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Aste pilotate, le intercettazioni: "Rubiamo il più possibile" - Video

L’audio della presunta spartizione: «Una parte a me, una a tua figlia, una alle Entrate». E l'ex pm Bufo si vantava con l'amico avvocato di Pisa Cecchetti. «L'istituto vendite giudiziarie ce l'ho in mano»  

Aste pilotate: i 7 arrestati e le accuse della Procura Immobili al centro di aste pilotate, fatti comprare da prestanome. Intorno a questa accusa gira l'inchiesta che ha portato a 7 arresti "eccellenti". Tra questi il giudice Roberto Bufo e Virgilio Luvisotti, direttore dell'Igv (ovvero Istututo vendite giudiziarie) di Pisa, Livorno, Grosseto e Lucca

MASSA. «Qui bisogna rubare il più possibile». Con le aste degli immobili. Le aste pilotate. La conversazione è fra il ragioniere di Carrara e il giudice di Pisa Roberto Bufo. Sintetizza un accordo “illecito” - secondo la procura di Genova - che porta all’arresto di 7 persone - magistrati, professionisti e anche del direttore dell’Istituto Vendite giudiziarie di Pisa, di Livorno e Grosseto, di Lucca, Virgilio Luvisotti, pisano, ex consigliere regionale di destra. Si scoperchia affare che si baserebbe su immobili al centro di aste pilotate, fatti comprare da prestanome. Titoli, fondi e case di eredità finite sotto la custodia del tribunale gestite con l’obiettivo di lucrare il massimo possibile. Ai danni dell’erario e dei potenziali eredi e a beneficio delle tasche di chi aveva avviato un sistema al vertice del quale, secondo l’accusa, c’era un magistrato: Roberto Bufo. Sarebbe stato il giudice di stanza a Pisa, originario di Carrara, a dare le carte e orientare a suo favore gli interessi che girano intorno agli incanti immobiliari e alla gestione dei patrimoni di incerta destinazione.

L’INCHIESTA

Gli inquirenti hanno battezzata “La giustizia di Zorro” - copyright di Bufo - l’inchiesta conclusa con 7 arrestati (uno ha avuto un malore) da parte dei carabinieri del nucleo investigativo di Massa Carrara. Intercettazioni telefoniche e ambientali alla base del lavoro degli investigatori (aprile 2016-gennaio 2018) che hanno fatto ricorso a telecamere piazzate negli studi professionali. Le misure cautelari sono state firmate dal gip del Tribunale di Genova, competente per territorio perché tra gli arrestati c’è un magistrato del distretto toscano. Un terremoto che tocca il Tribunale di Pisa e pure l’Istituto Vendite Giudiziarie. L’inchiesta viaggia sull’asse Massa-Pisa. A fare da collante è, appunto, il giudice del tribunale civile, Roberto Bufo, 56 anni, originario di La Spezia, residente a Marina di Carrara. Assessore alla legalità a Portoferraio, assessore a Vergemoli (Lucca), candidato alle Europee, già pm a Massa, Bufo da anni si occupa a Pisa di esecuzioni mobiliari. Un ruolo che lo mette in condizione di maneggiare pratiche milionarie e assegnare incarichi. Una posizione di potere che sembra non appagarlo. «Devo venire a lavorare a Massa perché è lì che c'è la miniera d'oro» confida al commercialista, delegato alle vendite all’asta, il (presunto) complice.

LE INTERCETTAZIONI

«Senti è venuta tua figlia, abbiamo già fatto le parti. Una a me, una a lei...Una all’architetto, un terzo ai creditori, un terzo all’agenzia delle entrate. Quanto gli vuoi lasciare allo Stato: niente». Parla il giudice Roberto Bufo che si rivolge all’amico commercialista Roberto Ferrandi. Parla lo Stato insomma. Solo che per Bufo, magistrato in servizio a Pisa ma residente a Carrara, “lo Stato” da lasciare a bocca asciutta è l’erario. A quello i soldi non devono andare. «Va a finire che qualcuno se li prende».

È il 14 marzo scorso, le voci dei due sono raccolte dalle microspie piazzate dagli investigatori nello studio di Ferrandi, professionista di Carrara. Quella che sembra la spartizione di un bottino è invece una conversazione sull’eredità lasciata da un’anziana sola, una casa da mettere all’asta.

Bufo esagera, istrioneggia. Spara cifre: «50mila di vendita, 11mila la casa di...». Ferrandi più cauto si spaventa per la figlia, Francesca, nominata da Bufo stesso come curatore delle eredità giacenti. «No, no guarda, io non voglio sapere niente». Però ride.

Secondo gli investigatori i tre sono in combutta. La conversazione non finisce lì. Si parla del compenso di Ferrandi figlia. Bufo: «Sei, settemila sono troppi?». Fanno i conti così, a naso. Ferrandi spiega che ci sono delle tariffe, delle regole. Le cerca sul computer. «Basta motivare, metti dei parametri minimamente oggettivi», suggerisce. Bufo è categorico: «Scusa eh, se non va bene innanzitutto chi è che impugna? Lo Stato. Non lo saprà mai». Un certo senso di impunità.

SIAMO ASCOLTATI

Qualche mese prima, il 4 ottobre 2016, i Ferrandi sono seduti uno di fronte all’altra nello studio del padre. Il padre racconta di un ritrovamento di 46mila euro in contanti in una delle case amministrate. Per gli investigatori Bufo ha chiesto dei «sopralluoghi preliminari». Come dire: vediamo se lasciano soldi nascosti da qualche parte. Padre e figlia però hanno percezione di essere ascoltati, tanto che spengono i cellulari e li portano nell’altra stanza. Ma non sanno che nello studio sono osservati da delle telecamere nascoste.

«Bisogna andare dentro a quella casa e vedere cosa c’è e cosa non c’è», dice il padre. Francesca non coglie. Chiede: «E una volta che guardiamo cosa c’è dentro?». Ferrandi non risponde a voce. Le mostra la mano e se la infila in tasca. La ragazza, secondo quanto scrivono gli investigatori, “comprese le intenzioni del padre scoppia a ridere senza però emettere versi, piegandosi in due sulla sedia”.

SI FRUGA NEI CASSETTI

Il 16 novembre 2016 il giudice e il commercialista si trovano nel solito studio. Si parla di 2mila euro ritrovati in una casa, Bufo vuole sapere se la figlia dell’amico li ha tenuti per sé. «Ma se è una stronza», risponde il padre. E poi spiega di averla emulata in un’altra occasione ma senza successo. «L’altra volta quando sono andato su cercavo di vedere dentro». Poi, secondo gli inquirenti, riporta al giudice le parole della moglie che lo avrebbe fermato: «Sta buono, lascia perdere». E si lamenta con Bufo: «Non mi ha fatto aprire il cassetto, non mi ha fatto aprire un cassetto». Bufo lo rimprovera: «Non bisogna andarci con lei, non vale la pena andare a frugare». «No lì c’è da pigliare il colera – dice Ferrandi – se almeno piglia i soldi allora ci andiamo noi a cosare».

AFFARI DA PISA A GROSSETO

Bufo non si ferma ai due Ferrandi. Nel settembre 2016 una intercettazione ambientale lo registra a parlare con l’avvocato Oberto Cecchetti del foro di Pisa, anche lui curatore. Bufo lo vuole convincere a fare il creditore fittizio. E per farlo giganteggia: «Poi io c’ho l’Igv in mano». Cecchetti casca dalle nuvole «O che c’hai?». E Bufo: «L’Igv, l’istituto vendite giudiziarie». Si riferisce alla sua amicizia con Virgilio Luvisotti, direttore degli istituti ufficio vendite giudiziarie di Pisa, Lucca, Livorno e Grosseto.

ASTE NASCOSTE  E SENZA CONCORRENTI

I legami tra i personaggi sono evidenti. Infatti in un dialogo a tre del maggio 2017 tra il commercialista Ferrandi, Bufo e Cecchetti il primo annuncia di avere una «chicca». Si tratta di un bene che interessa anche il giudice. Ma c’è un problema: andrebbe bandita un’asta da pubblicare. Bufo ha un’idea: «Non su internet, (mettiamola) sul giornale che non la legge nessuno». Ci sono infatti dei concorrenti, si tratta di un grande terreno. Che però non sarebbero interessati per via della carenza di legna nella zona.

A Bufo invece il posto pare proprio piacere. Chiede A Ferrandi una perizia. «A me mi serve, perché prima devo vederla». Vuole capire quanto può detrarre. L’idea degli investigatori è che Bufo abbia fiutato la possibilità di usare l’immobile per una Onlus di accoglienza dei migranti, attraverso un progetto redditizio da presentare in Regione. L’affare è in divenire, ma Bufo rassicura Ferrandi: «Il compenso ci sta in cinquemila euro. Becchi qualcosa, no».

  • I RITRATTI DEGLI ARRESTATI "ECCELLENTI"

- Bufo, il giudice castigatore e assessore alla legalità

- Luvisotti, dalla nomina di cavaliere agli arresti

- Nei guai anche l'architetto ex calciatore

- Il ragioniere commercialista e la figlia

- L'ex vice presidente del Pucciniano

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