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Lavoro, lo sfogo di Martina: «Discriminata per i chili di troppo»

Prato, nel 2016 Martina - 26 anni -  denunciò la situazione. Si è fatto avanti un call center a provvigione

PRATO. A un anno dalla denuncia pubblica, la sola proposta di lavoro che è riuscita a ottenere è quella di un call center: zero stipendio, nessun rimborso spese, solo una provvigione sui contratti sottoscritti dai clienti. Ma lei, Martina Neri, pratese di 26 anni, ha detto no. La stessa risposta che ha dato alla discriminazione a cui viene sottoposta quotidianamente per il suo essere obesa.

L’ultimo episodio è accaduto mercoledì. Lo racconta lei stessa: «Ero a pranzo fuori in ristorante giapponese con il mio fidanzato. Prima di entrare, leggo un cartello: “Cercasi cameriera italiana”. Perfetto, penso dentro di me. All’interno del locale, chiedo al personale informazioni su quell’annuncio. La cameriera mi risponde con una domanda: “Sarebbe per te?”. E mi squadra da capo a piedi. Io dico di sì, lei bofonchia qualcosa e finisce tutto là. Non mi chiede recapiti né altro. Una discriminazione a regola d’arte, come se io a lei avessi detto: “Non ti voglio perché sei cinese”. A volte mi sento vittima di un vero e proprio bullismo e assisto incredula a quello che mi accade: io sono una lavoratrice instancabile, non sono certo un tipo che sta a braccia conserte sulla sedia. Ho prestato servizio anche in un ristorante col mio ragazzo, che è cuoco. Nessuno s’è lamentato».

Una storia che fa il paio con quella di Federica Lucchesi, la livornese di 25 anni che due anni s’è vista sbattere “n” volte la porta in faccia da possibili datori di lavoro, pur avendo inviato in giro 800 curriculum . Proprio come Martina.

Era ottobre dello scorso anno quando la pratese, dopo l’ennesimo rifiuto di essere persino ascoltata o accolta in un colloquio di lavoro, ha deciso di venire allo scoperto e denunciare sul Tirreno le continue umiliazioni che era costretta a sopportare. «Non sono stata presa in considerazione neanche per una prova – racconta – Niente di niente. Eppure ne ho mandati di curriculum: a studi dentistici, medici, ditte varie, visto che ho studiato come segretaria aziendale, ma anche a bar, ristoranti e locali. Mi adatterei a fare di tutto e invece sembra che nessuno mi voglia. Purtroppo quando mi presento di persona mi mandano via con delle scuse e se invio i miei dati per mail non cambia nulla. Poi credo che purtroppo dopo essere uscita “allo scoperto” sui giornali, molti sappiamo già chi sono e come sono fatta, anche se non mi hanno visto di persona».

Le uniche occasioni di lavoro sono legate al telemarketing: «Ma io ho già avuto brutte esperienze nei call center: all’inizio dell’anno ero senza fare nulla e mi sono convinta ad accettare un lavoro per un’agenzia di luce e gas che ha sede proprio sotto casa mia: avevo voglia di uscire un po’ dalle quattro mura domestiche. Loro mi davano una provvigione al 50% con la persona che andava a casa del cliente che poi firmava il contratto. Ma alla fine non mi hanno neanche pagato: la società non era in regola ed è dovuta subentrare la Finanza».

L’ultimo anno per Martina non è stato facile. E non solo perché non è riuscita a trovare lavoro, ma anche perché, dopo aver perso il padre nel 2015, in questi ultimi giorni ha dovuto affrontare anche la scomparsa dello zio, morto dopo una lunga malattia. Per quattro mesi mi sono occupata di lui, ma questo non vuol dire che non abbia continuato a cercare lavoro: avevo la testa altrove, ma ci ho provato lo stesso. Questi lutti mi hanno forgiato e mi hanno aiutato a capire il senso delle cose: ormai cerco sempre di trovare il lato positivo delle cose. La vita mi ha messo di fronte a prove difficili. Quanto all’aspetto fisico, oggi l’immagine, ahimé, è tutto. La prima cosa che si va a vedere di una persona è la foto del profilo su facebook. Ma io non mollo».

Martina ha qualcosa da dire anche a Federica, la livornese che sta vivendo le sue stesse difficoltà e discriminazioni. Per lei un messaggio di solidarietà e vicinanza: «Non è semplice vivere così, però Federica non si deve perdere d’animo perché nel mondo c’è posto per tutti. Lei ora ha preso una brutta batosta. E forse, come è successo anche a me, pensa che la soluzione sia nel cambiare l’aspetto fisico facendo un’operazione o chissà come: se lo levi dalla testa. Agli altri non andrai mai bene e in tanti continueranno a discriminarti, per un motivo o per un altro. Oggi ho capito che sono loro ad avere problemi, non io. A lei auguro di essere serena e di avere una famiglia che la supporti, perché è questo che fa la vera differenza. Mi piacerebbe parlarle: su Fb sono Martii Nerii».

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SEGNALATECI I VOSTRI CASI: ECCO COME FARE

Il Tirreno raccoglie le storie del lavoro sfruttato in Toscana. Abbiamo deciso, infatti, di iniziare un'inchiesta su chi viene pagato assai meno di quello che prevede il contratto, su chi viene assicurato per la metà del tempo che lavora. O su chi viene inquadrato per una mansione e ne svolge un’altra o altre tre o quattro insieme. Addirittura ci sono casi di persone che continuano a lavorare mesi nella speranza di riscuotere mensilità arretrate perché non hanno visto un soldo da quando hanno varcato la soglia del posto di lavoro. E c’è pure chi si è ritrovato licenziato perché si è fatto male lavorando. Se avete casi da segnalarci scriveteci a

inchiestadeilettori@iltirreno.it Si può chiedere di raccontare la propria storia anche in forma anonima, soprattutto se il lavoro è ancora in corso. Tuttavia è necessario inviare un numero di telefono al quale essere ricontattati per verificare le vicende che ci raccontate. 

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