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Il lato oscuro del lavoro: una sedia in affitto, e la partita Iva è la nuova precarietà

Il lato oscuro del lavoro: una sedia in affitto, e la partita Iva è la nuova precarietà

A Livorno la proposta ad una parrucchiera disoccupata. "Ti noleggio la poltrona in negozio a 200 euro al mese. Ovvio, al nero". Inchiesta sul lavoro senza garanzie

LIVORNO. «Quella è la poltrona, puoi appoggiarti là e usarla per far sedere le tue clienti. Ce l’hai la partita Iva, vero?».

PROPOSTA (IN)DECENTE

Ora usa così, anche dalla parrucchiera o dall’estetista. In un negozio, ti affittano una poltrona dai 100 ai 200 euro al mese. E tu stai lì, come lavoratore “autonomo”. Senza contributi pagati né garanzie in caso di infortuni. A tuo rischio e pericolo. Tutto ok se tutti sono d’accordo e se il contratto è regolare. La faccenda però cambia se aprire la partita Iva diventa un ricatto tacito da parte del datore di lavoro che così rinuncia ai propri doveri ed evita di pagare i contributi. In questo caso si parla di finto lavoro autonomo. Un fenomeno in crescita che vede il “sistema” della partita Iva come nuova “frontiera” della precarietà. Non più appannaggio di imprenditori veri, di professionisti ma l’ escamotage usato da lavoratori senza alternative. Ex dipendenti spesso spinti a mettersi in proprio dai datori di lavoro che vogliono assicurarsi manodopera a contributi zero. In tutti i mestieri: le partite Iva impazzano nell’edilizia, toccano l’ambito dei dentisti e travolgono anche artigiani e commessi. Un tema che investe anche la politica: Matteo Renzi, leader del Pd, in apertura di campagna elettorale lancia questa proposta: «Il prossimo governo dovrà sostenere di più chi garantisce lavoro a tempo indeterminato, perché vale di più». Lo sa bene Brunella Pachetti, parrucchiera livornese: «A 50 anni, con oltre 30 anni di esperienza e contributi alle spalle, posso accettare un compromesso come la poltrona e la partita Iva? Non me la sento di imbarcarmi in una situazione così instabile. A quel punto, meglio rischiare fino in fondo e aprire un negozio mio, no?».

La parrucchiera livornese Brunella...
La parrucchiera livornese Brunella Pachetti, 50 anni

BOOM DI PARTITE IVA

Non è un caso che, rileva la Cna, negli anni della crisi la crescita delle partite Iva (esclusi gli iscritti agli ordini professionali) è esplosa: + 33% fra il 2009 e il 2016 in Toscana , in linea con il dato nazionale. Nella regione sono oltre 200mila i lavoratori autonomi che non rientrano in associazioni professionali: sono soprattutto in agricoltura (quasi 33mila nel 2017), commercio - oltre 60mila - ed edilizia, appunto. La maggior parte sono persone che con coraggio e forza di volontà hanno deciso di assumersi il rischio di impresa. Tuttavia, tra loro ci sono anche molti ex dipendenti che scelgono questa strada solo per necessità. Ma c’è anche chi non se la sente di adeguarsi alle regole di un mercato del lavoro sempre più parcellizzato e insicuro. Come la parrucchiera livornese: «Ho sempre lavorato in modo stabile: 23 anni in un negozio e 10 in un altro, ho iniziato a 15 anni. Ma il 31 dicembre la ditta per cui lavoravo ha chiuso e sono rimasta senza lavoro: la concorrenza cinese ci ha messo in ginocchio, 8 euro una piega (il prezzo della concorrenza cinese) è poco. E poi molti negozi orientali sono aperti anche domenica e lunedì».

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BUROCRAZIA SELVAGGIA

Comunque, chiuso il vecchio negozio, la 50enne si mette subito in moto e il 2 gennaio è già al Centro per l’impiego di Livorno, per chiedere l’assegno di disoccupazione. «È la terza volta che torno in quegli uffici – racconta Brunella Pachetti mentre aspetta il suo turno – Qui con la burocrazia c’è da impazzire e se dimentichi anche solo un foglio è bel problema». Ma non si perde d’animo e nel frattempo continua a cercare un’occupazione. Il mestiere lo conosce bene. È così che dopo qualche giorno trova un nuovo lavoro, da un parrucchiere a Livorno dove le propongono un contratto “vero”, a tempo indeterminato, con prova di 40 giorni. «Ero molto felice e non ci ho pensato due volte – prosegue – Ho iniziato subito la nuova avventura, ma non ce l’ho fatta, ho resistito solo due settimane: non mi hanno accettato il part- time. Quindi mi sono ritrovata a lavorare tante, troppe ore di seguito: iniziavo la mattina alle 9 e in teoria avrei dovuto finire alle 18.30. In realtà spesso si arrivava all’ora di cena. Con pause pranzo brevissime, senza cadenza regolare. Spesso facevo tutta una tirata e mangiavo un panino alle 16.30 o alle 17. Così io non ce la faccio. Non ho più 20 anni, ho la famiglia a cui badare e certi ritmi non li reggo più».

COLLOQUIO TRA 20 GIORNI

Ecco che allora che per Brunella inizia la nuova trafila al Centro per l’impiego di Livorno per chiedere nuovamente la disoccupazione, da cui stavolta devono essere scalati i 15 giorni di lavoro-prova. «La busta paga mi deve ancora arrivare così come l’assegno di disoccupazione – dice la parrucchiera – Intanto mi hanno dato appuntamento per un colloquio al Centro per l’impiego: purtroppo è stato fissato tra 20 giorni, speriamo bene».

«TI PAGO IN NERO»

La ricerca del lavoro continua e Brunella incappa in diverse proposte precarie. «Oltre alla poltrona da prendere in affitto presso una parrucchiera mi hanno offerto di andare a fare le pulizie nelle case di privati – racconta – Molte mie amiche lo fanno, ma a proprio rischio: nella maggior parte dei casi sono lavori al nero e io non ci sto. Sono un po’ giù di morale, ma non mollo: il sorriso cerco di non perderlo mai».

ZERO GARANZIE

Al Centro per l’impiego livornese, l’altra mattina, ci sono anche una madre con il figlio ventenne, entrambi cercano lavoro. «Per mio figlio la situazione non è così grigia: è diplomato all’alberghiero. Sta facendo uno stage dietro l’altro e lo pagano, per lui sono tutte esperienze importanti – dice la donna 40enne – Per me invece qui non hanno trovato ancora niente: il personale è gentile e disponibile, ma offerte zero». La donna ha però trovato un’opportunità per conto proprio: «Mi hanno proposto di lavorare in una gastronomia, io ho sempre prestato servizio nel settore, quindi ne sarei lieta. Mi hanno garantito delle ore a settimana, ma per ora di contratti e paga non se ne è parlato...». (1 - continua)

 

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