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Una legge in difesa delle baby modelle

Dal libro-inchiesta della scrittrice lucchese Flavia Piccinni presentata in Senato una norma contro lo sfruttamento

ROMA . Bambine piccolissime agghindate come adulte, costrette a turni di lavoro massacranti. Piccoli lasciati senza acqua e allontanati dai genitori, contravvenendo a ogni norma. È il mondo da incubo raccontato nel libro-inchiesta di Flavia Piccinni, “Bellissime. Baby miss, giovani modelle e aspiranti lolite” edito da Fandango, alla base dell’interrogazione parlamentare e del disegno di legge presentato pochi giorni fa dalla senatrice di Alternativa popolare Fabiola Anitori sulla tutela dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in attività di carattere culturale, artistico, sportivo o pubblicitario e nel settore dello spettacolo.

A raccontarlo c’era la prima firmataria insieme a Dacia Maraini, alla editor di Fandango Tiziana Triana e alla presidente del Telefono Rosa Maria Gabriella Carnieri Moscatelli, ieri alla Sala Nassiriya del Senato in occasione della Giornata Mondiale dei diritti delle bambine e delle ragazze.

«La mia inchiesta – spiega Piccinni – è partita nel 2013, quando in un albergo di Prato mi ritrovai davanti a una passerella impressionante di bambine di 4-6 anni truccatissime e costrette a sfilare». Da lì la scoperta di un universo pericoloso anche «per l’immaginario di stereotipi di genere che crea e che finisce a pioggia su tutti i bambini e genitori. Senza contare poi il mondo parallelo della pedofilia». La scrittrice se la prende con «Pitti Bimbo, con il suo business da 2,7 miliardi di euro, fitting massacranti, mamme che si definiscono manager». Ma la rassegna ha sempre respinto le accuse, spiegando di rispettare le regole.

«In Italia esistono 7 agenzie importanti specializzate, quasi tutte e Milano. Ognuna conta da 100 ai 300 bambini. L’aumento dell’offerta poi ha fatto crollare i compensi: 100-200 euro netti per una sfilata a Pitti Bimbo, 200-500 per uno spot, solo 30 euro per un redazionale pubblicitario. Il tutto a tempo, perché appena superi il metro e 20 centimetri ti buttano fuori».

«Con il nuovo disegno di legge – spiega la senatrice Anitori – aggiorniamo norme ormai datate (la legge 17 ottobre 1967, n. 977, ndr). Per primo, diminuiamo le ore di lavoro, divise per fasce: massimo due al giorno fino a 3 anni; 3 ore fino ai 6; e 5 ore tra 6 e 11 anni. Fino a 6 anni, poi, il bambino non pu essere truccato».

«Chiediamo – prosegue Anitori – la presenza in loco di un pediatra e di uno psicologo infantile e, tra le condizioni di lavoro, abbassiamo il limite massimo dei decibel utilizzabili. È difficile che il ddl riesca a completare l’iter, forse non riusciamo nemmeno a farlo incardinare prima della fine della legislatura, ma intanto rimarrà agli atti. È un piccolo mattoncino per il futuro. Se verrò rieletta me ne farò carico nuovamente, altrimenti, altri senatori o deputati, potranno riprenderlo, implementarlo e presentarlo a loro nome». «Libri e politica dovrebbero conoscersi meglio e incontrarsi più spesso
– commenta Dacia Maraini – La discriminazione esce dalla porta ed entra dalla finestra, creando stereotipi che si diffondono secondo cultura e tecnologie, come l’ipersessualizzazione. Io credo si tratti davvero di “resistenza”».

Daniela Giammusso

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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