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Perde 30 chili dallo stress

Perde 30 chili dallo stress

LIVORNO. In un anno ha perso 29 chili dallo stress. Ne pesava 89, è arrivato a 60, ora ne pesa 68 e già è fortunato. «Alcuni colleghi continuano a aggiungere buchi nella cintura dei pantaloni»,...

LIVORNO. In un anno ha perso 29 chili dallo stress. Ne pesava 89, è arrivato a 60, ora ne pesa 68 e già è fortunato. «Alcuni colleghi continuano a aggiungere buchi nella cintura dei pantaloni», racconta Luca, corriere di 30 anni, originario di Taranto, ma residente a Livorno da quindici anni. Gli ultimi otto li ha passati su furgoncini a consegnare pacchi, prima a Viareggio, poi a Livorno, undici ore al giorno filate, senza pause, senza pranzi, al massimo un panino sul sedile mentre corre come un pazzo in mezzo al traffico. Cerca la via, il numero civico, parcheggia, chiama, consegna, riparti, ricerca la via, per ottanta, cento volte al giorno. «Non c’è tempo per il pranzo – spiega –: fino alle 12. 30 bisogna consegnare alle aziende, poi dalle 12.30 alle 14. 30 ai privati e dopo di nuovo alle aziende». Fermarsi anche solo per un caffè significa rischiare di non riuscire a fare tutte le consegne e allora poi sono guai. «È facile che licenzino per consegne saltate», racconta.

Le tutele contrattuali, in questo settore, sfumano nel giro di appalti e subappalti e arrivano quasi esaurite all’ultimo anello della catena. In genere c’è un committente che appalta il servizio di consegna a un’azienda, la quale lo subappalta a una cooperativa, la quale prende un lavoratore e lo sbatte nel tunnel dello sfruttamento. Contratti di quattro ore, senza ferie né malattia, e una paga giornaliera forfettaria. «È la regola, non l’eccezione», spiega Luca.

Lui ha iniziato a lavorare come corriere a 22 anni, appunto. Lavorava a Viareggio, dalle 6.30 del mattino fino alle 17. 30 no stop, e prendeva 55 euro al giorno, 5 euro all’ora, e con quei soldi ci doveva pagare anche eventuali multe prese sul lavoro o i danni fatti al mezzo. E non è così difficile graffiare un furgone all’uscita di un parcheggio o colpire un motorino nella retromarcia. «Una volta mi è successo di spaccare un motorino parcheggiato dietro – ricorda –: non lo avevo visto nel fare retromarcia e mi è toccato tirare fuori seicento euro». La metà precisa dello stipendio di allora. «Una volta mi avevano addebitato anche delle multe che non avevo preso e non c’è stato verso di farmi rimborsare». E quello è nulla: a volte i 55 euro al giorno diventano 30 senza un motivo. Te li ridaremo, gli dicevano. Lui non li ha mai visti.

Oggi lavora a Livorno e guadagna circa cento euro in più al mese: 60 euro al giorno. Entra anche due ore più tardi, alle 8.30, ma di ore di vita sul furgone ne consuma sempre
dieci al giorno, e senza mai una pausa. Guarda gli altri passeggiare nelle vita, mentre lui corre. Si corrode i grassi della salute sperando che un giorno possa rallentare. «Ho cercato sì altri lavori, non smetto mai. Ma ora come faccio a lasciare un lavoro se non ho un’alternativa?».

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