le persone e intercettare il malessere. Proprio come un tempo faceva il Pci».E poco sembrano entrarci le vicende locali. «In questi anni la frazione è stata riqualificata profondamente - spiega Juri Stabile, operatore del Centro giovani di Avane - e l’impatto di questo processo si è sentito molto. Quindi, credo che il voto sia andato oltre alle questioni amministrative. È una voglia di cambiamento che viene da lontano».

 

 

Una veduta di Montespertoli
Una veduta di Montespertoli

 

Da quaranta voti a mille: così il Carroccio ha sedotto un paese

 

Il verde sboccia tra le colline del Chianti, qui dove i simboli del Carroccio sono, o forse meglio erano, un tabù. Siamo a Montespertoli, a pochi chilometri da Empoli, nelle campagne valdelsane, tra paesi intorno ai 15.000 abitanti dove la Lega ha fatto un exploit. E da poche manciate di voti siamo giunti a superare quota oltre mille.

 

Qui, tra vigneti e piccoli borghi restaurati a uso turistico, c’era anche un tessuto economico formato da industrie medio-piccole che sono state spazzate via in pochi anni. E ora gli elettori, arrabbiati e impoveriti, hanno presentato il conto al Pd, finora saldamente al comando. Il distretto delle cornici, nel triangolo Certaldo-Castelfiorentino-Gambassi è ormai un lontano ricordo. La stessa fine, ora, sta toccando alle poche aziende di mobili. Centinaia i lavoratori a piedi o con ammortizzatori che stanno esaurendosi tanto che la Regione ha riconosciuto un bonus da 500 euro per sei mesi a tutti i disoccupati dell’area.

 

Una crisi forte che ha dato vigorosa linfa al "Salvinismo" quando appena 5 anni fa questo partito non esisteva. A Montespertoli, per quanto riguarda la Camera, nel 2013 il Carroccio aveva raccolto i voti di una decina di famiglie. Appena 46 schede per la percentuale dello 0,6%. Domenica, invece, a Montespertoli per il partito di Matteo Salvini hanno votato in 1.157 arrivando al 14,6%. Oltre mille voti in più rispetto all’ultima tornata elettorale. E la situazione non cambia di molto a Castelfiorentino dove nel 2013 per la Lega votarono in 59. Oggi sono 1501 (15,46%). Idem a Certaldo dove si è passati dai 63 voti del 2013 ai 1.259 attuali.

 

«Mentre l’Empolese ne ha risentito meno, la Valdelsa ha subito in maniera più forte gli effetti della crisi economica - spiega il sindaco di Montespertoli Giulio Mangani (dal Pd passato a LeU) - E mentre il Partito democratico parlava di Pil e occupazione in crescita non si è adoperato per far sì che le aziende della zona resistessero».

 

Non è d’accordo con questa lettura Gabriele Genuino, consigliere dell’Unione dei Comuni dell’Empolese Valdelsa e responsabile del dipartimento nazionale della sicurezza per la Lega. «Le aziende sono fuggite dalla Valdelsa per la mancanza delle strutture - spiega - in primis la strada 429 ancora in corso di realizzazione dopo decenni e decenni, un’opera in cui la sinistra ha fallito. E ora si apre uno scenario nuovo: il prossimo anno alle amministrative tutti i Comuni, ora a guida Pd, diventeranno contendibili».

 

Renzi con Sandra Scarpellini beve un...
Renzi con Sandra Scarpellini beve un bicchiere di Sassicaia

 

La sindaca di Castagneto: "Qui soffia il vento d'Italia, vento di destra"

 

«È il voto dell’Italia con un chiaro vento di destra», dice la sindaca di Castagneto Sandra Scarpellini, eletta in quota Pd. Vento che nel paese del Carducci ha soffiato più che altrove. Prendiamo le due coalizioni. Il centrosinistra alle politiche del 2013 stava davanti al centrodestra di 17,9 punti percentuali.

 

Lo scorso 4 marzo nelle urne si è deciso il sorpasso con uno scarto di 5,5 punti percentuali. Un vento che ha avuto la forza di un uragano. Rispetto al 2013 il Pd lascia sul campo 620 voti, Forza Italia qualcosa di meno (-571). A fare man bassa è la Lega che cresce nei consensi di 1.152 voti, a sceglierla cinque anni fa furono in 44. Bene anche Fratelli d’Italia che passa da 146 a 205 voti.

 

C’è poi da sottolineare la flessione a doppia cifra del Movimento 5 Stelle: -13%, pari a 142 voti in numeri assoluti. «Il nostro dato è pesantissimo e in linea con quello nazionale. Questa è una vittoria della Lega e non del centrodestra. E pensare che nel nostro comune non ha neppure fatto iniziative di campagna elettorale», prosegue Scarpellini. L’argine di Liberi e Uguali non ha retto. Molti dal centrosinistra hanno passato la frontiera e buttato il cuore a destra.

 

«È un voto da comprendere e non sottovalutare - sostiene la prima cittadina -. Vorrei avere modo di poter parlare con quegli elettori perché penso che i temi che li hanno convinti siano quelli della sicurezza e dell’immigrazione. Il Pd con il ministro Minniti ha impresso un segno diverso ma non è semplice farlo percepire alle persone anche in un territorio come il nostro dove non si può certo parlare di emergenze».

 

Scarpellini non ha dubbi: «Sarebbe troppo semplice dire che il popolo italiano è impazzito. Ritengo invece che ci sia un elemento contingente con la necessità di un dialogo da riprendere perché il sentimento dei cittadini deve essere trattato con rispetto e analizzato». Che conclude: «Forse vanno trovati nuovi modi per comunicare e far comprendere il sistema di valori del centrosinistra a cui non sono disposta ad abdicare».

 

Berlinguer in piazza a Lamporecchio
Berlinguer in piazza a Lamporecchio

 

La zampata del Carroccio nel comune più rosso d'Italia

 

La zampata del Carroccio in Toscana non ha risparmiato l'ex Comune storicamente più rosso d'Italia, Lamporecchio. In questo paese della provincia di Pistoia, abitato da poco più di 7.500 persone, dove il Pci alle elezioni del 1980 sfondò la soglia del 75% dei voti (75,1%) tanto che il segretario Enrico Berlinguer, nell'aprile dell'anno successivo,si sentì in dovere di visitarlo e rendergli omaggio, il partito guidato da Matteo Salvini ha ottenuto il 18,7%. Nel 2013 aveva lo 0,7%.

 

Nella vecchia roccaforte comunista il Pd si è confermato, come già nel 2013, la prima formazione, in caduta libera per del 10% dei voti: cinque anni fa il Partito democratico di Bersani aveva incassato il 45,6%, ieri si fermato al 35,6%.

 

L'ex presidente della Repubblica...
L'ex presidente della Repubblica Napolitano con il sindaco di Capalbio Bellumori (Pd)

 

Nel buen retiro vip di Capalbio vincono Lega e 5 Stelle

 

Il buen retiro di vip, intellettuali e politici, Capalbio (foto) spesso sulle cronache estive, non batte più a sinistra: al Senato il primo partito alle politiche 2018 è la Lega, con il 24, 75% dei consensi, mentre alla Camera la lista più votata è stata quella del M5s (25, 13%).

 

Il Pd è il terzo partito e la percentuale più alta, 23, 82%, è quella ottenuta al Senato. Il sindaco Luigi Bellumori osserva: «il Pd ha dimostrato di pensare più ai disgraziati provenienti da oltremare che ai nostri cittadini inseguiti da Equitalia. Avevo informato Matteo Renzi su queste problematiche ma fece finta di non ascoltarmi durante l’incontro del 28 novembre sul treno Natura ad Orbetello».

 

Poi, aggiunge il sindaco, «molti ex Fi non si sono fidati e hanno virato su Salvini». «Il voto al M5s a Capalbio ha seguito un altro filone - ha concluso Bellumori -: lo sdegno verso la politica, anzi verso i partiti, e ha intercettato tutte le fasce di elettori e categorie economiche».

 

(Testi di Maria Meini, Marco Pagli e Alessandro Marmugi)

 

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