Quotidiani locali

Vai alla pagina su Alluvione a Livorno

Alluvione a Livorno, la procura nomina cinque ingegneri per indagare sulle carte edilizie

L’urbanistica di Livorno sud e delle colline nel mirino di cinque professionisti: ecco quale è il loro compito

LIVORNO. Lo chiamano il cavalcavia di Salviano. E oggi divide Livorno tra chi è rimasto prigioniero sotto al fango e chi invece, nonostante i danni, ne è uscito sporco, segnato, ma vivo. È da qui – sospesi tra il mare, le colline e l’ingresso della Variante Aurelia – che tutto si intravede e tutto comincia. Anche l’inchiesta della Procura, aperta per omicidio e disastro colposi . Perché basta voltarsi verso sud per focalizzare una dopo l’altra tutte le possibili concause di un disastro che ieri ha piantato in terra la sua nona croce, quella di Gianfranco Tampucci, e prodotto una prima stima dei danni agli immobili pubblici pari a 3,8 milioni di euro.

10 settembre, ore 5: Livorno finisce sott'acqua Le prime immagini dell'inondazione: il video di Manuel Golfarini - L'ARTICOLO

Qui sotto, infatti, alle spalle dell’immenso e semivuoto parcheggio del centro commerciale Levante, inaugurato meno di due anni fa, sono state costruite alcune delle cinque casse di espansione che avrebbero dovuto contenere l’acqua in eccesso del Rio Maggiore in caso di piena. Al contrario delle previsioni, però, il corso d’acqua è esondato intorno alle 5,40 di domenica quattrocento metri più avanti in prossimità del cimitero della Misericordia: invece di incanalarsi sottoterra è saltato in strada correndo per un chilometro prima di andare a imprigionare e uccidere un’intera famiglia dentro al seminterrato della villa dove abitavano.

leggi anche:

Si occuperà anche di questo aspetto, ma non solo, il pool di ingegneri, in totale cinque, che lunedì riceverà l’incarico dai pubblici ministeri Antonella Tenerani e Giuseppe Rizzo «per ricostruire l’evento – spiegano dalla Procura – e capire se si sia trattato solo di sfortuna o se invece c’è dietro qualcos’altro».

Una task force di esperti, dunque, che dovrà lavorare su possibili omissioni e irregolarità nella costruzione e nel funzionamento degli invasi. Ma anche su eventuali colpe nella gestione dell’emergenza. In particolare nell’allarme lanciato dalla Protezione civile il giorno precedente a livello arancione invece del più alto della scala, quello rosso, che parla di «grave pericolo per le persone con possibili vittime».

Nubifragio a Livorno, ecco quali sono le cause Le correnti del mare dirette alla terraferma si sono scontrate con i fiumi gonfi d'acqua, i temporali si sono alimentati più volte. Poi c'è stata l'eccezionalità della quantità di pioggia caduta: le spiegazioni degli esperti (video a cura di Yuri Rosati) - L'ARTICOLO


Alzando lo sguardo verso le colline che si specchiano sull’isola di Gorgona, viene da chiedersi, alla luce di quello che è avvenuto, come sia stato possibile costruire così tante case in uno spazio così stretto. È in mezzo a quei tetti colorati che si scorgono in lontananza, infatti, che scorrono gran parte dei corsi d’acqua – il Rio Ardenza, il Rio Stringaio o il Fosso Forcone – che all’alba della domenica più nera della storia della città, sono scesi a valle trasportando con sé tutto: strade, case, vite.

Per spiegare il possibile cortocircuito che si è creato tra regolamento urbanistico ed applicazioni edilizie può essere molto utile leggere la richiesta di archiviazione di un’indagine per abusi edilizi nella zona di Montenero, uno dei quartieri colpiti dall’alluvione, firmata dai pubblici ministeri Massimo Mannucci e Daniele Rosa.

Nelle venti pagine depositate due anni fa, si spiega come e perché negli ultimi vent’anni sia stato possibile costruire sulla collina d’oro che comprende anche gli altri quartieri dove si sono registrate vittime: Collinaia, Monterotondo e scende fino ad Ardenza Terra.

Nubifragio a Livorno, intrappolati dall'acqua: "Ci siamo salvati uscendo dalla finestra" "Ci siamo svegliati perché il cane abbaiava e l'acqua arrivava al polpaccio". Una nottata da incubo quella di una coppia di Livorno, che è stata costretta a lasciare la propria casa in fretta dopo che l'acqua ha allagato l'appartamento, nelle vicinanze della villetta in cui 4 persone, intrappolate nel seminterrato, hanno perso la vita proprio a causa degli allagamenti - H24, immagini di Iacopo Altobelli, montaggio Valerio Argenio - L'articolo


La parola magica per capire il sistema è “aree a ville con giardino”, una definizione che consente – almeno sulla carta – la realizzazione di “interventi di completamento” esclusivamente nel sistema insediativo, ovvero nelle aree esterne al sistema di Tutela ambientale e pedecollinare. Una norma che però negli anni è stata interpretata in modo molto estensivo dagli uffici comunali consentendo, al contrario, «la realizzazione di nuove costruzioni e poi anche di interventi di sostituzione edilizia con caratteristiche di lottizzazione». Insomma bastava avere un rudere e costruire una casa di tre piani con il garage che poi veniva condonato e trasformato in taverna. Ma poteva bastare anche appoggiarsi ad un immobile già esistente per avere l’ok ad aggiungere metri cubi di cemento. «Nel corso dell’indagine – si legge in uno dei passaggi chiave – è stato possibile riscontrare che una parte degli elementi ritenuti incoerenti sono scaturiti da interpretazioni delle norme che rappresentavano una prassi operativa corrente all’interno dell’ufficio di edilizia privata del Comune».

È anche così che da un lato quelle colline e quei quartieri, mattone dopo mattone, hanno dato lavoro a professionisti, costruttori, ditte edili e operai, ma dall’altro si sono appesantite, soprattutto in prossimità degli argini dei corsi d’acqua. L’ultimo che si vede dal cavalcavia di Salviano si chiama Rio Banditella e si vede a malapena.


 

I COMMENTI DEI LETTORI

TrovaRistorante

a Livorno Tutti i ristoranti »

Il mio libro

CLASSICI E NUOVI LIBRI DA SCOPRIRE

Libri da leggere, a ciascuno la sua lista