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Tulliani, il giornalista toscano: «Così ho fatto arrestare a Dubai il cognato di Fini»

Il latitante scatena la polizia contro Bonistalli  ma poi viene catturato

"Come ho fatto arrestare Tulliani a Dubai". Disavventura a lieto fine Daniele Bonistalli? è il giornalista de La7? ed ex collaboratore del Tirreno? che ha fatto arrestare a Dubai Giancarlo Tulliani. Il cognato di Fini ha denunciato il cronista che voleva intervistarlo alle autorità aeroportuali degli Emirati Arabi, ma in manette ci è finito anche lui. Ecco cosa è successo e com'è finita (a cura di Annalisa D'Aprile) L'articolo

PISTOIA. «Mi dicevano che dovevo pagare 120.000 euro di multa e rimanere a Dubai per almeno un mese, fino al processo. Ma io così tanti soldi non ce li ho. Negli Emirati Arabi evidentemente funziona così: basta che qualcuno ti denunci e finisci dentro. Poco importa se sei innocente: io volevo fare solo il mio lavoro». Rintracciare e intervistare Giancarlo Tulliani, il cognato di Gianfranco Fini, latitante da mesi.

Daniele Bonistalli – 30 anni fra pochi giorni – è un giornalista pistoiese, inviato del nuovo programma che da domenica andrà in onda su La7: “Non è l’Arena” di Massimo Giletti. Ex collaboratore de Il Tirreno e della tv privata TvL Pistoia è il giornalista che ha messo in moto il meccanismo che ha portato all’arresto di Tulliani, fratello di Elisabetta Tulliani, compagna dell’ex presidente della Camera Gianfranco Fini. Giancarlo Tulliani, risulterebbe residente negli Emirati Arabi. Ma per la giustizia italiana risulta irreperibile, visto che è stato impossibile eseguire un mandato di arresto emesso a suo carico il 20 marzo 2017.

Proprio per questo Bonistalli vola in Medio Oriente. Per cinque giorni cerca di “rintracciarlo”. Poi, all’improvviso, giovedì “intercetta” Tulliani in aeroporto, mentre accompagna la fidanzata all’imbarco. Ma il “cognato” di Fini, anziché limitarsi al silenzio, lo fa arrestare. Solo che la vendetta in poche ore gli si ritorce contro.

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La vicenda si svolge tutta all’interno dello scalo internazionale di Dubai. Daniele Bonistalli – che ha lavorato anche a SkyTg24 – vede Tulliani e, insieme all’operatore de La7, avvicina il microfono a Tulliani. L’uomo lo ignora. O almeno così sembra. In realtà Tulliani parla, sì, ma con la polizia aeroportuale. Che sbatte in cella Bonistalli e l’operatore che lo accompagnava con la telecamera. «È vero – ammette il cronista toscano – noi eravamo entrati negli Emirati Arabi Uniti con un visto turistico e teoricamente non potevamo fare riprese e interviste. Ma per ore i “cattivi” sembravamo noi: non Tulliani che era latitante».Per non peggiorare la situazione», infatti, il cronista non dice alle autorità chi è l’uomo che lo ha appena accusato di importunarlo. Perché il motivo per il quale Bonistalli finisce nella cella di sicurezza dello scalo – come ammette lui stesso – è questo: aver importunato un cittadino residente negli Emirati Arabi. «Se ero accusato di qualcos’altro non me lo hanno detto – continua parlando al telefono, da Roma, dove è atterrato venerdì – ma ho ben chiaro che a Dubai i giornalisti non sono ben accetti e che è vietato importunare le persone in aeroporto». Solo dopo ore – secondo quanto ricostruito dall’inviato del programma “Non è l’Arena” – la polizia ha capito che sulla testa di Tulliani pendeva un mandato di cattura internazionale. È bastato effettuare un controllo al terminale per verificare l’esistenza di un mandato di cattura internazionale. A quel punto Tulliani finisce in manette: l’arresto è stato convalidato per due mesi e nel frattempo è all’esame la richiesta di estradizione in Italia. Non esistendo un accordo ratificato fra Emirati e Italia non è scontato che venga concessa.

Bonistalli e il suo operatore (che ha scelto di non comparire) grazie all’intervento della Farnesina sono stati liberati. Come in una spy story. «La puntata andrà in onda domenica 12 – racconta l’inviato de La7 – e non posso dire di più, visto che venerdì mattina (il giorno del suo trentesimo compleanno ndr) si terrà la conferenza stampa di presentazione del programma. Abbiamo lavorato molto, per fortuna il materiale audio e video non ci è stato sequestrato. Almeno non tutto. Racconteremo una grande storia». A lieto fine. «Subito dopo l’intervista sarei dovuto rientrare con l’aereo a Fiumicino – sottolinea il giornalista – ma ci hanno rilasciato dopo otto ore (senza pagare la multa). Sono rientrato in albergo e poi mi sono imbarcato sul volo per l’Italia. Con la paura. Sì ho avuto paura, soprattutto all’inizio».


 

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