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«Non voglio malati»: la padrona licenzia la colf con il cancro

«Non voglio malati»: la padrona licenzia la colf con il cancro

Carrara: la denuncia di una donna che ha perso il posto fisso. Era assunta regolarmente: mandata via dopo la convalescenza

CARRARA. «Mi hanno licenziato, da un momento all’altro. E quando incredula ho chiesto il motivo, mi sono sentita dire: “Non ne voglio malati in casa mia”. Mi stavo riprendendo da un tumore, malattia contro cui ho lottato con tutte le mie forze e da cui non sono ancora del tutto guarita».

Maria (nome di fantasia), 67 anni, ha imparato a piangere davanti agli altri, anche di fronte a sconosciuti. Prima lo faceva da sola. Ma poi le cose cambiano. Succede che ci si ammala, che si viene operati, che per sopravvivere bisogna curarsi bene. La vita assume un valore diverso, e anche le lacrime. «Non ho niente di cui vergognarmi, chi dovrebbe farlo sono i miei ex datori di lavoro: facevo la colf presso una famiglia a Carrara, dal lunedì al venerdì, dalle 8.30 alle 13.30, e dalle 16 alle 18. Tutto regolare, contratto e contributi versati. Persone che conoscevo da tempo, e nella cui abitazione ho prestato servizio per 7 anni, dal 2009 fino all’anno scorso».

Nel 2011 Maria si ammala: viene operata, rischia di fare la chemio, poi l’oncologo le dice che è possibile evitare quella terapia, ma che dovrà sottoporsi costantemente a controlli e analisi. «Sapevo che la mia assenza provocava disagi ai datori di lavoro e così cercavo di fare il massimo per ridurli. Due mesi dopo l’operazione, ero già operativa – racconta la donna – Quando dovevo fare le analisi mi svegliavo all’alba per essere al lavoro alle 8.30. È stato un periodo tremendo, poi, col passare degli anni, le cose sono andare meglio, o almeno così credevo...».

Un giorno, a gennaio 2016, Maria, alle 13.30 come sempre va in pausa pranzo. «Vado dalla proprietaria, la saluto, sto per dire “ci vediamo dopo” – racconta la donna – ma lei mi precede e mi dice che quello è il mio ultimo giorno lì a casa loro. Che sono licenziata e che il nostro rapporto di lavoro è chiuso». Una cosa che si può fare perché il contratto delle colf può essere interrotto dal datore in qualsiasi momento, anche senza giusta causa. «Io sono sconvolta, non credo alle mie orecchie – continua la 67enne – Mi sento impotente, però voglio sapere il perché. “Me ne vado, ma mi spieghi il perché, che cosa è successo”, chiedo alla signora. E lei mi risponde così, che in casa sua non vuole malati». Maria si sente di morire: «È stata una coltellata alle spalle. Mi sono sentita in colpa per essermi ammalata. Bisogna che queste cose non accadano più, è per questo che ho deciso di raccontare la mia storia. Un tumore può colpire chiunque, non è certo una cosa che ti vai a cercare. Esser buttata fuori così è stato devastante: non ti procura solo un danno economico, ma ti ferisce dentro. Volevo far causa, ma ho rinunciato per paura e perché non ho soldi».

A 66 anni, senza lavoro, Maria s’è dovuta rimboccare le maniche, per l’ennesima volta nella vita. All’inizio ha preso i soldi della disoccupazione, un assegno da 500 euro che però, mese dopo mese, si è andato assottigliando fino a diventare di 333. Per poi sparire. Il danno, e poi anche la beffa. «Da agosto 2017 non mi è arrivato più niente – dice Maria – La disoccupazione mi è stata tolta perché io ho lavorato un giorno come comparsa per una produzione cinematografica: per guadagnare 70 euro ne ho perse 333. Sinceramente non immaginavo che sarebbe andata così. E a quel punto sono rimasta senza niente, con un marito che prende 600 euro di pensione e due figli, uno precario e l’altro ancora studente. Ora però finalmente ho raggiunto i 20 anni di contributi e ho compiuto 67 anni, quindi a breve mi arriverà la pensione per anzianità: 500 euro, almeno quelli».

SEGNALATECI I VOSTRI CASI: ECCO COME FARE

Il Tirreno raccoglie le storie del lavoro sfruttato in Toscana. Abbiamo deciso, infatti, di iniziare un'inchiesta su chi viene pagato assai meno di quello che prevede il contratto, su chi viene assicurato per la metà del tempo che lavora. O su chi viene inquadrato per una mansione e ne svolge un’altra o altre tre o quattro insieme. Addirittura ci sono casi di persone che continuano a lavorare mesi nella speranza di riscuotere mensilità arretrate perché non hanno visto un soldo da quando hanno varcato la soglia del posto di lavoro. E c’è pure chi si è ritrovato licenziato perché si è fatto male lavorando. Se avete casi da segnalarci scriveteci a

inchiestadeilettori@iltirreno.it Si può chiedere di raccontare la propria storia anche in forma anonima, soprattutto se il lavoro è ancora in corso. Tuttavia è necessario inviare un numero di telefono al quale essere ricontattati per verificare le vicende che ci raccontate.

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