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Alluvione a Livorno, la procura indaga per omicidio e disastro colposo 

Livorno, manutenzioni e permessi a costruire da verificare. L'unica certezza: la stessa intensità di pioggia ha distrutto la parte sud della città, mentre la zona nord ha avuto danni tollerabili.

LIVORNO. Hanno nomi da favola i quartieri mangiati dal fango nella notte tra sabato e domenica durante l’alluvione che si è abbattuto su Livorno. Si chiamano Monterotondo, Collinaia, Ardenza, Montenero. E tutti guardano la città dall’alto della collina d’oro. Qui – molto spesso – villette, palazzine indipendenti e condomini eleganti sono stati costruiti lungo gli argini dei corsi d’acqua che si intersecano scendendo a valle, per poi essere tombati – chiusi – prima di sfociare in mare aperto. Regolare rilasciare permessi simili a livello urbanistico? Possibile edificare in quel modo, senza tenere conto dei rischi? Corretto a livello normativo convogliare masse di acqua simili all’interno di tunnel anche se – almeno in teoria – molto ampi? E infine: è stata effettuata la necessaria manutenzione lungo i letti dei fiumi?

Sono queste le domande principali alle quali dovrà rispondere l’inchiesta aperta della Procura di Livorno all’indomani della tragedia che ha messo in ginocchio la città causando otto morti (il ragazzo deceduto nell’incidente stradale viene trattato in un fascicolo a parte), un disperso e danni per milioni di euro che devono essere ancora quantificati.

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Ieri, intanto, la giunta guidata da Filippo Nogarin ha proclamato il lutto cittadino fino al giorno dello svolgimento dei funerali delle vittime che si dovrebbero svolgere tra domani e giovedì. Fino ad allora è prevista l’esposizione a mezz’asta della bandiera della città (issate già dalle prime ore di ieri mattina). Previsto un minuto di chiusura degli esercizi commerciali e dei locali di spettacolo – su proposta delle organizzazioni rappresentative – in concomitanza con l’inizio della cerimonia funebre e la sospensione di tutte le attività pubbliche ludico-ricreative organizzate dall’Amministrazione. «La proclamazione del lutto cittadino – spiega il primo cittadino – è un modo per concretizzare e rendere visibile il dolore e la vicinanza della città a tutti coloro che sono stati colpiti da questa tragedia, in primis ai familiari delle vittime. Semplici gesti simbolici che vanno ad aggiungersi alla grande e fattiva catena di solidarietà». Per il momento l’ipotesi di reato ipotizzata dagli inquirenti è quella di disastro colposo e il fascicolo è stato iscritto contro ignoti, dunque non ci sono ancora indagati.

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La certezza degli investigatori, coordinati dai pubblici ministeri Antonella Tenerani e Giuseppe Rizzo è una: la stessa intensità di pioggia ha distrutto la parte sud della città, mentre la zona nord ha avuto danni tollerabili. Un assioma che porta a una deduzione: c’è una parte di Livorno dove esiste un problema urbanistico che va chiarito anche se vecchio di mezzo secolo, periodo nel quale è iniziata l’espansione edilizia in questa zona.

«Si tratta di un atto dovuto e doveroso – spiegano dalla Procura – soprattutto davanti a una tragedia simile. E non è detto che questo porti all’individuazione di eventuali responsabilità». Intanto il primo atto ufficiale dei magistrati è stato quello di sequestrare le quattro abitazioni nelle quali si sono registrate vittime. «È stato soprattutto per evitare che qualcuno potesse entrare», minimizza chi indaga.

Ma tra qualche giorno, forse anche prima della fine della settimana, sarà nominato un consulente – o forse addirittura un pool composto da esperti – per accertare se i danni potevano essere limitati e le vite umane risparmiate.

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A sollevare, invece, dubbi sull’efficienza della macchina dei soccorsi è il Codacons che ha annunciato la presentazione di un esposto alla Procura livornese. «Si chiede di accertare – spiegano dal coordinamento per la difesa di ambiente e consumatori – le responsabilità di istituzioni ed enti locali, alla luce delle possibili fattispecie di concorso in omicidio con dolo eventuale e disastro ambientale».

L’obiettivo è «verificare – si legge in una nota – se sia stato lanciato un allarme adeguato, o se al contrario ci sia stata una sottovalutazione dei pericoli per la popolazione che ha portato al disastro. Comune, Provincia, Protezione civile e tutti gli altri enti pubblici competenti – proseguono – hanno il dovere di mettere in sicurezza il territorio e i cittadini, attraverso interventi su argini, fiumi e torrenti, ed evacuando i residenti in caso di necessità, e in presenza di omissioni può configurarsi nei loro confronti la fattispecie di dolo eventuale, che si verifica quando un soggetto pone in essere un comportamento accettandone i rischi e le conseguenze che, seppur non volute, appaiono possibili».

 

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