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Vescovi e senatori, ecco il procuratore tosto che indaga i potenti

Ecco chi è il magistrato che da Massa ha messo sotto accusa il governatore Rossi e ha aperto un’inchiesta sui Carabinieri

MASSA CARRARA. In principio fu Enrico Rossi, presidente della Regione. Il procuratore capo Aldo Giubilaro si era insediato da pochi mesi, nell’aprile del 2010, quando si trovò ad affrontare l’inchiesta sul presunto maxibuco dell’Asl 1 apuana (oggi ex): una cifra variabile dai 240 ai 400 milioni. Il governatore, poi, è risultato solo il primo di una lunga lista di vip e persone di primo piano a finire nel registro degli indagati.

Il presidente Rossi è stato prosciolto pochi mesi fa. Ma la lista degli indagati eccellenti si è lo stesso allungata proprio in questi ultimi mesi: per il caso di don Luca “EuroMorini,  il prete accusato di truffare i parrocchiani spendendo le offerte con gigolò, sotto accusa è finito anche il vescovo, monsignor Giovanni Santucci. E ora, ecco la conclusione indagini di un’inchiesta deflagrante, con una trentina di carabinieri indagati per reati come minacce, concussione, violenze, consumati in Lunigiana. Fra i militari dell’Arma, ce ne sono almeno due eccellenti: l’ormai ex comandante provinciale di Massa-Carrara Valerio Liberatori, trasferito pochi giorni fa, e l’ormai ex comandante della compagnia di Pontremoli Saverio Cappelluti (accusati di favoreggiamento).

Lunigiana uguale “regno” del senatore Lucio Barani, parlamentare di Ala (Alleanza liberalpopolare-autonomie), craxiano di ferro, ex sindaco di Aulla e di Villafranca.

Questi suoi trascorsi hanno portato ad altrettanti guai con la procura diretta da Giubilaro: un rinvio a giudizio per l’alluvione disastrosa di Aulla del 2011 (il processo è in corso) e un procedimento per una storia di rimborsi spese, quand’era primo cittadino di Villafranca: assolto.

Due personalità forti, il procuratore e il senatore. Barani ha preso spunto proprio dalla maxi inchiesta sui carabinieri per attaccare un giorno sì e l’altro pure il magistrato. Casus belli il fatto che nella conferenza stampa per illustrare i primi risultati dell’inchiesta – era estate – il procuratore si fosse presentato “senza calzini” : «Mancanza di rispetto», tuonò Barani. «Barani chi? – rispose Giubilaro – Lo stesso che durante i lavori parlamentari nell’ottobre 2015 fece quello spregevole gesto sessista verso una senatrice? Sì, è stato assolto per i rimborsi, ma il tribunale ha detto che non dovevano essere fatti e tantomeno incassati».

Il duello in questi mesi è proseguito; l’ultima nota è di ieri, sempre di Barani, a commento del trasferimento dell’ex comandante provinciale: «Vanno via i migliori, e resta chi, pur di apparire, se la prenderebbe anche con quello vestito di bianco come il nostro marmo per vedere se ha indumenti neri o è un papa nero in quanto Gesuita». Altro capitolo della querelle nata dalla maxi inchiesta sui carabinieri è legata al fatto che qualche mese fa Giubilaro fu criticato per aver partecipato a una serata del premio Lunezia, sedendosi a fianco del sindaco di Aulla Roberto Valettini, avvocato di diversi carabinieri indagati proprio in quel comune lunigianese. «L’esercizio dell’azione penale è obbligatorio», disse il procuratore. E ancora: «Guai a un pm accomodante coi potenti e inflessibile coi deboli. Nei miei 7 anni di attività a Massa certamente non sono stato determinato e inflessibile con i deboli e debole con i forti, per quieto vivere, per non urtare i potenti, per non farmi i nemici. Come certi altri...».

Si torna sui forti. Forti lo sono, o lo sono stati, oltre al vescovo e ai vertici dell’Arma, a Barani e al governatore Rossi, l’ex sindaco di Carrara Angelo Zubbani, coinvolto (e prosciolto) in un’inchiesta su presunti accordi con le aziende del marmo, ma anche in una vicenda legata a un derivato finanziario; o l’ex presidente dell’autorità portuale Francesco Messineo, per il caso di una banchina portuale (entrambi indagati quand’erano in carica). Giubilaro se l’è presa pure col re dei commercialisti, Giulio Andreani, e con il professor avvocato Sergio Menchini (che potrebbe candidarsi alle primarie di

Massa per il Pd) per l’affaire Fermet, azienda di rottami ferrosi. E ha indagato, per presunti guadagni in nero alle cave, vari imprenditori del marmo.

Quanti di questi procedimenti si concluderanno con una condanna in giudicato? Ai posteri le ardue sentenze.
 

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