Quotidiani locali

Vai alla pagina su Lavoratori sfruttati
Precaria in pianta stabile al centro per l’impiego

Precaria "in pianta stabile" al centro per l’impiego

Pistoia, Paola Carradori dal 2002 trova lavoro a centinaia di disoccupati ma non ottiene un posto fisso per sé: «A 40 anni ho messo su famiglia lo stesso»

PISTOIA. Precaria a tempo indeterminato. Il suo lavoro è trovare un’occupazione agli altri, possibilmente stabile. Ma lei, Paola Carradori, è dal 2002 che lotta personalmente contro l’instabilità: è una delle 99 persone con contratto a termine che lavorano nei centri per l’impiego, alle dipendenze della Regione: 1300 euro netti al mese, esperienza nel settore da vendere.

Oggi ha 48 anni, un marito, precario anche lui, e un bimbo. «A 40 anni mi sono detta: se voglio mettere su famiglia non posso aspettare oltre. A un certo punto devi buttarti altrimenti finisci per non vivere…», dice con amarezza e con un filo di ironia.

Una situazione, quella di Paola, impiegata pistoiese, che accomuna tutti i precari dei centri per l’impiego della Toscana, ma anche di Italia. «Ho iniziato nell’ufficio che all’epoca si chiamava “servizio lavoro” della Provincia di Pistoia, ormai 16 anni fa. A quel tempo ci facevano dei contratti di collaborazione e ogni anno o al massimo ogni due venivano emessi dei bandi – racconta la 48enne che abita in Valdinievole – Ciò vuol dire che ogni volta andava rifatta la selezione, sempre per ottenere dei contratti di collaborazione. Lavoravamo a ore, guadagnavamo circa 1500 euro lordi, ma la paga dipendeva dalle ore fatte».

leggi anche:

Questo regime va avanti fino al 2008. Poi, con la legge Prodi per le stabilizzazioni del pubblico impiego, viene fuori la possibilità di fare un concorso per cambiare contratto: da collaborazione a tempo determinato. Il percorso è lungo e arduo. E tra mille ostacoli si arriva al 2015. Nel frattempo subentra tutto l’iter di riforma, con l’abolizione delle Province, e lo scenario cambia ulteriormente. «Tutti noi lavoratori dei centri per l’impiego, facendo parte del cosiddetto “servizio lavoro”, siamo rimasti in sospeso fino a dicembre 2016: si resta nelle Province o si trasla nella Regione? Questo dubbio è andato avanti a oltranza – dice Paola – E la partita non è ancora del tutto chiusa. La soluzione sta arrivando ora con la legge di bilancio che definisce il passaggio del servizio e del personale alle Regioni. Noi, negli ultimi due anni, abbiamo lavorato tramite convenzioni che venivano attivate tra tre soggetti: Ministero, Province e Regioni, con queste ultime che gestivano il servizio, ma non il personale dei centri».

Ciò ha causato problemi nel rinnovo dei contratti: «Siamo stati sempre soggetti ai problemi di bilancio delle Province – continua Carradori – Tutti gli anni bisognava aspettare la liberatoria che permetteva alle Province di rinnovare i contratti viste le difficoltà economiche legate alle risorse disponibili. Quindi abbiamo vissuto col fiato sospeso prima di arrivare alla definizione di un quadro normativo generale più preciso».

leggi anche:

Ora questo aspetto è stato finalmente chiarito. «La Regione Toscana negli anni s’è prodigata – aggiunge la 48enne – Da tempo ha aperto un tavolo di confronto per affrontare e risolvere il problema. Ora si tratta di concretizzare questo passaggio e dargli una stabilità». Nei prossimi mesi, finalmente, il miraggio del contratto a tempo indeterminato dovrebbe prendere corpo: «I requisiti previsti dalla legge, cioè aver maturato tre anni di lavoro negli ultimi cinque, e aver superato una selezione pubblica, noi del gruppo dei precari dei centri per l’impiego li abbiamo tutti. Il concorso che ho fatto io insieme con tanti altri dei miei colleghi risale al 2008 … abbiamo “anni” da rivendere! Dal canto mio, spero solo che il sogno si avveri».

Un obiettivo che ora sembra più vicino: «La situazione dovrebbe essere risolta entro il 2018, almeno questa è la speranza. Sono stati anni difficili, trovare la motivazione per andare avanti, senza arrendersi, è stato faticoso – riflette Carradori – Ogni volta c’era necessità di rifare il bando e ri-partecipare alla selezione, con il rischio costante che il posto di lavoro non fosse riconfermato. La progettazione di una vita lavorativa e personale è stata durissima: mio marito insegna ed è precario anche lui. La paura di perdere tutto non mi ha mai abbandonato.

E nella mia famiglia è sempre stata doppia. Personalmente, ho sempre dovuto guardarmi intorno alla ricerca di un’alternativa a cui affidarmi qualora avessi perso l’occupazione al centro per l’impiego. Ora, però, tutti noi siamo arrivati al limite, gli ultimi tempi sono stati massacranti, all’insegna di una continua incertezza, senza aver chiaro dove il servizio sarebbe andato a finire. In questo momento è proprio una necessità di vita quella di riuscire ad avere questa stabilità». 

I COMMENTI DEI LETTORI

TrovaRistorante

a Livorno Tutti i ristoranti »

Il mio libro

NARRATIVA, POESIA, FUMETTI, SAGGI E TESI DI LAUREA

Premio ilmioesordio, invia il tuo libro