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Escursionista disperso: «Solo, a 1790 metri ho scavato una buca e ho pregato» - Video

Parla l’escursionista disperso per 24 ore sull’Appennino: «Pensavo alla famiglia, urlavo nel vento per farmi sentire». La moglie: «Ho temuto di crescere mia figlia da sola»

Escursionista disperso:«Solo a 1790 metri, ho scavato una buca per ripararmi» . È rimasto per quasi 24 ore a 1790 metri d’altezza. Solo. Completamente bagnato dalla pioggia. Con un cellulare che funzionava a singhiozzo, e ciò che rimaneva del suo equipaggiamento da escursionista. L'articolo

MASSA CARRARA. È rimasto per quasi 24 ore a 1790 metri d’altezza. Solo. Completamente bagnato dalla pioggia. Con un cellulare che funzionava a singhiozzo, e ciò che rimaneva del suo equipaggiamento da escursionista. Dice di non aver ceduto al panico, ma confessa di aver pregato a lungo di rivedere la sua famiglia. Sembra la trama di un film, ma è tutto vero. Compreso il lieto fine.

Sabato mattina Corrado Cassaro, 51 anni, geologo residente a Santa Maria del Piano, nel comune di Lesignano de’ Bagni, nel parmense, urlava nel vento con la speranza di essere sentito e quindi individuato dalle squadre di soccorso che lo stavano cercando. La sera, invece, se ne stava con le gambe sotto al tavolo di casa a gustarsi il pesce cucinato dalla moglie per festeggiare il suo ritorno. Stranezze della vita, che nel giro di poche ore ti gira le spalle per poi tornare a sorriderti. E come nelle migliori pellicole, occorre raccontare la storia pezzo per pezzo per capire come mai Corrado Cassaro può essere definito un miracolato. Anche se lui, col tono di voce di chi ha appena terminato una corsetta in campagna, preferisce definirsi «semplicemente una persona fortunata, protagonista di un episodio che è terminato nel migliore dei modi».

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Sono le 8,30 di venerdì 5 gennaio e l’uomo, escursionista esperto, parte da casa sua: direzione Passo del Lagastrello, valico dell’Appennino Tosco-Emiliano che separa la Toscana dall’Emilia-Romagna e che si trova lungo la strada provinciale 74, nel comune di Comano, in provincia di Massa-Carrara. «Ho dato un’occhiata veloce al percorso prima di partire – racconta – e qui ho commesso il mio primo errore. Dovevo avere più attenzione». Il secondo errore Corrado lo commette, come da sua stessa ammissione, avventurandosi in una gita ad alta quota in una giornata con scarsa visibilità. Inizia la salita, fino ai quasi 1800 metri del monte Bocco. A questo punto le cose si mettono male. «Ho fatto un sentiero che non conoscevo, che volevo imboccare al contrario per scendere e tornare alla mia auto – spiega Corrado Cassaro – solo che non riuscivo a individuarlo, quindi, come spesso faccio, ne ho inventato un altro».

Passo dopo passo, il geologo finisce tra le braccia della sua trappola. «Mi sono ritrovato in un imbuto, con una parete di cinquanta metri a dividermi dalla discesa, senza piccozza e con un rampone rotto. Non sapevo dove andare. Non potevo muovermi».

Sono circa le 14 e l’uomo, col cellulare, allerta i soccorsi. Un paio di telefonate per perfezionare la localizzazione, poi il segnale scompare. I soccorritori non hanno più alcuna notizia del disperso. E fuori scende il buio. Le ricerche si fanno quasi impossibili.

C’è anche la nebbia a complicare il lavoro delle squadre del soccorso alpino di Carrara e Lunigiana, Lucca e Massa, coadiuvate dai vigili del fuoco della provincia di Massa-Carrara e di altri distaccamenti, della regione e non solo: La Spezia, Parma, Siena, Prato. Tutti vogliono trovare Corrado. E, soprattutto, vogliono trovarlo vivo.

Ma il tempo scorre e bisogna fare in fretta. «Sapevo che mi stavano cercando, dovevo solo aspettare. Allora ho scavato una buca, dentro cui mi sono sdraiato e ho dormito un paio d’ore. Con me avevo della frutta secca – dice l’escursionista – dei panini e alcuni dolci. Da mangiare non mi mancava, soltanto che mi ero preso un bel po’ di pioggia ed ero completamente bagnato. Fortunatamente la temperatura era piuttosto alta, circa cinque gradi sopra lo zero. Lì, a volte, arriva anche fino a –20».

Passa la notte, Corrado Cassaro pensa a sua figlia Carmen e a sua moglie Cristiana. Si fa giorno e il ritmo delle ricerche si alza. Le squadre impiegate pattugliano la montagna: sanno dov’è Corrado, che nel frattempo è riuscito ad avere con loro un’altra comunicazione telefonica, ma la zona è ricca di ostacoli e rientranze. Individuarlo con esattezza è un’impresa. «Intorno alle 10,15 di sabato mattina ho sentito i fischietti dei soccorritori. Ho cominciato a urlare, dovevo farmi sentire».

Corrado usa tutta la voce che ha in corpo. E funziona. Le squadre lo trovano. «È servita più di un’ora per raggiungermi, poi abbiamo impiegato un’altra ora abbondante per scendere». Alle 12 e 12 Corrado stringe le mani dei soccorritori. La discesa avviene dal lato di Pratospilla, lungo il sentiero 110. Alle 14 e 54 un medico lo visita, a valle: sta bene. Prima una sosta per rifocillarsi, poi il ritorno a casa. Dalla sua famiglia. Dall’unica cosa che gli ha occupato la mente nelle ore interminabili vissute da disperso. «Starò più attento le prossime volte, ho sbagliato. Ma non mi sento miracolato. Semplicemente – conclude Corrado Cassaro mentre dal telefono si sente la moglie che lo riprende amorevolmente in sottofondo – ho sbagliato sentiero. Ma tutto è andato bene. Ed è questo che conta».

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