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Prima lui, poi lei, licenziati in 8 mesi: due famiglie in ginocchio

Prima lui, poi lei, licenziati in 8 mesi: due famiglie in ginocchio

Pontedera, chiudono le aziende dell’indotto Piaggio. Barbara e Marco si sono sposati quasi 20 anni fa e avevano scelto di lavorare in ditte diverse. Non è bastato a salvare i posti di lavoro 

PONTEDERA. Hanno provato a difendersi. A essere previdenti. Barbara in una ditta, Marco in un’altra. Si sono innamorati, sposati e divisi nel lavoro: «Così se uno perde il posto, uno stipendio resta». Non è servito. In 8 mesi sono rimasti disoccupati entrambi. Lui per ultimo. La Tmm, ditta fornitrice della Piaggio. L’emblema della crisi che stritola la Valdera.

Giovedì 10 agosto la Tmm, azienda dell’indotto Piaggio, gruppo Csl di Torino, ha definitivamente chiuso i battenti. E ha licenziato i suoi 85 operai. Una di queste lettere di licenziamento arriva a casa di Marco Guazzini, sposato con Barbara Baldereschi. I due abitano nella frazione di Montecastello, alle porte della città. Quando si conoscono, quasi venti anni fa, nel 1998 sono due giovanissimi operai della Metalgalvanica, officina con sede a Pontedera, dell’azienda Parrini, proprietaria, allora, anche della Lml di Bientina. Ancora non sono innamorati.

«Era l’unica collega con cui non parlavo. Ma si sa, la vita è strana», racconta Marco. Lui, che nel giro di un anno abbandona i silenzi e tira fuori di tasca l’anello: «Ci siamo sposati nel 1999 e come prima cosa decidemmo di dividerci in due aziende diverse, in modo da tutelarci per il lavoro – prosegue l’uomo – dato che si sentivano già i primi scricchiolii del tessuto produttivo della nostra zona. Purtroppo, se fossimo rimasti a lavorare insieme non sarebbe cambiato granché visto come sono andate le cose».

Barbara Sardelli e Giorgio Gambale...
Barbara Sardelli e Giorgio Gambale (foto Silvi)


Già, perché Marco è stato licenziato il 27 dicembre 2016 dalle Officine Ristori di Montecalvoli – un’altra azienda dell’indotto Piaggio ridotta in frantumi – dove ha lavorato per 17 anni. Ma in famiglia uno stipendio, quello di Barbara, continuava ad arrivare. Gli “ammortizzatori” sociali “fai-da-te” della coppia sembravano, in qualche modo, aver funzionato. Fino a ieri, almeno. Quando a Montecastello arrivala comunicazione di avvio della procedura di licenziamento diramata da Tmm, per Barbara Baldereschi. «Abbiamo chiesto aiuto ai nostri genitori, ma non possiamo andare avanti così: 700 euro di mutuo da pagare – spiega Marco – e due figli di 16 e 17 anni. Credo che non servano altre parole per descrivere la nostra difficoltà. Dobbiamo darci da fare, anche se io ho 46 anni e mia moglie 49: sarà dura trovare un’occupazione stabile. Con le aziende interinali magari qualcosa racimoliamo, ma sono contratti mordi e fuggi».

Il caldo stringe la sua morsa in viale Africa, dove ha sede la Tmm. Saranno giornate lunghe, ma difficilmente serviranno a schiarire un futuro che per il momento è nerissimo per gli ormai ex dipendenti Tmm. Il rifiuto della disperazione e l’ottimismo del padre di una famiglia dove il lavoro manca completamente, però, rappresentano una lezione di vita, oltre che il manifesto della speranza: «Intanto speriamo che a mia moglie venga pagata l’ultima mensilità, poi vedremo il da farsi. Qualcosa inventeremo», aggiunge Marco Guazzini, al secondo presidio in meno di un anno. Quella strategia ideata con la moglie subito dopo il matrimonio, oggi risuona come una beffa.

L’indotto dà, l’indotto toglie. E la vita cambia. Anche a Barbara Sardelli e Giorgio Gambale, di Forcoli: lei l’ultimo lavoro l’ha svolto su una marmitta Guzzi, lui su quella dello scooter Beverly. Anche per loro tutto è iniziato alla Tmm». Nel 1998. Stesso anno dell’altra coppia. «Anche noi ci siamo sposati e, sette anni fa, abbiamo avuto una bambina», racconta Barbara Sardelli. Poi abbassa lo sguardo, dà un’occhiata veloce alla lettera di licenziamento e sottovoce commenta: «Ora, purtroppo, alla Tmm è tutto finito». Gli ingredienti del dramma sono sempre gli stessi: spese, mutuo da pagare, la volontà di non far pesare la situazione sulle spalle dei figli e l’incertezza del domani. «Che faremo? Non ne ho idea. Per ora continuo a sperare in un miracolo anche se le speranze ormai – aggiunge Barbara – sono veramente al lumicino». Vite distrutte, famiglie provate. Ma tanta forza di volontà. Quella che tiene inchiodati davanti alla fabbrica i lavoratori Tmm.
 

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