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Bambini non vaccinati sospesi dall'asilo, l'avvocato delle famiglie: "È abuso di potere" - Video

San Giuliano è il paese più "rigoroso" della Toscana per l'obbligo di protezione. Le famiglie si ribellano: "Abbiamo iniziato il percorso, ma al Comune non basta"

SAN GIULIANO TERME. Quando il 21 ottobre qualcuno bussa alla porta della loro casa, a San Giuliano Terme (Pisa), Elena e Mario non immaginano che la loro vita stia per cambiare. E che le loro abitudini stiano per essere stravolte. Non si prefigurano nemmeno che dietro l’uscio ci sia un messo del Comune, inviato per comunicare che il loro bimbo, 21 mesi, è sospeso dall’asilo nido.

Il piccino non è vaccinato e i genitori non hanno presentato l’autocertificazione prestampata richiesta dalla scuola. Il piccolo Saverio (i nomi sono di fantasia per tutelare la privacy del minore) non è il solo: sono 4 i bimbi sospesi. Nessuno di loro è vaccinato. San Giuliano si rivela così un Comune rigoroso, il più rigoroso della Toscana, sembra, nel far rispettare la legge Lorenzin e le successive circolari ministeriali sulla questione delle vaccinazioni che da mesi suscita polemiche. Probabilmente nessuno se lo aspettava.

San Giuliano, parlano i genitori del bambino non vaccinato escluso dall'asilo nido I genitori contestano l'esclusione: per questo si sono rivolti a un legale, l’avvocato pisano Andrea Callaioli. Poi la mattina il bimbo non è potuto entrare a scuola hanno chiamato i carabinieri. E ora contro il nido annunciano azioni sia penali, con una querela per abuso di potere, sia civili, con un ricorso al tribunale contro la sospensione del bimbo (video di Lara Loreti) - L'ARTICOLO

E i genitori non ci stanno: si sono rivolti a un legale, l’avvocato pisano Andrea Callaioli. Poi la mattina il bimbo non è potuto entrare a scuola hanno chiamato i carabinieri. E ora contro il nido annunciano azioni sia penali, con una querela per abuso di potere, sia civili, con un ricorso al tribunale contro la sospensione del bimbo. Al Tar no: il tribunale amministrativo del Lazio già si è espresso su questa vicenda. E ha detto che la legge dello Stato è corretta. «Mio figlio sta soffrendo la mancanza del nido – dice la mamma, toscana di 38 anni – Ha solo una nonna, mia madre, che deve badare anche a suo babbo, che ha più di 90 anni. Sono costretta a portarlo da lei perché sia io sia mio marito lavoriamo a tempo pieno: se non avessi avuto mia madre avrei dovuto cedere al vaccino, come hanno fatto altre famiglie non convinte. Quando il pomeriggio vado a riprenderlo e gli domando come è andata la mattinata, mi risponde che è stato al nido e che ha giocato con gli amichetti, mi dice anche i loro nomi. Non è giusto che a mio figlio sia negato il diritto a frequentare la scuola, anche se non dell’obbligo, solo perché non abbiamo firmato quell’autocertificazione che il nido ha voluto imporre».

Nel foglio prestampato che i genitori avrebbero dovuto presentare, c’è scritto che si impegnano a consegnare a scuola, entro il 10 marzo 2018, i documenti che attestano che tutti i vaccini obbligatori (l’esavalente più il trivalente) sono stati effettuati. Ma Elena e Mario non se la sentono di firmare: il bimbo non è ancora mai stato vaccinato e prima di impegnarsi per iscritto vogliono verificare come il piccolo potrebbe reagire ai farmaci. Hanno presentato però la raccomandata (già inviata all’Asl) in cui chiedevano spiegazioni sul percorso di vaccinazione e un certificato del pediatra che attesta che è già stato preso un appuntamento ( domani) per avere informazioni dettagliate sui vaccini. Ma il Comune è irremovibile: i documenti presentati non sono sufficienti.

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Serve l’autocertificazione che contiene l’impegno a vaccinare il bimbo in maniera completa. È lo stesso dirigente dei servizi scolastici del Comune di San Giuliano, Stefano Bertocchi, a porsi come baluardo del rigoroso rispetto della legge. Una pratica seguita anche dall’assessora Maria Elena Bianchi Bandinelli che ha provato a far prevalere una linea più morbida. Elena e Mario, dal canto loro, non mollano così come le altre tre famiglie. «Non capisco perché le istituzioni locali rendano ancora più stringente una legge che già pone degli obblighi forti – riflette la giovane madre – Io e mio marito non siamo no-vax, anzi, siamo a favore dei vaccini, ma non di tutti, subito e per forza. Inoltre noi avremmo voluto sottoporre nostro figlio a vaccini monodose, ma questo all’Asl non è possibile. Appena il bimbo ha iniziato a camminare, a 14 mesi, abbiamo preso appuntamento col pediatra per fargli l’antitetanica. E abbiamo messo in cantiere altri vaccini, che riteniamo importanti, a cui sottoporlo nel corso della crescita. All’epoca però il medico ci disse di aspettare per evitare sovra-dosaggi: stava per “passare” la legge che avrebbe reso obbligatoria anche l’antitetanica. E così abbiamo fatto».

Nel frattempo viene approvata la legge 119 del 31 luglio 2017 sulla prevenzione vaccinale. Inizia l’anno scolastico e il piccolo Saverio ricomincia a frequentare il nido. «A quel punto noi stessi abbiamo contattato l’Asl tramite raccomandata, per chiedere un appuntamento per conoscere i dettagli del piano vaccinale. Ma nessuno ci ha mai risposto. Poi improvvisamente, è diventato tutto urgente – racconta la donna – Così non è giusto. Il bimbo soffre: quando l’altra mattina l’ho portato a scuola per capire se lo facevano entrare, gli ho dovuto dire che non poteva frequentare perché c’erano i pidocchi. Le maestre mi hanno tenuto il gioco. Ora saremo costretti a fargli fare l’esavalente, ma vogliamo anche portare avanti la battaglia per la libertà vaccinale. È un fatto di principio, che riguarda tutti».

La posizione del dirigente scolastico: "Ho applicato la norma, basta scappatoie"

«Nessuna rigidità, solo l’applicazione della legge: i genitori devono fare un’autocertificazione in cui dichiarano di aver preso gli appuntamenti per fare, entro il 10 marzo, tutti i vaccini previsti. Ogni altro documento non ha valore».

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Tono fermo, poche parole e chiare: il dirigente dell’ufficio scolastico comunale di San Giuliano Terme (Pisa), Stefano Bertocchi, risponde così alla domanda sulla questione della sospensione di quattro bambini da due nidi del paese. «A fronte di 118 persone che hanno adempiuto all’obbligo di legge, solo 4 non l’hanno fatto, cercando escamotage per rendersi liberi di fare altre scelte che però la legge non consente. Perché a quel punto si compromette la possibilità di frequentare il nido. E non ci sono mezze misure come quella, adottata da una famiglia, di dichiarare che si è preso un appuntamento col medico per informarsi» aggiunge Bertocchi.

«Per due mesi abbiamo parlato con i genitori indecisi cercando di mediare – dice l’assessora comunale all’istruzione Maria Elena Bianchi Bandinelli – Poi il dirigente ha applicato la legge. Questa è una questione tecnica, non politica. Ho saputo che le famiglie dei bimbi sospesi faranno ricorso: se il giudice darà loro ragione, l’orientamento è di non fare appello, ma di prendere atto della decisione del tribunale. Non c’è accanimento».

Il legale dei genitori del piccolo escluso: "Pronti a ricorrere anche al tribunale civile"

«Siamo di fronte a un abuso di potere che si manifesta nel chiedere qualcosa che non è previsto dalla legge, cioè un’autocertificazione in cui si garantisce che si vaccineranno propri figli entro il 10 marzo. Bene chiariamo: non esiste nella legge 119 del luglio scorso sulla prevenzione vaccinale un dato che consenta a un istituto di non far andare un bambino a scuola se la famiglia non ha portato l’autocertificazione. Semmai la frequenza sarebbe sospesa dall’anno prossimo».

L'avvocato Andrea Callaioli  rappresenta le quattro famiglie di bimbi sospesi dai nidi di San Giuliano che si sono rivolte a lui per far valere i propri diritti. «Presenteremo la querela contro la scuola per abuso di potere, violenza privata e interruzione di pubblico servizio. E appena i documenti saranno pronti, depositeremo anche il ricorso in sede civile, chiedendo il reintegro dei bimbi».

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A Pisa e in Toscana ci sono vari comitati a favore della libertà di vaccinarsi: «Siamo in contatto con Assis, Genitori No obbligo e Cli.Va per far valere i diritti non di un singolo, ma di tutti», aggiunge il legale. Anche Giacomo Roberto, portavoce dei no-vax, sta seguendo il caso di San Giuliano: «Siamo circa un migliaio di famiglie tra Pisa e provincia, e diciamo no al vaccino obbligatorio perché vogliamo tutelare i nostri figli, sapere cosa rischiano, avere informazioni chiare. Molti di noi hanno figli con seri problemi di salute o parenti che hanno avuto reazioni avverse al vaccino. Il nostro non è un partito preso, è prudenza. Il nostro scopo è essere in regola con la legge, non vaccinare a tutti i costi i nostri figli. Ma il punto è che intorno a questa legge c’è un gran caos e i genitori sono confusi».

 

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