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Alluvione di Livorno, una notte allo sbando: ecco perché Nogarin è indagato

Le falle della macchina dei soccorsi: il sindacoavvertito tre ore dopo il nubifragio. Aveva il cellulare non raggiungibile e la “app” per l’allerta non era attivata

LIVORNO. Il sindaco Filippo Nogarin, che è il diretto responsabile della Protezione civile comunale, fu informato del disastro - per sua stessa ammissione - solo alle 6,46 di domenica 10 settembre, quando ormai il nubifragio, un record di 250 millimetri di pioggia in poche ore, si era allontanato per lasciare dietro di sé morti e devastazione.

VIDEO - NOGARIN SI DIFENDE

Alluvione Livorno, Nogarin si difende: "Penso sempre a quel giorno ma vado avanti" Il sindaco di Livorno, raggiunto nelle scorse ore da un avviso di garanzia per concorso in omicidio colposo plurimo per i fatti relativi all'alluvione dello scorso 10 settembre, si difende in consiglio comunale. "Questo è il momento di lavorare ancora con maggior determinazione e io - ha detto - ho un lavoro da portare a termine che affronterò con massimo impegno e decisione". "Ad ogni modo si dovrà riflettere con l'Anci - ha aggiunto - sul grado di responsabilità attribuito ai sindaci in caso di eventi calamitosi"di Andrea Lattanzi

E questo forse spiega perché, quando poche ore prima (tra le ore 3 e le 4) il personale di servizio verificò che il rio Maggiore stava per straripare, non sia scattato alcun allarme particolare per la popolazione, soprattutto per le 2.639 persone che abitavano nella zona a rischio esondazione di quel corso d’acqua e che pertanto erano inserite in un apposito elenco della Protezione civile.

Non ricevettero telefonate di allerta, non furono avvertiti con l’uso del megafono o delle sirene in modo da richiamare la loro attenzione, non furono svegliati suonando il campanello. Nessun allarme. Eppure quel rio “tombato” stava già invadendo strade, scantinati, garage, case.

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Era una evidente situazione di grave pericolo e come tale imponeva ai poteri locali di avvertire i cittadini così che potessero mettersi in salvo e magari salvare le proprie cose. Ma non fu fatto nulla. Proviamo allora a ripercorrere le tappe di quella drammatica notte attraverso l’articolo - basato sulle comunicazioni tra Regione e Comune e sulle attività poste in essere dal Municipio livornese - pubblicato dal Tirreno il 15 settembre scorso.

La mancata allerta. Ripartiamo dall’allerta arancione diramata dal Centro di monitoraggio della Regione con la previsioni di precipitazioni già nella giornata di sabato 9 settembre in forte intensificazione - secondo il Lamma - a partire dalle prime ore della mattina di domenica 10 . In realtà a Livorno iniziò a piovere con grande intensità già alle 20 di sabato, con l’Aurelia e altre strade di grande scorrimento che si allagarono rapidamente come purtroppo accade spesso a Livorno. Alle 20.59 partì il messaggio di allerta per il sottopasso via Firenze allagato, nonostante fin dalle 19 fosse stata posizionata l’idrovora.

Il primo temporale. Alle ore 21.41 il referente della Protezione civile (Luca Soriani) rientrò in servizio e attivò immediatamente le squadre di volontari precedentemente allertate. Alle 21.45 fu richiesta al comandante della polizia municipale Riccardo Pucciarelli (che era diventato da poco anche dirigente della Protezione civile) di attivare delle pattuglie reperibili mentre alle 21.55 - spiegò il Comune - entrarono in servizio le squadre Svs, Fides, Cri, e Cisom.

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Gli allarmi della Regione. Alle 21,39, come riferì al Tirreno (che per primo ha dato la notizia) Enzo Di Carlo, ingegnere idraulico e funzionario della Regione, inviò da Firenze il primo allarme «per la presenza di un forte sistema temporalesco sulla costa pisana e livornese»: un aggiornamento importante, dunque, rispetto alle precedenti previsioni meteo. 23.08, 00.55, 2.49, 5.20 sono gli orari in cui dal Centro di monitoraggio della Regione partirono altre allerte verso la Protezione civile livornese, dove si comunicava «la stazionarietà di fenomeni di forte intensità con pioggia superiore a 40-50 millimetri l'ora e addirittura 50-80 nella seconda parte della nottata». Di fronte a questo quadro, la Protezione civile del Comune alle 22.13 comunicò con la sala operativa dei vigili del fuoco per un aggiornamento della situazione in corso.

VIDEORACCONTO - LIVORNO TRAVOLTA DA FANGO E ACQUA

Nubifragio Livorno, la città travolta dall'acqua e dal fango - Videoracconto In due ore, nella notte tra il 9 e il 10 settembre, è caduta su Livorno la pioggia di un anno. Il Rio Ardenza esonda, la città viene invasa dall'acqua e dal fango, che sfondano le porte e entrano nelle case. Ci sono vittime e dispersi, mentre da domenica mattina vigili del fuoco e volontari cominciano le operazioni di salvataggio. Realizzato da H24Filmakers: Iacopo Altobelli e Davide BevilacquaImage Editor: Simone TaddeiNews Editor: Emilio Fabio Torsello

Ma soprattutto alle 22.16 ci fu un contatto con la Sala operativa Unificata Permanente (Soup) di Firenze «per indicazione della situazione in corso e richiesta di aggiornamento meteo previsti per le ore 23». L’ulteriore contatto con il Centro della Regione Toscana per l’aggiornamento dell’evoluzione meteo fu alle 23.15. «Il referente della Protezione civile - spiegò il Comune nel suo report- a questo punto ha lasciato la sede di via dell’Artigianato per svolgere un sopralluogo insieme ai volontari nella zona di via Firenze, ponte Genova, via P. Pisana, via Pian di Rota, Ponte Ugione, via nord e in via Enriquez per interventi riguardanti la viabilità e per prestare soccorso alla popolazione in genere». Dunque la zona nord della città che si è poi rivelata quella meno colpita a livello di danni.

Il secondo temporale. Dopo una pausa del maltempo, alle 2.15 arrivò una nuova perturbazione. «È sempre il referente ad attivare di nuovo le associazioni e alle 2.20 esce, per coordinare le operazioni sul campo - fu riassunto nel report - Dalle comunicazioni radio si capisce che questa volta la perturbazione ha colpito in modo molto più intensa della precedente ed in particolare nella zona sud, dove effettua anche un sopralluogo, in costante contatto con la sala operativa della polizia municipale e l'ufficiale di turno». Le condizioni meteo, a questo punto, erano davvero terribili tanto che i vigili urbani comunicarono di non poter più circolare a causa della inadeguatezza dei veicoli a disposizione. Alle 3.05 una nuova comunicazione con la sala operativa dei vigili del fuoco per chiedere la verifica del livello del Rio Maggiore, segnalato prossimo allo straripamento. Non senza difficoltà il «referente riesce ad arrivare al ponte sul Rio maggiore nei pressi dei cimiteri di Ardenza e alle 4.03 segnala ai vigili del fuoco il livello critico delle acque». Ma non scattò nessun allarme per la popolazione.

Nogarin avvertito alle 6,46. «Il referente - proseguiva il report degli uffici comunali - constatata la materiale impossibilità di poter effettuare alcun intervento con le attrezzature a sua disposizione in tali condizioni meteo», decise di dirigersi nella sede dei pompieri, dove restò fino alle 7.30, «per poter meglio coordinare» le squadre e le pattuglie sul campo: gli interventi di soccorso tecnico urgente a quel momento risultavano essere centinaia. Da qui, tra le 4,10 e le 7,30 «segnala l'evolversi della situazione sia al dirigente della Protezione civile sia al sindaco», attivando telefonicamente tutte le associazioni di volontariato d mettendo a disposizione tutte le risorse disponibili. Ma già qui la ricostruzione ufficiale fornita dal Comune non coincideva con quella di Filippo Nogarin, che precisò: « Io sono stato avvertito del disastro per la prima volta dal mio capo di gabinetto, Massimiliano Lami alle 6,46». C’è da aggiungere che secondo quanto riferito dal sindaco, nelle ore del temporale il suo telefono non era raggiungibile: pare che nella zona dove abita non ci fosse “copertura”. Ma di fronte alla tragedia che si stava consumando in città, la Protezione civile avrebbe potuto mandare qualcuno a casa del sindaco per svegliarlo. Ma non fu fatto neppure quello. Successivamente il sindaco ha ammesso che non aveva attivato sul proprio telefonino l’applicazione rilasciata dalla Regione per ricevere gli allarmi.
 

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